domenica 19 ottobre 2014

Stephen King, Mr. Mercedes e il pericolo scampato

Un lettore non può evitare di comprare il nuovo libro del proprio scrittore preferito. Non si tratta di fiducia e nemmeno di speranza è qualcosa di più vicino alla sensazione di "evento".
Quando esce il nuovo libro del tuo scrittore preferito tu vuoi esserci, poche storie. Che il libro poi sia bello o brutto (e King negli ultimi anni ci ha abituati a vette supreme e depressioni profonde) è poco importante, quello che conta è stringere in mano quelle costosissime edizioni con copertina rigida e sovracopertina e gridare al mondo: io c'ero.

Come dicevo, negli ultimi anni Stephen King ha dato vita ad alcuni lavori buonissimi (alcuni con punte d'eccellenza: 22/11/63 ma anche The Dome) e alcuni che sarebbe meglio dimenticare (il terribile Joyland, ma anche il risibile Doctor Sleep, reo di aver tirato in causa un vero e proprio mostro sacro).
La prima sensazione sfogliando Mr.Mercedes è che vada a incastrarsi facilmente nella seconda categoria: grida disperate di "lavoro minore" provengono da ogni pagina sfogliata. Sarà la grandezza del carattere scelto, gli importanti spazi tra un capitolo e l'altro, o semplicemente la -falsa- consapevolezza che King non è più in grado di lavorare in spazi ristretti e che gli serva un romanzo fiume per raccontare come si deve una storia.
Mr. Mercedes, insomma, inizia così: pessime sensazioni. Ma c'è l'evento, almeno quello, di tenere in mano una bella copertina con quel nome che campeggia nero su bianco.

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