lunedì 7 dicembre 2015

Ho appena finito di leggere il mio libro dell'anno: Il Cerchio di Dave Eggers


Il titolo dice tutto, no?
Il libro me l'ha consigliato il mio amico Alessandro (che tra l'altro mi ha segnalato anche il notevole Come Star Wars ha conquistato l'universo, che ho recensito qualche giorno fa su The Shelter). Lì per lì l'ho preso senza battere ciglio, perché dei consigli di Ale mi fido ciecamente. Ho letto che era qualcosa che aveva a che fare con una società informatica che nasce praticamente dall'unione di Google e Facebook e del mondo proto-distopico che una realtà tanto influente può finire per creare. Il fatto è che non mi aspettavo che il tutto fosse così inquietante, esaltante e lucido.

La storia, senza rovinarvela troppo, è quella di Mae, una ragazzotta americana che tramite raccomandazione della sua amica Annie, riesce a trovare un posto di lavoro ne Il Cerchio. Inizialmente è semplicemente una centralinista (anche se per fare più figura la definiscono un'addetta alla Customer Experience), ma la vita nel Cerchio è favolosa: Eggers ci infila un po' di Facebook, un po' di Google e non disdegna di metterci in mezzo quella sorta di elitarismo massonico e un po' hypster tipico della Apple. Il Campus dove i dipendenti del Cerchio lavorano è una sorta di piccola città dove è perfino possibile abitare, dove vengono organizzate feste, concerti, spettacoli e dove ognuno è libero di frequentare circoli sportivi, corsi di qualsiasi genere e gruppi che coltivano interessi vari. Mae cede sempre più velocemente alla filosofia del Cerchio spersonalizzandosi diventando sempre più velocemente un'estensione dell'azienda stessa, scivolando via dai rapporti esterni al campus, finendo per concentrare il suo mondo in quel posto e lasciando che il suo cervello si abitui alle idee sempre più restrittive e inquietanti. All'orizzonte si profila una democrazia obbligatoria, un mostro indistruttibile che si ciba della privacy e di tutte le libertà individuali delle persone.

La faccio breve, perché del libro se ne potrebbe parlare per ore senza esaurire gli argomenti: il mondo occidentale post undici settembre è ossessionato dal controllo. L'abbiamo, purtroppo, constatato anche recentemente dopo gli attentati a Parigi. I governi di tutto il mondo sperano di ottenere un controllo totale sulla popolazione, anche a costo di sacrificare le libertà individuali, la privacy e gli spazi personali dei cittadini. L'idea dell'equazione è che fintanto che si è al sicuro vale la pena che esista una sola moralità, un solo complesso di regole e questa via unica vada seguita pena l'esclusione o, peggio, la persecuzione legale. Il Cerchio parte da questo punto, a volte lo strizza fino all'ultima goccia possibile di cinismo e cattiveria proponendo scenari distopici sconfortanti e terribili. E la cosa incredibile, la vera forza di questo libro, è che quello che leggi non sembra poi così assurdo e lontano nel tempo. Pensi che potrebbe essere possibile anche da noi, qui, adesso, e questa vaga possibilità dura giusto il tempo di pensare che, diavolo, è già così.

Come in un riuscitissimo episodio di Black Mirror, il romanzo di Dave Eggers presenta una realtà narrativa vicinissima a quella nostrana. C'è un momento in cui la protagonista indossa un prototipo di orologio elettronico da polso e la sua vita si riempie di informazioni sui passi da portare a termine entro la giornata, le sue pulsazioni, i suoi valori medici, la qualità del suo sonno, e una serie di altri valori che non avevano alcun interesse per lei fino a cinque minuti prima. E questa tecnologia noi la abbiamo già. Così come la restrizione, più o meno, imposta dell'anonimia di Facebook (quanti profili vengono cancellati perché non hanno un vero nome e cognome?), e la malsana ossessione voyueristica per le vite degli altri che si consumano attraverso vlog sempre più estenuanti e invasivi e soprattutto volontari. Eggers però estende il raggio della sua critica anche oltre, cercando di mostrare l'idiozia dell'ossessione per la risposta obbligatoria a gente che nemmeno conosciamo, del feedback da lasciare, della valutazione numerica con cui catalogare ogni aspetto della nostra vita; del tempo che spendiamo in messaggi, commenti, osservazioni, diventando campione statistico per chissà chi.

E tutto questo è inquadrato perfettamente in una storia di de-formazione, che segue la vicenda personale di Mae con un gusto e una forza che ti tiene incollato al libro e non ti molla nemmeno quando hai le palpebre pesanti e devi staccarti a forza. Il Cerchio è uno di quei libri magnetici che fai fatica ad abbandonare. È il libro più interessante, crudele, intelligente e lucido che abbia letto quest'anno. Certo, è difficile guardare con gli stessi occhi tanti dei meccanismi dei social media (specialmente per il sottoscritto che con Facebook e co, bene o male, ci lavora) che diamo per scontati e abbiamo già imparato ad accettare (proprio come succede a Mae) dopo essere passati sotto questo schiacciasassi morale, ma se ne Il Cerchio c'è un insegnamento è che è questo il mondo che ci siamo scelti, e adesso ne raccogliamo tutti i frutti. Quelli buoni e quelli marci.
Correte in libreria.

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