giovedì 2 maggio 2013

Kiki Consegne a domicilio - al cinema dopo 24 anni, che nemmeno dovesse vedere un film zozzo


Visto che ho recensito due delle uscite della scorsa settimana su Movie Shelter (Il bellissimo Le Streghe di Salem, il Tonyssimo Iron Man 3), di Kiki Consegne a domicilio voglio parlarne qua, su Panino. C'è da dire che non sono un fan sfegatato del maestro Miyazaki (ho visto buona parte dei suoi film ma alcuni mancano, e soprattutto, fossi un fan sfegatato, non avrei aspettato tanto tempo per vedere Kiki!) ma guardo sempre con immenso piacere i cartoni dello studio Ghibli. Il mio preferito? Forse Porco Rosso. Kiki non è rossa e, per quanto ci è dato sapere, non è nemmeno porca, eppure è un gran bel pezzo di cartone animato, di quelli che brividi e lacrime virili. [...]



La storia che fa da sfondo alla vicenda è semplicina: Kiki, una volta sviluppati i poteri da strega, decide di andarsene da casa per iniziare il suo vagabondaggio come maga. Insieme a Jiji, gattino nero in grado di parlare nonché suo migliore amico, Kiki viaggia fino ad arrivare in città dove decide di stabilirsi, aiutato dalla proprietaria della panetteria che le offre anche un posto di lavoro. Ben presto però i cittadini cominciano a chiederle di sfruttare la sua abilità con la scopa volante per consegnare pacchi, pacchetti e contropaccotti alla velocità della luce. Fin qui, tutto chiaro, ora iniziano i gatti amari: prima di tutto, Kiki si rende conto di essere profondamente diversa dagli altri ragazzi della sua età (e non solo perché è in grado di cavalcare una scopa) e sviluppa un'antipatia verso i suoi coetanei e anche verso Tombo, un ragazzino che le gira attorno con insistenza; I poteri cominciano a sparire, perfino Jiji, una volta trovata la compagnia di una gattina pare allontanarsi da lei. Insomma: Kiki è sola, in un posto che non ama e deve fare i conti con un nemico terribile: il passaggio all'età adulta.



Tutti i cartoni dello studio Ghibli che ho visto, dietro quell'allegra confezione che fa sbrilluccicare gli occhi, nascondono una vela malinconica che va dal pastelloso de Il mio amico Totoro, fino alle tinte più nere di Una Tomba per le lucciole (che più che malinconico è una legnata sui denti). In Kiki i momenti tosti non mancano ed è un film che vive della magia che lo rende perfettamente adatto sia a un pubblico più adulto (che nell'insieme vede questa splendida metafora sulla crescita che diventa quasi un Carrie al contrario: dove la ragazza kinghiana sviluppava i poteri sovrannaturali con le prime mestruazioni, Kiki li perde), sia a quello più piccino, catturato nella magnificenza del quadro e dal livello eccezionale dell'animazione. E poi ci sono un mucchio di scene tenerissime, che solo a scriverle attento alla mia virilità: tutta la parte col cagnone che si prende cura di Jiji è davvero zuccherosa, e la stessa Kiki, sola nel mucchio di sconosciuti che abitano la città, con quei mutandoni a zucca e il vestito che pare un sacco scuro, rappresenta un'aliena adorabile nel quadro di una gioventù zotica, maleducata e irrispettosa. Magari a farlo vedere a un bambino, questo film, anziché qualche ultrastronzo prodotto disneychannelliano degli ultimi anni si potrebbe salvare una generazione. Per noi è troppo tardi (?) e mi rendo conto di parlare come un vecchio quindi la smetto.
Andatelo a vedere al cinema, fosse solo per il fatto di incoraggiare l'adattamento degli altri lavori del maestro Miyazaki. E poi perché, poco da dire, se avete un cuore (anche se piccolo, nero e raggrinzito) vi piacerà di sicuro.

1 commento:

  1. Vediamo il lato positivo: meno male che li stanno facendo uscire... anche se in ritardo!

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