giovedì 12 aprile 2012

Apocalisse Z - Come scrivere un libro di zombie?


In questi ultimi anni in cui abbiamo visto, letto, giocato e fruito degli zombie in ogni modo possibile e immaginabile. Quindi, per mia arrogante supposizione, difficilmente può venire fuori una roba particolarmente originale da un romanzo che racconta dell'ennesima invasione di zombie.
Apocalisse Z
, con quell'occhietto vispo in copertina, ha attirato la mia attenzione mentre mi aggiravo in libreria per cercare tutt'altro. L'avevo già visto, senza curarmene granché, pensando, vuoi per la copertina, vuoi per pregiudizio, che fosse un romanzo per minchietti con ambientazione zombie. Spinto da una sorta di preveggenza che mostrava il me stesso del futuro a casa con la febbre, costretto a letto a leggere per ore e ore, l'ho preso. E, con grande sorpresa, l'ho divorato, apprezzandolo. [...]

Apocalisse Z racconta, sotto forma di diario personale, la più classica delle invasioni zombie. Il protagonista è un uomo, sulla trentina, che fa l'avvocato in Galizia e tiene un blog su internet. Attraverso i post sul blog questo simpatico giovane racconta della prima scoperta del virus, quindi della situazione che sfugge di mano ai governi e poi dei momenti immediatamente successivi all'invasione. Di come rimane prigioniero in casa e di come, dopo qualche tempo, è costretto a migrare su una serie di strumenti che non dipendono dall'energia elettrica per continuare il suo resoconto. Inizia poi, suo malgrado, l'esplorazione del mondo devastato dalla piaga dei non morti, la presa di coscienza che buona parte (se non la maggioranza) della popolazione mondiale è stata trasformata in mostri, l'immancabile contatto con altri sopravvissuti (alcuni collaborativi, altri decisamente meno) e le difficoltà che deve affrontare un pianeta in crisi, sull'orlo dell'apocalisse. Insomma, tutto come da copione: nessuna sorpresa.

Adrien Brody ha comprato una grande croc... ah, no è Loureiro, l'autore del libro.

Quello che Apocalisse Z perde in originalità, lo recupera appieno nel ritmo. Sempre sostenuto, molto veloce, non si concede mai divagazioni noiose o parentesi poco interessanti. Ogni porzione di testo, ogni entry del blog o capitolo scritto a penna nel diario, è appassionante, al cardiopalma. Spesso anche troppo, sfociando in situazioni al limite dell'impossibile, ma sicuramente gradevoli da leggere. È poi piacevole leggere una roba del genere ambientata in Spagna e non negli States, magari infiocchettando il tutto con qualcuno di quei nomi -troppo- frizzanti che, ogni tanto, in preda al sangue caliente nelle vene (vedi: febbre), ti fanno urlare: Olè!

Stanno realizzando un fumetto che perderà miseramente contro The Walking Dead.

Cosa non va, invece? A parte una traduzione un attimo zelante, che ogni tanto si concede un incaponimento nell'uso di alcuni aggettivi ("dantesco", per esempio, dev'essere la parola preferita della traduttrice), o alcune espressioni ricorrenti che, alla terza volta in dieci pagine, frantumano il mio cuore di panna ("Nei film sembra tutto più facile" è un mantra ricorrente in tutto il libro), o la scelta del protagonista senza nome, c'è proprio che la forma del racconto non è tra le mie preferite. Perché trovo assurdo che durante una situazione del genere qualcuno pigli un diario e si metta a scrivere decine di pagine, e ogni tanto ho dovuto proprio forzare al massimo la sospensione dell'incredulità per credere che questo tizio, rinchiuso in un armadio e braccato da una mandria di zombie, se ne stesse con la torcetta puntata sul quadernino a scrivere pagine di diario.
E poi c'è quella riluttanza tipica del genere a etichettare i mostri col loro nome, cioè: zombie. Evidentemente in tutti questi universi alternativi assaltati dai non morti, Romero fa il farmacista. E gregge rende meglio l'idea, non so.

Tirando le fila, un buon libro che ha fatto il suo sporco lavoro di intrattenermi, anche peccando su qualche ingenuità strutturale e qualche situazione troppo marcata. Nonostante una storia senza tante sorprese, il finale aperto mi ha convinto ad acquistare anche il secondo volume per continuare a leggere le avventure dell'innominato di manzoniana memoria. Consigliato. Dantesco, direi.

4 commenti:

  1. Boh, sinceramente non mi ha mai attirato molto un libro narrato interamente per mezzo di pagine di diario. Nei film è tutto dantescamente più facile, comunque.

    RispondiElimina
  2. Certo che di originalità, oramai, le storie su invasioni e apocalissi zombie è praticamente impossibile aspettarsela, ma, almeno per me, sono sempre ben lieto di leggere fumetti/libri a riguardo, non mi stancano mai e questo Apocalisse Z mi incuriosisce! Non male anche l'idea di narrarlo stile pagine di diario, qualcosa di diverso che potrebbe attirare di più nella lettura.
    Ah, e comunque col fumetto seriamente non riusciranno mai a superare il mastodontico Walking Dead

    RispondiElimina
  3. Mi è piaciuto molto il primo e mi ha lasciato perplesso il secondo... sarà per il cambio di stile, per le assurdità. In ogni caso due buoni libri...

    Peccato che la Nord non voglia pubblicare il 3°...

    https://www.facebook.com/pages/Vogliamo-LIra-Dei-Giusti-in-Italia/114876265325782?filter=3

    RispondiElimina
  4. Io tengo un blog su come prepararsi ad un invasione di zombie, se ti va, facci un giro!

    RispondiElimina

Condividi!