sabato 26 aprile 2014

Stagioni Diverse - Stephen King (E, sì, sono ancora qui)


Spero di ricordare come si scrive in un blog. Ci siete ancora?
Potrei accampare un sacco di scuse plausibili sul perché è quasi un anno che non mi faccio sentire su questi lidi. Sì, il tempo è un bastardo, ma la verità è una: ho perso l'abitudine di scrivere tutti i giorni. Non pensate che la cosa sia facile da mandare giù; non lo è, c'è stato un periodo in cui mi sarei sentito profondamente in colpa di non mettere per scritto nemmeno una riga durante le lunghe mattinate in ciabatte. Semplicemente non è più così, la vita ti cambia, il tempo passa, e un sacco di altre stronzate che potrei far rientrare nel mucchio di scuse plausibili di cui parlavo qualche riga fa.
E questo post che significa? Oltre al fatto che ho appena finito di leggere uno dei più bei libri di Stephen King (ve lo ricordate che è il mio guru, no?) che mi sia capitato tra le mani, intendo. Questo post significa che vorrei ritrovare un ritmo di pubblicazione. Che Panino al Salame non è morto, che in realtà non lo è mai stato perché nei mesi di latitanza ho continuato a ricevere un numero francamente commovente di richieste da parte dei lettori di tornare a scrivere. Davvero, il termine giusto è commovente. Ad ognuno di loro (a ognuno di voi) ho dato la stessa risposta: mi piacerebbe ma non so. Che sa tanto di: mi piacerebbe ma non so se ne sono ancora capace. Quindi questo post significa anche che vorrei scoprire se sono ancora in grado di tornare qui, a parlare con gli amici di un tempo almeno un paio di volte a settimana.
Basta convenevoli, che poi piango e già lo faccio troppo spesso. Iniziamo.



Stagioni diverse è una raccolta di quattro novelle scritte da Stephen King. Per novella, come precisa lui nella postfazione, si intende un racconto abbastanza lungo da non poter più essere considerato racconto breve ma non abbastanza esteso da poter essere considerato un romanzo. Le quattro novelle che compongono Stagioni diverse sono atipiche per il lettore non appassionato di King, perché tranne in qualche particolare macabro, non sono storie dell'orrore. Anzi, la prima è addirittura una specie di favola sulla potenza della speranza.
Il primo racconto, che poi è il più famoso perché quel bel giovanotto di Darabont ne ha tirato fuori uno di quei film che stanno sempre in cima alle classifiche dei giovini dalla lacrima facile (che è un archetipo nel quale mi rispecchio con prepotenza), è Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank. Molti-di-voi-lo-conosceranno-come Le ali della libertà. Non sto nemmeno qui a parlarvene troppo: sappiate che vale quanto e più del film e questo la dice lunga. È frutto di quella parte di King colma di buoni sentimenti, quella che fa a cazzotti con l'amore per i mostracci e le frattaglie e quella del tutto antitetica alla parte violenta e disturbante che cerca nell'uomo il peggiore degli esseri ripugnanti. È un'ode alla libertà e alla speranza, una specie di favolotto scritto da una penna baciata dal dio degli scrittori, che ti ipnotizza e ti incanta come la magia dei maghi che estraggono quei rotoli infiniti di fazzoletti colorati dalla manica: tu sei li che leggi, leggi, leggi e vorresti non finisse mai.

Il secondo racconto è su tutt'altro tono: è figlio proprio di quell'altro Stephen King, quello che se potesse ti infilerebbe un dito nell'occhio e in quell'altro ti ci sputerebbe dentro. Quello che si faceva chiamare Bachman quando scriveva quei libri così disperatamente misantropi e crudeli. Non è un caso che Un ragazzo sveglio sia stato scritto dopo The Shining. In Shining Jack Torrance era avatar della frustrazione di un uomo che stava distruggendo la sua carriera e la sua famiglia, quindi era un essere umano ripugnante. In Un ragazzo sveglio germoglia un fiore del male: Todd Bowden, tredicenne attratto in modo morboso da un ex-nazista che ha individuato e ricattato al fine di farsi raccontare ogni particolare delle atrocità commesse nei campi di concentramento. Non c'è un personaggio positivo che sia uno: Todd, americanissimo ragazzotto figlio di una repubblicana famiglia borghese, è peggio del nazista. Il suo interesse genuino lo spinge alla follia, lo rende un essere ancora più detestabile del mostro omicida che "tiene in gabbia".
Bryan Singer ce l'ha portato al cinema (L'allievo) e nonostante il soggetto non sia poi così semplice, ne ha ricavato un buon lavoro. Buono, perché il finale è troppo all'acqua di rose laddove quello di King è decisamente malato in una scala da zero a Ossessione. Se avete letto il racconto Caino scatenato, contenuto in Scheletri, allora ci rivedrete dentro Tobb Bowden.


Terzo racconto della raccolta: Il corpo. Ora, il film è uno di quelli che ti fa piangere già dal titolo: Stand By me. Un racconto di formazione in pieno stile King, dove il fascino e la magia dell'infanzia riescono a infondere di coraggio i protagonisti e cavarli dai guai. Ricordate quel capolavoro di IT? Ecco, in molto piccolo. C'è questo gruppo di ragazzini che si mettono in testa di trovare il corpo di un povero sventurato finito vittima di un incidente e diventare gli eroi della cittadina.
In realtà è solo un pretesto per il protagonista per raccontare dei suoi amici: in fondo il punto su cui batte questo Stephen King è che nessuno ha mai amici come quelli di quando si hanno dodici anni. Come per IT, le emozioni e i legami che si stringono a quell'età sono così centrali, così forti e così intensi che poi ci accompagnano per tutta la vita. Nonostante poi il finale amarissimo, e l'immagine non così salvifica che viene data all'amicizia pura e incondizionata, quello che ne esce è un quadro tenerissimo di quattro amici un po' sbandati, ai margini di una società che non li vuole e che, nella loro notte, alla ricerca di un'affermazione, trovano (o almeno la trova il protagonista grazie ai consigli dei compagni) invece la strada giusta nella vita. Il riscatto.

L'ultimo, Il metodo di respirazione, è probabilmente il meno riuscito.
Dice: è un caso che non si sia guadagnato l'adattamento cinematografico? Bo, io non credo, ma fate voi.
C'è da dire che è stato l'unico che ho letto tutto d'un fiato e l'unico che spinge per inserire un elemento sovrannaturale in una raccolta che altrimenti ne è scevra. Funziona? Sì, da morire (ahah, simpatico!), perché il punto su cui batte è un altro argomento che a zio Stephen piace da morire: l'esistenza di un multiverso, di diversi mondi che si intrecciano in zone di sottilità. In questo caso un club, nel quale le persone si raccontano storie e hanno accesso alla cultura degli altri mondi. Il metodo di respirazione è proprio una delle storie raccontata da uno dei membri del club.
Una storia in una storia, che è un espediente che King utilizza spesso all'interno di questa stessa raccolta (Gordie, il bambino protagonista di Il Corpo ne racconta un paio, Tra Un ragazzo sveglio e il primo racconto c'è un personaggio in comune che incastra una storia nell'altra).

Insomma, la chiusura di un cerchio perfetto. Stagioni diverse è un libro davvero importante per ogni amante di Stephen King proprio perché è un libro davvero importante per ogni detrattore di Stephen King, o semplicemente per ogni persona che non ha mai letto niente dello scrittore del Maine.
È il libro che dovete consigliare quando qualcuno vi dice che vorrebbe provare King ma non ama i romanzi dell'orrore. È la vostra risposta pronta, il proiettile in canna, la dimostrazione che il Re è uno scrittore poliedrico capace di passare per vie sempre diverse ma arrivare costantemente al cuore del suo lettore.

12 commenti:

  1. Riguardo il metodo di respirazione, nel 2012 si parlava di una riduzione cinematografica, di cui purtroppo poi si sono perse le tracce.
    Riguardo Il Club, esiste almeno un altro racconto che lo vede protagonista sebbene adesso non mi sovviene in quale raccolta fu pubblicato.
    Per il resto recensione bellissima, Il Corpo è da sempre una delle mie opere preferite del Re, Chris Chambers Rules.
    Bentornato. ;-)

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  2. Grazie mille! Per i complimenti e per il bentornato! :D
    Il mio preferito rimane Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank!

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  3. insieme a "L'ombra dello scorpione" i miei suoi preferiti :)

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    1. Io ho un posto nel cuore per IT, per me rimarrà sempre inarrivabile. Poi c'è l'Ombra dello Scorpione! :D
      Però ho un debole anche per Roland e tutta la saga de La Torre Nera...

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  4. Per me l'Ombra dello Scorpione se li mangia tutti, poi c'è IT e i racconti contenuti in A volte ritornano, primissimo libro del Re letto e uno da cui hanno tratto anche piccole trasposizioni gustose.
    Stagioni diverse è un caso a se, perché ricordo con piacere più i film tratti da Stand By Me e da Shawshank che i racconti. Non sarà un caso che Rob Reiner e Frank Darabont per me sono gli unici che hanno saputo trasporre King sullo schermo cogliendone l'essenza, Misery, Il miglio verde e persino The Mist sono dei piccoli gioielli.

    E forse un po' del tocco alla Darabont è fonte del successo di The Walking Dead, finchè non lo svaccano :D

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    1. Il fatto è che quando King finisce nelle mani di menti enormi almeno quanto la sua (Kubrick, Cronenberg, Carpenter) finisce per diventare uno scontro tra talenti giganti e l'influenza del regista si sente sempre.

      TWD non lo seguo più. Dopo il fight club degli zombie ho mollato il colpo.

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  5. Ma sono l'unico che ha scorto un legame tra 'Il metodo di respirazione' e 'La Torre Nera'? Per chi avesse letto entrambi, se vi ricordate alla fine del primo, Steven dice che nel club ci sono tantissime porte e tantissimi corridoi, e che degli uomini ci si sono persi dentro, cosa che fa pensare ai vari mondi che King presenta ne 'La Torre Nera'. In secondo luogo, il narratore (David Adley) racconta che ha notato che alcuni autori letterari, ma anche marche di aziende (tipo la marca del tavolo da biliardo), non esistono nel suo mondo. Ora, se ben vi ricordate, la stessa cosa accadeva anche ne 'La torre nera', in cui una stessa azienda nel nostro mondo produce bibite, ad esempio, mentre in un altro produce che ne so, biscotti. E poi c'è da dire che il club si trova a NY, dove padre Callahan e Jake si recano alla fine del quinto o sesto libro. E poi la figura di Steven è proprio gajarda, lasciatemelo dire :D Secondo me non è stato dato il via a un adattamento cinematografico per via del fatto che, mentre le altre tre storie erano a sé stanti, ovvero con un inizio e una fine, nell'ultimo racconto lascia troppe domande che lo spettatore, ma solo chi ha letto i libri, non capirebbe. Detto ciò, io l'ultimo racconto l'ho trovato invece molto bello, proprio per via di queste connessioni che, a quanto pare, ho notato solo io :D forse mi sbaglierò

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    1. No, non sbagli, ma la sottilità è in effetti una figura ricorrente nell'universo di King :D In un sacco di suoi romanzi e racconti brevi c'è questo passaggio per altre dimensioni! Pensa anche a La Nebbia!

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    2. Ehehe, lo so. Purtroppo non c'è molto su internet di questo collegamento, secondo me molto interessante, perché tutti si concentrano (e lo si vede anche su wikipedia) sulla storia che racconta il medico, e non sul club. Quindi nessuno menziona 'la Torre Nera'. Per me, l'ultimo racconto va in seconda posizione, dopo quello di Andy Dufresne, forse anche a pari merito, proprio per questo alone di mistero che avvolge il club. E poi è scritto ai tempi d'oro di King, non ora che ha pubblicato, a parer mio, quella monnezza di Joyland...

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  6. Be' nei libri di King ci sono chilate di rimandi tra libri, basta vedere questa infografica http://goo.gl/jmI1As

    La torre nera poi ha un ruolo centrale chi ha letto tutta la saga sa!

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