lunedì 30 maggio 2011

L.A. Noire. “Ho cominciato a fare dei versi così: Bleeargh, Bleaaargh...”


L'anno scorso mi sono fatto un viaggetto nel West. Quello selvaggio con la gente che sputa nella polvere, le pistole grosse come cannoni che penzolano dalle cinture dei cowboys. Dove la gente mangia fagioli, i cavalli nitriscono impennandosi contro il sole che tramonta sullo sfondo e i raggi morenti che filtrano attraverso le arcate dei canyon. Con i banditi da acciuffare al lazo e trascinarsi dietro al galoppo, le scazzottate nei saloon dopo una mano di poker truccata che non è finita tanto bene. No, davvero, credetemi: una figata clamorosa.
Per questo, quando la stessa agenzia di viaggi mi ha proposto una vantaggiosissima vacanza nella Los Angeles di fine anni 40, ho approfittato subito dell'occasione e sono partito senza esitazioni.
Com'è andata? Avete presente quelle vacanze che cominciano col piede sbagliato? [...]


"Cominci col darmi il numero di telefono... sì, serve per le indagini..."

C'è una vecchia legge non scritta, una legge della natura diciamo, di quelle che -volenti o nolenti- bisogna rispettare, che afferma che non tutti possono fare tutto. C'è chi è bravo a suonare il piano, chi sa scrivere a modo, chi ha un "dono naturale" per lo sport. Che tutte queste caratteristiche si verifichino in un solo individuo è quasi impossibile. Possiamo applicare lo stesso principio bene o male anche in altri campi: per esempio una canzone metal cantata da Malgiolio verrebbe quasi sicuramente una porcata. Credo.
La grande eccezione nel mondo dei videogiochi è la serie dei Gta.
Gta è proprio la linea di confine: fa un sacco di cose e le fa in una scala di valori che va dal benino al benissimo ma quella sua struttura particolare è talmente "equilibrata" che il modo in cui si tiene in piedi è una specie di mezzo miracolo. Probabilmente dovuto alla mancanza di una componente preponderante sulle altre. Se Gta fosse "solo" un gioco d'azione o uno sparatutto o un gioco di guida con tutto quel cucuzzaro che si porta appresso, sarebbe ridicolo.
Tutta questa grande premessa è solo per dire che L.A. Noire vorrebbe essere un'avventura grafica\investigativa, solo che è stata infilata nella struttura di un Gta.

"Giuro è l'ultima volta che te la racconto. Ci sono due poliziotti che entrano in..."

Se dovessi affibbiare un aggettivo alle avventure di Cole Phelps, probabilmente sceglierei: confuse.
L.A. Noire ha il suo -grande- punto di forza nella componente investigativa. La parte che riguarda il ritrovamento delle prove, gli interrogatori e lo sviluppo del caso è realizzata in modo interessante.
La raccolta e conseguente manipolazione delle prove è l'aspetto più riuscito: la possibilità di ispezionare i piccoli dettagli e la soddisfazione di collegarli al caso è stuzzicante. D'altra parte il sistema d'interrogatori è decisamente scemo e io, quand'ero piccolo e intrinsecamente buono, ero in grado di mentire in modo più convincente.
Praticamente si tratta di fare una domanda, ricevere una risposta e decidere se quanto ascoltato è una verità, una menzogna (nel caso si sia in possesso della prova che il tale dice una bugia) o un "lo so che stai dicendo una cazzata, figlio di puttana, ma non ho le prove per darti un calcio nel culo".
La cosa scioccante, ma così scioccante che io ci condurrei uno studio sociale e, se mi gira bene, anche uno speciale di Matrix, è che apparentemente TUTTI, mentono. Tutti.
Anche se non hanno la benché minima ragione di farlo, cercano sempre di darvi una mezza risposta o di omettere particolari delle loro vite che a voi, sinceramente, non interessano. E non solo 'sti cornuti dicono bugie ma lo fanno pure prendendovi in giro: occhieggiandovi beffardi e sorridendo a mezza bocca tipo a dire: "No, guarda, l'ho detta troppo grossa".
Considerando il numero elevatissimo di testimoni che andrete a interrogare e l'importanza media di una risposta estorta con l'insistenza tipica della polis anni 40, la risposta ricorderà all'incirca questa:


(Ecco spiegato il titolo dell'articolo)

Il resto del gioco, vale a dire gli spostamenti in auto, le sparatorie, le missioni secondarie, è molto di troppo. Così di troppo che può essere saltato in toto, ché devono essersene accorti pure loro di quanto fosse zingaro.
Perché, voglio dire, Phelps è il prototipo del poliziotto tutto d'un pezzo. Io me lo vedo che fa il suo interrogatorio perfetto, cerca indizi nella zona d'indagine, si fa le sue elucubrazioni mentali e poi, sicuro d'aver trovato la pista giusta, esce in strada con l'auto, prende male una curva e si scartavetra contro una macchina che veniva dal senso opposto.
Il problema grande è che e il gioco non si fa problemi di sorta se vuoi seguite l'iter appena descritto. Cioè, dopo aver probabilmente ammazzato il conducente dell'altra vettura potete continuare allegramente il vostro percorso fino a destinazione, come se niente. E anzi, c'è di più, perché non appena l'azione si interrompe facendo partire un filmato qualsiasi, l'auto si rimetterà in sesto completamente da sé. Come se non bastasse il modello di guida è imbarazzante come una scoreggia in chiesa durante un funerale e la mappa è inspiegabilmente enorme.
Le sezioni di sparatoria sono poverelle e impacciate e nelle missioni secondarie incontrerete un sacco di persone con la coda di paglia che, non appena vi vedranno se la daranno a gambe improvvisandosi circensi e scalatori di tetti. E' un mondo brutto. Un mondo dove tutti dicono bugie e, se non gli credi, corrono. Corrono come il vento.

"Parla, Nino Frassica! Dicci tutto!"

Mi accorgo che se qualcuno leggesse tutto quello che ho appena scritto parrebbe che L.A.Noire sia un gioco di feci. Non è così. L.A.Noire è un buon gioco, con un ritmo spesso ottimo, intuizioni di gameplay nuove che di sicuro gettano le fondamenta per un nuovo genere investigativo, una tecnica per realizzare i volti dei personaggi assolutamente strabiliante e qualche intuizione proto-geniale (in particolar modo, ripeto, la manipolazione delle prove, e il sistema di interrogatori che, se opportunamente modificato, può regalare gioia).
Il problema è che Team Bondi (o Rockstar, o la provvidenza, o il sempre più dispettoso Dio) l'ha voluto calare nella struttura di un sandbox e, come sandbox, si piglia tutte le botte che si merita.

Livello di consigliamento: Un buon gioco con delle problematiche piuttosto evidenti. Se non provasse disperatamente a fare tutto, secondo me ne uscirebbe di certo con meno acciacchi. Così, diluito fino allo sfinimento, è principalmente un'ottima base di partenza su cui lavorare per il futuro.

Se generalmente dite bugie senza grandi motivazioni aggiungete due punti esclamativi.

Se avete il brutto vizio di correre via non appena vi si avvicina un polis aggiungete due punti esclamativi.

Se volete un Gta negli anni 40 potete finire nel campeggio dei bambini grassi con Chunk e togliere tre punti esclamativi.

5 commenti:

  1. LOL meraviglioso Chunk "bleaargh bleeaargh" X°D comunque da dire che, a parte il fatto che la sezione di guida non mi ha infastidito visto che faccio guidare praticamente solo il collega così da arrivare subito a destinazione, il gioco si presenta bene per la prima metà di gioco poi però imho comincia a essere un pò ripetitivo, ma per il resto è tanto di cappello soprattutto le espressioni facciali che ti colpiscono al primo impatto, io lo consiglierei a chi non si aspetta un GTA o uno sparatutto (e lo dico perchè ho letto pareri negativi su questi punti)

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  2. Quindi se si fossero limitati a fare un Phoenix wright serioso e ampliato avrebbero fatto un lavoro più coerente. Ma fidati che avrebbero venduto mille mila copie in meno, visto che moltissimi lo compreranno solo perchè è come gittià ma con le macchine vecchie.

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  3. Ecco bravo, proprio a Pheonix pensavo io. Un sistema di interrogatori come quello sarebbe stato grandioso.

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  4. Phelps, distintivo 1-2-4-7.
    L.A. Noire posso definirlo con due parole: capolavoro mancato. Un capolavoro per come è sviluppato il gioco, mancato perchè hanno voluto inserire a forza una GTA style che proprio non va bene ed ha alcune mancanze abbastanza gravi. Parlo delle inutili sequenze in auto dove non puoi far niente e devi star attento ai pedoni maledetti, gli inseguimenti che finiscono quasi sempre con due colpi di pistola, le auto che si rigenerano, le condizioni atmosferiche che non incidono mai sul protagonista, i maledetti dialoghi che ci sono anche negli inseguimenti e via dicendo..
    Purtroppo si sono resi conto che solo con interrogatori la voglia di andare avanti sarebbe passata dopo le primi 5-6 ore di gioco, ma nel prossimo (se mai ci sarà) dovranno variare un bel pò e stavolta farlo per bene.
    Resta il fatto che è davvero un ottimo gioco, che va giocato assolutamente perchè la grande R non delude mai. Voto 8-

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  5. Quoto rey qua sopra! Alla fine le parti "d'azione" risultano essere superflue. Però secondo me L.A. Noire ha il pregio di aver adavvero innovato e fatto fare un passo avanti al genere dell'avventura grafica (non come Heavy Rain che è solo una cagata colossale di David Cage).

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