martedì 4 novembre 2014

I cinque motivi per cui The Evil Within è esattamente il Resident Evil che volevo


E' il 2005, dieci anni fa, e Leon Kennedy finisce in un villaggetto ispanico dove gli abitanti sono tutt'altro che ospitali. Resident Evil 4 rende interessante agli occhi del mondo una console come il Gamecube che arranca alle spalle dell'ombra mastodontica della Playstation 2. In casa mia è grande festa: il gioco riscuote un enorme successo presso il mio genitore di sesso maschile. Un successo così prepotente che quel mio stesso genitore se lo gioca e rigioca fino al vomito. E, passivamente, me lo rigioco fino al vomito pure io, che assisto e ogni tanto intervengo con mano di Dio a toglierlo dai guai. Ci fondiamo quasi il Gamecube (comprato appositamente per il gioco, in versione limitata, emmecojo') con Resident Evil 4.

Dieci anni dopo, per me, la saga di Resident Evil si è fermata lì: il quinto capitolo è mezzo imbecille; il sesto sembra uno di quegli scherzi che proprio non riesci a capire. Revelations è un bel divertissement, ma gli manca del tutto la grandiosità che caratterizzava gli altri capitoli. E poi è spaventoso come una pernacchia al buio.
Ari-dieci anni dopo, esce The Evil Within, nuova creatura di Shinji Mikami, creatore originale della saga degli zombie di cui sopra. Via il dente: tecnicamente è un lavoro appena sufficiente, dal punto di vista di textures e pura potenza grafica, giocato su PS4 non rende onore all'hardware nemmeno per un momento. Non solo sono tornate quelle stramaledette bande nere sopra e sotto il quadro che nella mente di Mikami rendono tutto più cinematografico e nella mia mente invece sono solo brutte in culo, ma ogni tanto il gioco si permette di scattare. Si permette.
Tolto questo aspetto (che comunque viene compensato con una atmosfera strepitosa e scelte stilistiche fuori parametro), dopo aver posato il pad alla fine dell'avventura (sedici ore dopo l'inizio), mi sono reso conto che The Evil Within è esattamente il Resident Evil che aspettavo da una decade. Ecco i cinque motivi del mio entusiasmo. [...]

Condividi!