mercoledì 13 giugno 2012

Max Payne 3: il perfetto action game ignorante


Quand'ero più piccolo facevo scorpacciate abituali di quei film ignoranti, muscolari e senza senso che erano gli action movie anni 80. Tipo quelli con i babbei che se la prendevano con Stallone, Schwarzy e Willis, rapendo la loro ciospissima figlioletta, imbucandosi a feste tenute in trappole di cristallo e lamentandosi che la guerra era finita, sputando loro addosso come vermi. Tutti quei film divertentissimi, durante i quali spegnere il cervello e godersi le angherie che il protagonista era costretto a sopportare, sogghignando al pensiero che quei coglioni di lì a poco l'avrebbero pagata profumatamente, e che insomma se lo meritavano proprio: ché di tutta la gente del mondo dovevano andare a scassare proprio all'uomo più pericoloso dell'universo. Gente che, citando il buon Kurt Russell, era solo un ammasso di pezzi di merda, pronti a morire a centinaia, lastricando al strada della vendetta del protagonista. Max Payne 3 è il perfetto simulatore del film anni 80, col protagonista leggermente più cupo (figlio dei nostri tempi, ahimè tanto meno allegrotti degli eighties), ma con lo stesso fortissimo peperoncino nel culo. [...]


Max Payne, dismessa la maschera di Sam Lake ma sempre depresso fradicio per la perdita della moglie e della figlioletta (undici anni fa: più o meno quando io ero piccolo e mi buttavo col bullet time pure per attraversare i corridoi) divide la sua vita tra l'alcol e gli antidolorifici. L'occasione per uscire da questo tunnel che lo sta portando alla morte gliela presenta una sera il suo amico Raoul Passos. Ovviamente sotto forma di un bel carico di violenza. Max, costretto ad abbandonare la città, vola fino in Brasile, dove comincia un incarico come guardia del corpo della ricchissima (e svampitissima) famiglia Branco. Quella che sembra essere la località giusta per ricominciare (o per ammazzarsi definitivamente con l'alcol, dico io), si trasforma in un inferno quando un gruppo armato entra all'ennesima festa organizzata dai Branco e cerca di rapire Fabiana, la moglie del capo. Poi Max si taglia tutti i capelli e diventa Bruce Willis.
No, seriamente, la storia c'è, è ben raccontata e non è invasiva. Abbandona parecchio le tinte pulp dei prequel, spostando l'attenzione sull'azione più ignorante (ma concedendosi comunque qualche elemento genuinamente noir, e mantenendo la narrazione in prima persona che da sempre è un punto distintivo della serie), ma è un elemento meno centrale. Si gioca con in testa l'azione e, caso mai, si tende un'orecchio alla storia. Altrimenti sarebbe come vedere Ghost Whisperer cercando tutto il resto che non siano le tette della Love Hewitt (preoccupanti: lo vedo distrattamente la sera, durante la cena, e ogni puntata diventano più grandi; prima o poi mi esploderà il televisore).


Se fossi una persona facoltosa e generosa, comprerei una cassetta piena di Max Payne 3 freschi di giornata, come si fa con gli scampi, e la manderei agli studi Naughty Dog. Gli ci scriverei un bel bigliettino, del tipo: "Studiate, Capre! Capre! Capre!". Chissà che nel prossimo Uncharted riescano a inserire delle sparatorie che ricordino la versione scema di quelle viste nel gioco Rockstar. Anche quella mi andrebbe bene, pure la fotocopia svaporata.
In Max Payne 3 le sparatorie sono perfette. Passi praticamente dieci ore di campagna principale a fare le stesse identiche cose, ma non ti annoi mai. Rockstar pare aver trovato una formula magica, per mettere sullo schermo scene d'azione belle da vedere, cinematografiche, adrenaliniche e che, sopratutto, siano pure bellissime da giocare. E il merito non è solo del Bullet Time (che oh, non c'è niente da fare: a undici anni di distanza dal primo capitolo è ancora la cosa più figa del mondo), ma di come sono coreografate, delle animazioni, del cazzo di peso delle cazzo di armi che si sente perfettamente. Quando si spara si ha la sensazione viva di aver vibrato un colpo potente, quasi si sente il rinculo, il peso morale del proiettile che esce da quella pistola, il suo potenziale letale. Si gode nel vedere un nemico attorcigliarsi, colpito di striscio alla testa mentre un fiore rosso gli sboccia proprio sul punto dove la carne è stata strappata via. Non è la fiera del tiro al bersaglio. Non è il festival delle pistole a piombini, o le riunioni del Ku Klux Klan nelle quali si spara ad afroamericani agghindati con una gialla camicia hawaiana. I nemici sono cazzuti, a difficile fanno a gara per distrarti mentre il più sgamato ti aggira per pigliarti alle spalle. A difficile si muore un casino di volte.


Ma quello che mi è piaciuto più di tutto in questo Max Payne, più di quelle sparatorie perfette di cui sopra, è il feeling che restituisce. Che poi è esattamente quello di quei film che citavo in apertura: l'eroe (o anti-eroe) come macchina da guerra che avanza triturando centinaia di nemici, che è -e qui il gioco è maestro nel restituirti la sensazione- inarrestabile, praticamente dieci spanne sopra all'abilità di qualunque idiota si frapponga tra lui e l'obiettivo. Si tratta di un uomo incazzato che nessuno può fermare. Si tratta di avere capacità superiori, un addestramento migliore, o solo semplicemente qualcuno di estremamente fomentato che manovra quelle splendide azioni cinematografiche e che si esalta, dall'altra parte dello schermo, per ogni bullet dodge (il lancio laterale al rallentatore) nel quale vengono eliminati tre nemici di fila con tre precisissimi colpi al capo. Di lanciarsi a testa bassa, evitando i proiettili nemici e gridando: "Pezzi di merda!", sforacchiandoli. Si tratta di quella sensazione strana e particolare d'immedesimazione, che fonde personaggio e giocatore in una coordinatissima macchina da guerra. E Max ci riesce: non ti esclude, sei lì che eviti, salti, spari, e sei tu. Con più capelli e meno barba (molta meno barba), e probabilmente un fegato che funziona ancora, ma con la stessa incazzatissima rabbia che muove Max.
Ed è bello... bello e nostalgico, come se tutti i miti di quel cinema d'azione dei bei tempi si riunissero, attempati ma cazzuti, in un film e poi...
Oh, è vero: l'hanno fatto. E infatti è stato fichissimo.

6 commenti:

  1. Hai racchiuso tutto il gioco nella descrizione, qualcosa di spettacolare! E' proprio vero che fai la stessa cosa per tutto il gioco ma non ci si stanca mai, stai sempre lì a fomentarti come la prima volta che buchi la testa di qualche mal capitato, divertentissimo e cinematografico con quei bullet dodge che ti mettono anche un pò d'ansia nel voler riuscire a colpirli tutti XD Giocone, non c'è altro da dire! E sarei tanto curioso di provare il multi! ç_ç

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    1. Anche io ma il mio abbonamento "sei un Silver dimmerda!" non è d'accordo :(

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  2. Hai dimenticato Schwarzenegger nelle etichette!

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  3. Lo giocherò cazzo. E lo farò nel mio nuovo uber pc :sisi:

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  4. cioe devo correre a comprarmelo ma soprattutto devo iniziare a vedere ghost whisperer

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