giovedì 19 aprile 2012

L'angolo delle Indie: Lone Survivor e Botanicula


Era un bel po' che non scrivevo di giochi indie qua su Panino, vero? La risposta giusta è: no, perché l'articolo di Journey è di qualche settimana fa. Però, nel frattempo, sono usciti due giochi che fermati, a cui abbiamo dedicato ben due speciali su TIS, perché è roba che vale la pena giocare. Non solo noi illuminati con la smorfietta snob sul muso, ma tutti. Per lo speciale su Lone Survivor cliccate pure Qua, per quello su Botanicula vi tocca aspettare domani, che oggi è scaduto l'embargo e a mala pena posso parlarne io! [...]



Ogni volta che parlo di Lone Survivor mi tocca tirare fuori quell'altra saga famosissima che risponde al nome di Silent Hill. È inevitabile perché la fonte d'ispirazione gli si legge in faccia già dai primi momenti di gioco. O meglio: già dal primo menù, con quelle musiche acide e ritmate che solitamente compone Yamaoka. È necessario farlo anche perché, Jasper Byrne, il produttore del gioco, ha un amore immenso per la saga Konami. Quel tipo d'amore che ti spingerebbe ad andarci in villeggiatura, a Silent Hill, nonostante lo smog e gli abitanti manco tanto accoglienti. Quel tipo di ammirazione che ti fa realizzare un demake di Silent Hill 2, completamente in 8 bit e gratuito, piazzandolo online col nome di Soundless Mountain 2 (perché sei pure un simpaticone).
Lone Survivor è un po' il risultato di questo amore, che unisce alla solita apocalisse di mostri sbucati fuori dal culo dell'inferno, la pressione psicologica che è dietro ai primi capitoli di Silent Hill. Quella stessa ansia mista a paura che ti fa stringere le chiappe a ogni corridoio, sussultare per ogni rumore e guardarti in giro alla ricerca di qualche stranezza in ognuna delle stanze da esplorare. La stessa -splendida- capacità ammaliatrice di farti giocare con un videogame che di divertente ha ben poco e, spesso, si traduce in un labirinto di porte anonime senza alcun punto di riferimento. Capace di mettere a disagio il giocatore, rendere la sua preoccupazione principale della giornata quella di trovare un punto dove curarsi, o una scatola di munizioni o ancora, quel maledetto apriscatole che da giorni costringe il protagonista a guardare cibo in scatola con aria famelica senza poterlo consumare. Generare ansia, insomma, lasciar crescere nel giocatore un senso di inadeguatezza che non viene mai colmato, e riuscire a farlo sfoggiando una veste grafica che, se confrontata con le produzioni multimilionarie dell'industria del videogioco odierna, fa ridere. Oh, be', ve l'assicuro: nel complesso, il gioco non fa ridere affatto. Anzi. Complice l'utilizzo delle musiche e degli effetti sonori, la labirintica dislocazione delle stanze e la maestria nel seminare ostacoli lungo il percorso, Lone Survivor è un prodotto che probabilmente riderà di voi. Di quei colpi goffi sparati all'aria con una pistola che sta inesorabilmente per scaricarsi. Dell'intossicazione alimentare che vi piglierà addentando un pezzo di formaggio ammuffito. Delle batterie della torcia che, di punto in bianco, vi molleranno nel buio. Da soli.



Cambiando completamente registro, Botanicula è un gioco che mi ha fatto ridere, come un povero demente, davanti allo schermo, mentre chiunque aveva la sfortuna di passarmi vicino mi guardava con l'accondiscendenza che di solito si riserva ai matti.
Botanicula è un mondo fatto da personaggi fuori di testa, con vocine talmente belle e piene di consonanti che non sfigurerebbero in una puntata di Pingu a caso. E c'è davvero da perdere il senno, sguazzando tra le decine e decine di esseri strani, vagamente vegetali ma con una personalità spiccatissima e, sopratutto, con una parlantina allitterante e cacofonica da far sciogliere il cuore.
Botanicula nasce come avventura punta e clicca, prendendo a piene mani da Machinarium, il gioco precedente degli Amanita Design. Si snoda lungo questa avventura fatta di enigmi da risolvere a colpi di mouse, sghignazzando quando si incontrano i buffissimi protagonisti degli ostacoli che man mano sbarrano la strada ai cinque eroi del gioco. Tutto inframezzato da siparietti musicali talmente azzeccati che saresti lì a guardarli per ore, perdendoti nelle dolcissime note di quei pupazzetti che si muovono e cantano a tempo, un po' come i Loco Roco. È tutto così fottutamente giapponese che quando ti accorgi della provenienza occidentale del titolo rimani anche un attimo di sasso, ma l'infatuazione rimane.

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