mercoledì 30 marzo 2011

L'angolo delle nostalgie canaglie (Parte III)


E riecco il mercoledì e riecco il post su quei giocattoli vecchi con tutta la scia di anonimi nostalgici che ti ringraziano e ti chiedono di cercargli le palle che loro non le trovano più (e dire che erano pure parlanti) e poi ti dicono che però un po' ti odiano perché si sono sentiti vecchi a rivedere i loro giocattoli. Come il tipo di Toy Story che si rende conto che forse, a cinquantasei anni, è il caso di regalarli a una bambina quegli scalmanati di pupazzi che aveva da bambino. E tu sei contento, perché a quanto pare non sei l'unico a sentirti terribilmente vecchio a scrivere di roba che, come minimo, appartiene a tre lustri fa. [...]

Plus: Alla fine dell'articolo...sotto... eh, sotto là. No! Non sui "Link che potrebbero interessarti", più sotto... bravo! Ho aggiunto l'onnipresente pulsante "Mi piace"; se il post è di vostro gradimento, perché non ci date una bella cliccata? Vi piace questa svolta rock social?

Ma quent'erano splendidamente perfide?

Mi tocca avvisarvi che questa è robbbba potente. Di quelle che mi sono tenuto nascosto nella manica, insieme a un'altra mezza dozzina di assi, ma che sicuramente sono tra i preferiti. E ho aspettato fino alla terza parte per rendergli onore concedendo loro uno spazio decentemente approfondito.
Stiamo parlando (se l'immagine non ve l'avesse suggerito) degli SGORBIONS.
Ok, gli Sgorbions sono un qualcosa che, oggi, in questo contesto storico in cui esiste il M.o.i.g.e. e altri seicento organi che si preoccupano dei bambini e delle loro menti fragili (ché a quanto pare noi siamo venuti su come una generazione di serial killer a star sentire loro), non potrebbero mai esistere.
Gli Sgorbions erano queste figurine che ritraevano bambini smocciolati, sventrati, appestati, menomati, sbudellati, vomitanti, piscianti, cacanti, spanciati e afflitti da altre spiacevoli caratteristiche. Roba da far esplodere la testa al più libertino dei moralisti.
Oltre alla potenza puramente ideologica della cosa, la rappresentazione visiva era molto più orrenda di quanto una persona mediamente schifosa possa immaginare.
Pensate a una bambina col moccio al naso... fatto? Ok, non potrà mai essere più schifosa di così:

Geni!
Pensate a un bambino affetto da acne.
Faceva schifo come fa schifo questo?

E' da sboccare...

Torneremo sugli esempi più geniali, ma concentriamoci su un'altra caratteristica di questi Sgorbions. Probabilmente la caratteristica che li ha resi più famosi e che, ad oggi, ogni tanto riciccia fuori, quando mi sento particolarmente perfido nei confronti di una persona con un nome proprio appartenente alla schiera degli Sgorbions. Sto ovviamente parlando della possibilità, praticamente illimitata, di poter massacrare verbalmente chiunque fosse in possesso di una controparte nelle schiere dei bambini disgustosi.
Esempio: sei lì che litighi con tale Marcello, e gli rifili un bel:


E hai vinto. Nient'altro da aggiungere vostro onore.
Gli Sgorbions erano un'arma che, messa nelle mani giuste, avrebbe potuto far finire guerre o, contestualmente, farne scoppiare di nuove, perché no.
Altri esempi random di Genio puro:

Questo lo uso ancora tantissimo. Il suono
è così musicale che cerco di ripeterlo almeno una
volta al giorno.
Subito razzismo




...E' giunta qui in città!

C'è quella zona franca del cervello che riesce a ricordare una serie di informazioni completamente inutili e stupide. E' una bella fettona di materia cerebrale completamente dedicata a futilità: un po' come la cartella nascosta in cui tenete i porno nel vostro hard disk. Ecco, , in quella cella di memoria polverosa, prende posto la canzone dello spot de "La Fabbrica dei mostri". Potrei cantarvela a memoria, qui, adesso. E lo sto facendo mentre scrivo queste precise parole.
La Fabbrica dei Mostri era una specie di controparte non omosessuale del dolce forno. le bambine facevano i loro dolcetti e poi se li mangiavano, procedendo ad ampie falcate verso l'obesità, i maschietti invece "cucinavano" i loro mostriciattoli di gomma (che sarebbero stati destinati a puzzare come cadaveri rinchiusi in un guscio Meliconi per il resto dell'eternità) e poi... niente, perché era praticamente impossibile giocarci. Da quello che ricordo lo stampino era così poco profondo che i mostri venivano ridicolmente sottili (e rigorosamente monocolore come abbiamo imparato dalla prima parte del viaggio, cioè, era possibile provare a mixare le varie cromie ma il risultato veniva fuori sotto forma di mostri a macchie, tipo zebra a pois).
Comunque la fabbrica dei mostri rimane un must have di quei tempi. Tutti i bambini ne volevano una ed era un po' la loro chimera, anche perché, quando finalmente la ricevevano, riuscivano a rendersi conto di che puttanata colossale fosse.
E di quanto il Dolce Forno fosse un'idea migliore.

E' già inquietudine...

Questo probabilmente ve lo ricordate.
Teddy Ruxpin, l'orso raccontastorie, era un pupazzo che... raccontava storie. Però lo faceva con una flemma al limite del catatonico.
Le sue (lente) storie, provenivano da una musicassetta posta sul retro (!!!) del pupazzo che, magia delle magie, conteneva sia le maravigliose e pennichellanti storie dell'orso Ruxpin (che mi ostino a chiamare Rasputin, mosso da chissà quali ricordi di matrice sovietica) sia i movimenti che avrebbe dovuto eseguire nel proseguimento del racconto. Dice: e che succede se ci mettevi una cassetta normale? E che succede se queste speciali cassette le infilavi in un registratore normale? La morte.
Ma andiamo ad analizzare il potenziale inquietante dell'orsetto Rasput... Ruxpin. Perché non so voi, ma io questi giocattoli parlanti e moventi li ho sempre trovati parecchio inquietanti in una scala da zero a Furby.



Prima di tutto credo di essermela fatta sotto, seconda cosa il bambino che scopre la madre al letto con Rasputin dev'essere una specie di shock clamoroso di quelli che ti riecheggiano in testa fino a portarti alla follia e costringerti a intraprendere la strada del serial killer professionista.

Ti prego vai via! Ti prego non mi attaccare!

Ma già che ne parlavamo prima, quant'era TERRIBILE il Furby?
No, davvero, teoricamente io al mio ho voluto bene (durante i quattro giorni che hanno preceduto l'operazione "No more talking motherfucka!" che ha portato all'estrapolazione violenta delle batterie), ma questo non toglie che gran parte di quel bene fosse dettato dal puro, incondizionato, terrore.
Li avete visti quegli occhi spenti, lucidi, da pesce morto? E quel becco piccolo e affilato? E la totale mancanza di arti in quel corpo peloso, fatta eccezione per quelle zampette palmate che non ho proprio idea di come potessero anche solo lontanamente permettergli di muoversi?
Come faceva a interagire col mondo senza alcun tipo di arto superiore? Perché si ostinava a urlarmi contro "Caccadurudù"? Perché tutti i tentativi di insegnargli qualcosa nella mia lingua finivano per portarmi a un altro "Caccadurudù" nonostante sulla scatola fosse ben in evidenza la sua capacità nell'imparare quello che volevo io?
E poi il rumore che facevano quegli occhi quando si aprivano... quel rumore...

Notare la faccia terrorizzata-scandalizzata del bimbo biondo

Passiamo a cose più tranquille, che di pupazzi parlanti non ne voglio sapere più.
Brivido era il gioco -non ufficiale- dei libri "Piccoli Brividi". Dico non ufficiale perché a tutti gli effetti non c'entrava una cippa, eppure per noi che eravamo "a rota" di quei libricini (su cui torneremo) dalle pagine verdi fosforescenti, era -senza possibilità di replica- il gioco di "Piccoli Brividi".
Ora io non ricordo benissimo come diavolo funzionasse, piuttosto ricordo il tabellone in treddì (proprio avanti con i tempi, visto che non servivano nemmeno gli occhialini per vederlo in treddì), e la testa del teschio da far rotolare giù per il camino. Teschio che per inciso era luminescente.
Il resto è piuttosto vago, confuso e buio. Sinceramente non saprei nemmeno dirvi se ci ho mai giocato seriamente o se mi sono limitato a far rotolare giù il teschio, acciuffarlo al volo e rinserirlo nel camino.
Okay, forse è andata proprio così.

Fiore', ma tagliate quei capelli...

Rimanendo in tema di roba inutile, spostiamo la nostra attenzione su Fiorello. Impossibile dimenticare "Canta tu" e la relativa trasmissione "Karaoke", presentata da un Fiorello armato di coda di cavallo RIDICOLA e attrezzato con giacche dai colori pastellosi decisamente non esistenti in natura. Fatto sta che d'improvviso, l'uomo italiano riscoprì il canto. O meglio: l'uomo italiano scoprì che cantare a cazzo di cane di fronte a milioni di altri uomini italiani tutto sommato gli piaceva.
E allora via con il "Canta tu" che altro non era che un registratore con un fottio di basi midi registrate nelle cassette (vendute a prezzo caro, che nemmeno venisse Zucchero a suonarla live a casa tua) e un microfono pezzente. E tutti a cantare! Che ce l'ha detto Fiorello!
In questo clima di festa popolare tipo prima scena del Padrino, quando compravi l'affare, lo scartavi, lo montavi e non restava altro che scegliere chi avrebbee iniziato a darci giù di brutto col rockenroll, a tutti passava la voglia e diventavano vergognosi. Quindi nessuno cantava, e vaffanculo Fiore'... viecce te a canta... Soldi sprecati.

La mia collezione era solo di poco meno numerosa

Lo sapevo che aspettavate i "Piccoli Brividi" quel richiamo che vi ho messo prima è stato troppo forte.
I "Piccoli Brividi" erano un invenzione geniale. L'horror raccontato ai bambini e ai ragazzi in modo divertente, originale e che, qualche volta, riusciva pure a farti stringere le chiappe.
La cosa davvero fantastica di questi libretti era la quantità impressionante di volumi unita alla vastità d'argomenti quasi surreale: era possibile trovare un libro su praticamente ogni contesto horror esistente. C'erano quelli basati sugli esperimenti riusciti male, sugli oggetti maledetti, sui fantasmi, sui vampiri, sui lupi mannari, sui piranha (prima ancora di Piranha 3d), su spugne assassine, sugli incubi, sugli animali. Su tutto insomma.
R.L Stine era un uomo dall'immaginazione infinita (e dalla prolificità imbarazzante, cioè, insomma, ma quanti diavolo di libri riusciva a scrivere quest'uomo? Io ricordo che ogni cinque mesi c'era un'infornata di dieci\dodici titoli nuovi e non gli si riusciva a stare dietro. Pensiero personale maturato dalla mente di un bambino appassionato di Piccoli Brividi: R.L.Stine era a sua volta un mostro [e guardandolo oggi in foto mi accorgo di non esserci andato troppo lontano] in grado di scrivere più di quanto sia lecito pensare a proposito di un essere umano) ma sopratutto era uno scrittore che ti piazzava dei finali fulminanti. Era sempre un piacere arrivare all'ultima pagina e sapere intimamente che tutte le pagine lette prima erano squisitamente in funzione di quelle quattro, cinque righe finali. Ribaltoni storici come quelli di "S.O.S. Mostro" o il colpo di scena finale di "La Spiaggia degli spettri", o ancora il ridicolo (però in senso buono) finale di "Un mostro in cucina" (oh, a questo punto che ne dite di un bel post in futuro tutto dedicato ai "Piccoli Brividi"?)
E poi, più importante di tutto, alla fine avevano sempre quegli adesivi spettacolari che quando ti diceva male erano semplicemente stupendi e quando ti diceva bene, oltre a mantenere la caratteristica stupefacente, erano anche o puzzolenti o luminescenti. O tutt'eddue.

10 commenti:

  1. Che dire... Non ho mai visto nella mia zona qualcuno che avesse gli Sgorbions, me ne dispiaccio! Disgustano persino me!
    Chissà se infilando una cassetta del C64 dentro Rasputin si creava un'entità alla Skynet...
    I piccoli brividi rullavano, comunque. Spesso con quel finale alla B movie che riapriva tutta la storia!

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  2. Ti sei perso gli Sgorbions! Erano -come puoi vedere da te- decisamente delle figate clamorose.

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  3. that's incredible come dimenticare gli sgorbions o la fabbrica dei mostri che creava roba probabilmente cancerogena, ma sempre apprezzabile *_* quel fottuto orsacchiotto non lo ricordo perfortuna sennò sarebbe stato il pedobear dei tempi secondo me.
    e infine i piccoli brividi, quanti ne avevamo davvero? XD diooo la lacrimuccia scende ç_ç il cassetto dei ricordi si sta piano piano aprendo ed è una ferita al cuore!

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  4. Allora dillo che ti sta sul c*zzo Action Man, neanche questa volta l'hai nominato!
    Comunque con Brivido e Piccoli Brividi hai vinto, il primo mi ha fatto quasi commuovere al ricordo di quando ci giocavo al buio con il vicino (e non pensate male) mentre i secondi me li facevo comprare quasi solo per collezione visto che avrò letto 2-3 pagine su 20 libricini T_T

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  5. ma che piccoli brividi... io sono cresciuto leggendo Philip K. Dick e Asimov (anche se pensandoci è a quello che devo il fatto di essere terribilmente paranoico xD)

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  6. Rey: alla prossima lo metto giuro su Zio. Che poi combatte per noi contro un uomo veramente cattivo.

    David: considerando che Asimov mi resta ancora indigesto e che Dick mi piace, se mi avessero dato da leggere "La svastica sul sole" a sette anni sarei comunque scoppiato a piangere. Sei una persona mala.

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  7. a sette anni lessi il signore degli anelli, dick e asimov dai dieci anni in poi :D

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  8. Io da piccolo leggevo solo Topolino, in culo a tutti voi L.L Ero un felice possessore di Teddy Rux ( sarà ancora dentro i pacchi in cantina ) e ho sempre voluto la fabbrica dei mostri, ma la banale scusa : "noooo! Dentro quei liquidi che il male,nero e oscuro" mi ha sempre tenuto molto lontano il desiderio. Per le carte vomitose, me le ricordo,ma con un altro nome .. lo sto cercando da ieri ma non trovo l'attualizzazione. E no, non mi sbaglio con gli Skifidol o come si chiamano loro

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  9. @David: che infanzia triste devi aver passato (scherzo, ovviamente lol).
    Io i piccoli brividi li scroccai tutti nella biblioteca della scuola, addirittura la bibliotecaria ci passava le cassette con gli episodi tv registrati (si cazzo ci avevano fatto pure una serie tv).

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  10. Me la ricordo la serie tv. Pezzentissima!
    Comunque vedo che i Piccoli Brividi tirano più di un carro di buoi. Qua ci vorrà un post tutto dedicato (a loro e alla serie tv, ovviamente).

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