lunedì 26 agosto 2013

Il fight club del libro - In questa vita bisognerebbe essere preparati a una certa dose di sofferenza


L'estate è il periodo morto per eccellenza. Significa che questa estate mi avete visto poco presente su Panino perché non c'ero mai e, se c'ero leggevo, e se leggevo non scrivevo sul blog. Significa nessun videogioco, pochi film, una piccola parentesi di rediviva corsa al parco (ve lo ricordate quant'ero preso, quell'estate di qualche anno fa?) e poco altro. Significa che per ricominciare una stagione di interventi -si spera- più frequenti ho deciso di parlarvi di alcuni dei libri che ho letto in questo mese. [...]

Glamorama - Bret Easton Ellis

Se leggete il blog sapete quanto rimasi folgorato da American Psycho, un libro in grado di scavarmi dentro con un cucchiaino e di stabilirsi per sempre in un posticino tra il cuore e il fegato. Laddove vivono le cose che mi hanno emozionato e disgustato allo stesso tempo. Glamorama potrebbe ricordare American Psycho in più di una caratteristica. La storia è di Victor Ward, modello all'apice della carriera, che nelle settecento e passa pagine che compongono il romanzo diventa protagonista prima di uno scandalo mediatico dovuto al tradimento della fidanzata storica Chloe Byrnes e poi impotente complice di un attività terroristica.
Glamorama è una critica feroce al mondo vuoto e facilmente manovrabile dell'edonismo, della pubblicità dello spettacolo. In modo non dissimile da American Psycho, è una storia che parla di spersonalizzazione, di come e quanto i protagonisti di due storie così lontane (eppure vicine per temi, angosce e paure di un autore che non si risparmia di certo sui particolari) siano molto simili nel loro credere di essere speciali.
Non solo: scene di sesso e di violenza sono portate su pagina con la ferocia tipica di Ellis; non viene risparmiato nemmeno un particolare scabroso o nauseante: il sesso descritto da Ellis è sempre meccanico, disgustoso, vuoto; la violenza, allo stesso modo, è viva e fa male al lettore così tanto da fargli tirare il fiato quando finalmente le atrocità si prendono una pausa. Non c'è il minimo rispetto per il lettore: Ellis intende ferire e lasciare un segno tangibile.
Però Glamorama è anche una storia di solitudine, che si lascia andare a -poche, pochissime- parentesi incredibilmente speranzose e perfino dolciastre. Victor è sì un protagonista che Ellis intende mettere sotto una cattiva luce, descrivendone i pensieri più disgustosi e vuoti, ma a differenza di Patrick Bateman, lo yuppie-omicida di A.P. (con cui condivide una psicosi piuttosto evidente), Victor ha un cuore umano, si aggrappa disperatamente a tutte le donne che conosce nell'avventura, sembra quasi innamorarsene e trovare tutte in grado di salvarlo. Voglio dire: un paio di momenti in cui Victor parla con Chloe mi hanno emozionato. Due pagine dopo ero con la testa nel sangue del poveraccio di turno e tutto il romanticismo si era frantumato (questo del romanticismo spezzato è una tecnica che Ellis adora, pare quasi lo faccia apposta e se dovessi metterci la mano sul fuoco lo farei).
Glamorama è consigliato, assolutamente, ma dovete avere uno stomaco forte perché, anche se non ai livelli del romanzo sopracitato, è in grado di piegarvi in due. Specialmente nell'ultima parte.

Le Lettere di Berlicche - C.S. Lewis

L'ho letto perché figurava tra i libri preferiti di Wallace. Sì, fa tanto fanboy ma, diavolo (a proposito!), io sono un fanboy di Wallace!
Le lettere di Berlicche è un romanzo epistolare in cui Berlicche, arcidiavolo dell'inferno, consiglia a suo nipote Malacoda, diavoletto alle prime armi, come dannare l'anima di un essere umano.
Il testo, che in realtà sembra quasi un saggio filosofico, affronta per antitesi tanti dei dogmi della fede cristiana ma non solo, andando ad affondare invece le mani nelle convinzioni, i vizi e le presunte virtù degli esseri umani. Il tono non è mai troppo pesante e alterna una scrittura informale (grazie alla forma epistolare) a temi interessanti con spunti tutt'altro che banali. Consigliato, anche se a momenti, per un ateaccio come me, pare un po' troppo bacchettone. Sai quella brutta sindrome del tipo: allora, caro Lewis, ho sbagliato tutto nella vita? Ecco, a quanto pare ...

Il Tennis come esperienza religiosa - D.F. Wallace

Del tennis non so una cippa di niente. Fonti a me molto vicine stanno cercando di indirizzarmi sulla via della racchetta, ma dovendo fare un regalo mi sono trovato davanti questo libricino del mio scrittore preferito che non avevo mai letto. L'ho preso e l'ho divorato in un giorno.
Il Tennis come esperienza religiosa contiene due saggi: "Democrazia e commercio agli US Open" e "Federer come esperienza religiosa".
Il primo è un buon saggio, specie nella descrizione dell'incontro tra Sampras e un greco dal nome irriproducibile, però si lascia prendere la mano da troppi particolari che riguardano il merchandising degli US Open e, Wallace sbrodola con troppa facilità in un fiume di note che da suo lettore fedele apprezzo ma si traducono in una pesantezza eccessiva.
Il secondo è favoloso. Le note ci sono, forse ancora più lunghe che nel saggio precedente, ma questa volta Wallace è profondamente ispirato e si porta a casa la partita con una cinquantina di pagine che descrivono l'amore per uno sport che anche nei suoi romanzi ha sempre considerato più che un semplice passatempo. Ci sono un paio di momenti che, letti a posteriori, sapendo della sua morte di lì a pochi anni (il saggio è del 2006, Wallace si sarebbe ucciso nel 2008), ti piegano e ti fanno stare profondamente male. Uno in particolare, in una nota afferma di avere la sensazione di: "privilegio personale di essere vivo e di assistere a tutto questo". Mi ha lasciato con il magone per un giorno intero, e anche ora se ci ripenso.


L'Occhio del male - Stephen King


Caro vecchio Stephen, col suo alter ego Patrick Bachman quando ancora scriveva quei libri così cattivi che quasi si vergognava di presentarli come suoi.
L'Occhio del male (adattamento piuttosto casuale del titolo originale: Thinner, che in italiano sarebbe, bo, una roba tipo più magro, magrissimo, che in effetti fa schifo ma l'Occhio del male è proprio così, to: Il Bastoncino di pesce, La Penna mannara, Il Cellulare bioatomico) racconta la storia di Billy Halleck, avvocato ciccione che per sbaglio investe e uccide una zingara e, dopo averla fatta franca con un inghippo di amicizie e lassismo, si becca una maledizione che ogni giorno lo condanna a dimagrire di diversi chilogrammi. Giunge al punto di credere di essere malato di cancro e scongiurata l'ipotesi della malattia, Billy si mette alla ricerca dello zingaro che l'ha maledetto.
Il romanzo è davvero interessante perché è una delle poche volte in cui leggo un romanzo del Re in cui il protagonista è, senza tanti giri di parole, una merda e si merita ampiamente quello che gli succede. Glissando sul fatto che poi, con l'avanzare della storia, si sviluppa una certa empatia per il personaggio e si finisce per sperare comunque che le cose si sistemeranno (e invece il finale è di una cattiveria che voi non potete nemmeno immaginare), Billy Halleck è un protagonista piuttosto atipico negli archetipi kinghiani: all'inizio è insopportabile e alla fine è fuori scala. Comunque il romanzo è consigliato, gode del solito ritmo indiavolato del buon Stephen e di una dose di cattiveria inedita (che effettivamente si ritrova spesso nei romanzi di Bachman, tipo La lunga marcia), con un finale spietato.

5 commenti:

  1. Quello di King deve essere molto interessante data la trama e la maledizione molto bastarda D: mi hai incuriosito sul finale

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    1. L'Occhio del mare nel caso te lo presto volentieri!

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  2. Un nuovo consiglio.
    Non sono sicura come sulla Egan, ma penso valga appieno il tentativo.
    Ian McDonald, "Il fiume degli dei".

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    1. Segno! :D
      Appena finisco in libreria gli do un'occhiata! Grazie, cara :)

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    2. Potrebbe rivelarsi più difficile del previsto: è un Urania, in libreria non ci è mai entrato.

      Mi sono permessa di consigliartelo perché si trova in tutti i negozi online in formato ebook a un prezzo accessibile e so da post precedenti che non sei refrattario verso questo formato.

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