giovedì 15 ottobre 2015

La Fortezza di Jennifer Egan


Sto divorando libri. È proprio così. L'ultimo me l'ha prestato la mia dolce metà, Ilaria, dopo averlo finito nel giro di qualche giorno. Ci ha fatto un giretto esaltante, lì dentro, di quelli che quando stacchi gli occhi non puoi fare a meno di pensare ad altro. E aveva una voglia matta di condividere con qualcuno le impressioni e le trovate al limite del geniale che Jennifer Egan ha infilato nel suo ultimo romanzo: La Fortezza. Quindi me l'ha portato e mi ha detto: Fabio, devi assolutamente leggerlo. L'amore è anche questo, no?
Allora ho messo da parte tutto e ho iniziato, cullato dai ricordi davvero piacevoli de Il Tempo è un bastardo (ne ho parlato QUI), con cui quella signora della bocca inquietante ha vinto il premio Pulitzer qualche anno fa. L'ho letto in tre giorni e quando la sera e la mattina dovevo allontanarmi dal libro per, be', per vivere, il distacco è sempre stato doloroso.

Di cosa ciancia La Fortezza? A un primo livello incrocia due storie: quella di Ray e quella di Danny. Il primo è un carcerato che segue un corso di scrittura creativa; il secondo è un disadattato che è stato invitato da suo cugino Howard come ospite della fortezza del titolo.
Il fatto è che Ray, nella prima parentesi, sta scrivendo la storia di Danny. Il collegamento non è chiaro, o meglio rimane nascosto fino all'ultimo momento, ma il meccanismo che alterna le due storie è praticamente perfetto al millimetro.

A un livello più profondo, La fortezza è la storia di due prigioni: quella di Ray fisica, data dall'impossibilità di avere contatti esterni, perfino con l'insegnante di scrittura creativa della quale si innamora praticamente all'istante, e dal carcere, ovviamente; quella di Danny mentale, dovuta a un attaccamento morboso ai social media, al telefonino, alla non-realtà virtuale, all'etereo. Però, il romanzo della Egan inserisce quest'ultimo elemento senza risultare pedante: è difficile toccare con leggerezza un discorso tanto complesso, controverso e attuale pur mantenendo una certa distanza. Sarebbe stato facile scivolare verso la critica indiscriminata ai rapporti interpersonali che si legano - e sciolgono - attraverso la tecnologia. La Egan, furba, non cade nella trappola e traccia piuttosto questo parallelo interessante tra il potere dell'immaginazione e quello della tecnologia, in un racconto che spesso ha il sapore della ghost story.

Il gioco sta tutto nella pura forza di un romanzo scritto in modo eccellente, un flusso di coscienza che procede spedito da una parte all'altra, sbandando e raccontando una storia umana, sincera e potente. C'è un rimando continuo a sottolineare la natura metareferenziale del libro, il racconto nel racconto in una struttura a scatole cinesi che mi ha ricordato con enorme piacere (e un po' di commozione, orsù, diciamolo pure) Verso Occidente l'impero dirige il suo corso di David Foster Wallace. La Egan ha quella stessa capacità meravigliosa di bucarti il petto con un colpo preciso e letale.
Quando alla fine svela le carte, in modo un po' scorretto ma estremamente coerente, quando le due storie dopo aver proceduto senza incontrarsi mai finalmente si toccano, si raggiunge il culmine. L'ultimo capitolo è una caccia ai fantasmi spietata, disillusa e malinconica.
È un romanzo grandioso che all'aspetto agrodolce di un finale tanto sospirato è capace di alternare parentesi profondamente divertenti e altre dolorosamente reali.
Citando l'altra metà del mio cuore: dovete assolutamente leggerlo!

9 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  2. O.O

    Fabio, non avevi una verve del genere dai tempi di DFW (appunto!) L'ho inserito immediatamente nel carrello.
    Anche se mi sono imbarcato nell'impresa di leggere "guerra e pace" e mi sono un po ' incagliato.
    Dannati classici :(

    RispondiElimina
  3. Be', Wallace è stato proprio uno di quegli amori tormentati! Pensa che questo l'ho scritto al volo prima di uscire ma volevo proprio consigliarvelo :D quindi sono contento che ho centrato il bersaglio!

    RispondiElimina
  4. E dopo una recensione così come si può non leggerlo, poi io in questo momento di mood agrodolce ..è proprio quello che ci vuole..Chissà che non riesca a ritrovarmi?!
    Bel blog , mi iscrivo, sperando in un tuo graditissimo ricambio!
    Abbraccio e grazie!
    http://rockmusicspace.blogspot.it/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Nella, certo, seguirò il tuo blog volentieri :D
      Grazie dei complimenti!

      Elimina
    2. Ti ho trovato finalemente con immensa gioia...
      Mi sono iscritta persino sul tuo canale you-tube e poi.."l'illuminazione"....
      Grazie di cuore e un felicissmo w/e!
      Abbraccione freddoloso!

      Elimina
  5. Grandissimo Fabio! E grande dolce metà.
    Appena finito, arraffato grazie al vostro consiglio.
    Un libro davvero fantastico. Il finale ti spacca il petto.

    Eppure di DFW ho letto solo la ragazza con i capelli strani e non mi è piaciuto affatto. Che mi consigli qualcosa di più facilmente digeribile di Wallace??? :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Massimo :D Grazie mille a te!

      Prova a leggere La Scopa del Sistema. Secondo me molto bello e decisamente più abbordabile di Infinite Jest. Da quello puoi capire se Wallace proprio non fa per te.

      Elimina
    2. Fantastico, metto in carrello.
      Sono contento tu non mi abbia consigliato direttamente Infinite Jest. Non ho paura dei malloppi ma quel tempo lo dedico volentieri per lo più a coloro di cui già mi fido: Under the dome, L'ombra dello scorpione, Torri nere etc.. eheh!

      Buona giornata e mi raccomando, continua a farcire il panino al salame. Ciau!

      Elimina

Condividi!