giovedì 31 maggio 2012

Il Fight Club del Libro: il fottuto mondo degli zombie sulla trentina


Periodo abbastanza tranquillo che sto affogando nella lettura (e in Dragon's Dogma, ma ci torneremo settimana prossima). Così, ho pensato: perché non raccontare in una piccola rubrica (con un nome originale che fermati, oggi davvero fantasiosi) a cadenza cazzodicane, se quello che ho letto nell'ultimo periodo mi è piaciuto o meno? L'idea è nata da due situazioni particolari tra i libri letti nelle ultime due settimane. Due libri parecchio deludenti in una scala da zero alla caramella che mastichi sperando sia morbida e invece è dura come un sasso. E poi avete visto quant'è bellino il badge di lato che mostra il libro in lettura su Anobii? Le maggggie dell'internet. [...]

L'Uomo di Paglia
Michael Connelly (che in effetti nella copertina non si vedeva)

Qualcuno, lassù, ad Amazon.it, mi vuole bene. E sarebbe pure il caso vista la pubblicità spietata (ma forse sarebbe meglio dire l'indottrinamento) che faccio al Kindle e al numero di dispositivi che ho fatto acquistare a famigliari, amici e conoscenti. Comunque, L'Uomo di Paglia mi stuzzicava da tempo, sorridendomi sdentato dalle torrette trovate in libreria e, quando il suddetto sito me l'ha piazzato in ebook a meno di due euro, non me lo sono fatto sfuggire. Di Connelly avevo già letto l'ottimo "Il Poeta" che condivide con questo romanzo il protagonista: Jack McEvoy, che è un nome così americano che racchiude in sé tutto il cazzodurismo di uno splendido popolo.
In realtà, "Uomo di Paglia", condivide ben poco altro con quell'ottimo thriller. Sarà forse la scelta bizzarra di svelare immediatamente l'identità del killer, o dotarlo del carisma di uno -per l'appunto- spaventapasseri, ma la parte più interessante del libro è quella che esula dall'indagine. Quella parentesi dei #beitempiandati nella quale Connelly cerca di tratteggiare la dura esistenza di un giornalista del cartaceo alle prese con l'informazione del nuovo millennio. Un giornalista cartaceo che viene pagato una cifra astronomica, tra l'altro. Caro Jack, vieni qui in Italia a lavorare che così ci facciamo due risate.
Tornando a noi, l'intreccio è piuttosto semplice, senza veri e propri colpi di scena (quei pochi che ci sono, Connely se li brucia tutti annunciandoli in modo talmente plateale da renderli vani) e con poco mordente. Assurda poi la parte finale con Jack che da giornalista diventa un inarrestabile carro armato. Scialbo. Scritto bene, perché il nostro amico Michael è un elegantone dalla penna sapiente, ma tolto il fumo manca l'arrosto.



Voto: Connelly ti pigli un Metsu Shoryuken in piena faccia.



Danse Macabre
Stephen King

Tutti sapete quanto voglio bene allo Stephen King romanziere. Un valore che si trascina quasi a più infinito. Non tutti sapete, però, quanto voglio bene allo Stephen King saggista, che già in On Writing aveva dato prova di una verve invidiabile. Ho voluto recuperare Danse Macabre (è introvabile, davvero: grazie Kindle) perché ultimamente l'argomento horror mi interessa particolarmente (c'ho una mezza ideina e sto cercando di documentarmi il più possibile) e chi interpellare se non la voce più autorevole nel campo? La voce di quell'uomo che ha spaventato tre generazioni di lettori. Di quella mente che racchiude un'immaginazione così fervida da aver ispirato decine di film oltre che firmato dozzine di romanzi.
Stephen King ama l'horror e, in queste cinquecento pagine, ti sfodera una cultura orrorifica da fare invidia: studia l'archetipo dei mostri dell'orrore, ne racconta le influenze e i mondi che hanno generato passando per il grande schermo, per i romanzi, fino ad arrivare alla televisione.
Ora, essendo io un giovanotto, non conoscevo la maggior parte delle serie TV e dei film citati dal buon Stephen (fatta eccezione, ovviamente, per i più famigerati: Twilight Zone, Rosemary's Baby, Shining, tutti i lavori di Carpenter), e ammetto di essermi perso per strada anche molti dei romanzi di cui parla, in modo approfondito, nella parte finale, sviscerandoli (mai termine fu più azzeccato) in ogni aspetto. A mia discolpa dico che il libro è del 1980 e ormai ha più di trent'anni sul groppone. Ammetto che mi sarebbe piaciuto sentire la parola del Re su molti dei prodotti postumi all'uscita del libro. In ogni caso, promosso a pieni voti.
Plus: alla fine ci sono due appendici interessantissime dove trovare una lista di film e libri horror che, secondo King, sono da vedere e leggere per ogni appassionato. Roba pesa.


Voto: You Win!


Apocalisse Z - I Giorni Oscuri
Manel Loureiro

Del primo Apocalisse Z parlammo qualche tempo fa. Un libretto onesto, che intratteneva maledettamente bene e faceva il suo lavoro con l'originalità di una Polystation ma qualche tratto interessante.
I Giorni Oscuri è il sequel diretto, che riprende le vicende del nostro protagonista esattamente laddove si interrompevano nel primo libro. Lo fa in maniera diversa, abbandonando la struttura del racconto sotto forma di diario, preferendovi una ben più classica narrazione in prima persona, intervallata da pagine in cui si torna invece a un narratore esterno. Che è praticamente la struttura usata (con molta più competenza) da Connelly ne "L'Uomo di Paglia".
Il libro è, senza tanti giri di parole, brutto. Non solo perché ci sono delle ripetizioni particolarmente fastidiose (di tutti i personaggi che appaiono ci viene fornita un'età approssimativa e, vai a capire perché, sono tutti "sulla trentina", non un anno di più), e che da un certo momento in poi tutto diventa "fottuto" (ci sono pagine in cui la parola fottuto e i suoi fottutissimi derivati vengono ripetuti un fottutissimo numero di fottute volte). È proprio quello che succede a essere stupido, gretto e, peggio ancora, -fottutamente- inutile.
Praticamente, e non sto scherzando, tutto quello che succede ne I Giorni Oscuri, capita perché una guardia un tantino zelante prova a toccare una tetta alla protagonista femminile (che oh, Loureiro sottolinea sempre quanto sia figa e quanto le sue forme siano conturbanti, e m'era venuta voglia pure a me di toccarla, salvo poi vedere il disastro successivo). E bon. L'apocalisse. Ciao proprio.
Siamo lontani dai livelli (tutt'altro che altissimi ma piacevoli) del primo libro. Qua si tenta di sviare l'attenzione dagli zombie, volendo sposare -in modo ben poco elegante- la filosofia alla base di The Walking Dead: il peggior avversario per l'essere umano è l'essere umano. E, se proprio il lettore è tardo e non se ne rende conto, alla fine uno dei personaggi ce lo dice pure, papale papale. Proprio elegante.
E sai che c'è di peggio ancora? Il finale. Perché un libro su un'apocalisse di zombie non puoi farlo finire bene, d'accordo, ma usare due volte lo stesso espediente è roba da barboni. O da avvocati, come Loureiro.


Voto: Shoryuken a tradimento nelle palle.

1 commento:

  1. Incredibile la lista del Re sui film horror da vedere me la devi assolutamente passare, magari li ho pure già visti tutti ma non si sa mai! Bellissimo comunque il motivo del caos totale su Apocalisse Z, oh roba seria che scherziamo, non ci si preoccupa degli zombie ma di una tetta sfiorata! LOL

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