venerdì 30 ottobre 2015

Solo il Mimo canta al limitare del bosco di Walter Tevis


Mai letto niente prima di Walter Tevis, un autore conosciuto per aver scritto alcune storie che sono diventati film di culto come L'uomo che cadde sulla Terra, Lo Spaccone e Il Colore dei soldi. Solo il Mimo canta al limitare del bosco mi ha incuriosito subito. Una serie di caratteristiche giocano a suo favore, è vero: l'edizione di Minimum Fax è molto bella e curata per essere un economico, il titolo è evocativo, e poi è un romanzo di fantascienza di quelli che sanno prendere dai mostri sacri e costruirci sopra qualcosa di personale.

La storia segue tre personaggi, Bentley, Mary Lou e Spofforth. I primi due sono due esseri umani un po' diversi in un mondo ormai del tutto tenuto a freno dalla droga e dall'indottrinamento che esorta all'ignoranza e alla spersonalizzazione degli esseri umani, attraverso un processo spietato di isolamento e privacy coattiva. L'altro è il robot più sofisticato al mondo, ha una sensibilità umana e un'anima, ma è programmato per non morire mai e questa mancanza di mortalità toglie tutto il senso alla sua esistenza. Il mondo di Solo il Mimo canta al limitare del bosco è un incrocio piuttosto riuscito tra il mitico Mondo Nuovo di Aldous Huxley e quello di Farheneith 451 di Bradbury. I cittadini sono educati, fin dalla nascita, a vivere una vita di isolamento, senza cercare mai il contatto con gli altri, che anzi è addirittura illegale se si fa eccezione per il sesso occasionale che invece è tollerato per legge. È vietato però vivere con un'altra persona, esprimere i propri pensieri in pubblico, dar sfogo alle proprie emozioni. Sono stati cancellati tutti i concetti di amore, famiglia, rapporti interpersonali.
Non c'è più niente, addormentato dalla farmaceutica dei Sopor delle pastiglie di Valium extraforti che hanno lo scopo di annullare i sensi e di limitare la fertilità dell'essere umano. L'uso indiscriminato di questi farmaci ha portato alla completa sterilizzazione della razza umana, che sta lentamente morendo senza nemmeno preoccuparsi di dare un'eredità al mondo.

In questo mondo di suicidi in piazza ignorati come eventi naturali e di zombie senza ragione, la lettura è una pratica ormai dimenticata da migliaia di anni. Non esiste alcun alfabeto, nessuna raccolta di simboli o modo per esprimere agli altri i propri pensieri. In fin dei conti questa venerazione della privacy sarebbe profanata leggendo la mente degli altri attraverso i loro scritti. Invece Bentley, il protagonista della storia, impara a leggere e da quel momento la sua vita cambia fino al punto in cui rivoluzionerà la propria esistenza e quella dei personaggi che incontrerà nel corso del racconto.

Solo il Mimo Canta al limitare del bosco è un ottimo romanzo di fantascienza. Riesce a fare sue le influenze dei romanzi di Huxley e Bradbury costruendo una storia che ha il sapore dei due capisaldi ma mantenendo anche uno spirito fortemente personale. Questo grazie soprattutto all'idea per niente scontata di inserire il personaggio di Spofforth che apre e chiude il romanzo e resta la figura più interessante della storia, con l'anima tormentata e la coscienza fatta a pezzi dall'odio per gli esseri umani, colpevoli di averlo condannato a una vita a metà tra quella dei complessi e tristi uomini e quella degli idioti e inconsapevoli robot.

Ve lo consiglio assolutamente, tra l'altro è scritto benissimo, scorre che è un piacere e l''alternanza dei punti di vista assicura un brio alla storia che è anche cadenzata da un paio di colpi di scena azzeccati al punto giusto. Dell'ottima fantascienza e la bella occasione di scoprire un piccolo classico misconosciuto di un autore noto per ben altri lavori.

6 commenti:

  1. Le edizioni minimum fax sono fichissime. Hai visto la collana di 4 libri dedicata ai premi pulitzer?

    Comunque ottimo articolo, come sempre. Quando uscirò dal pantano di guerra e pace recupererò! :)

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    1. Sì! Ne ho preso uno solo però, con la promessa di recuperare gli altri. Probabilmente li ho aiutati a diventare grandi io, con tutti i soldi che gli ho lasciato per DFW!

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  2. L'hai mai letto "La neve se ne frega" di Luciano Ligabue (si, quel Ligabue). Sai che potrebbe piacerti?

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  3. No, ma sono un po' repellente a Ligabue. Lo ascoltavo che ero un pischelletto e col tempo ci ho fatto proprio una bella croce sopra tanto che oggi non lo posso proprio sentire.
    Magari do un occhiata al romanzo, però.

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    1. Ma, guarda, io pure. Tipo che non lo ascoltavo più dal '99. Poi mia moglie ha insistito perchè lo leggessi. E' un romanzetto che si legge in un pomeriggio (130 pg o giù di lì). Futuro distopico in cui tutto è controllato e tutto è scritto. Si nasce vecchi e si ringiovanisce fino a sparire. L' idea è buona e la trama interessante. Non è Orwell, ci mancherebbe, però si lascia leggere. dai, se lo leggi fammi sapere

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    2. È praticamente Tempo fuor di Sesto di Philip Dick :D Poi ti faccio sapere!

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