sabato 23 dicembre 2017

Fatevi un regalo di Natale: comprate What Remains of Edith Finch


Ho fatto l'ultimo post e già mi tocca modificarlo, perché oggi ho finalmente giocato What Remains of Edith Finch, approfittando degli sconti su PSN per portarmelo a casa a una decina di euro abbondanti. Quindi adesso modificherò la classifica dei 10 migliori videogiochi dell'anno aggiungendone un undicesimo posto in extremis, voi farete finta di niente e io vi spiegherò perché dovete assolutamente comprarlo. E sbrigatevi, prima che finiscano i saldi perché, come diceva quel pacioccone di Nonno Libero, 10 euro sono pochi e 19 sono troppi.



Il gioco ha una direzione artistica da paura, e la scena dell'altalena è da brividi. 

Cos'è What Remains of Edith Finch? Uno di quei walking simulator che odiate tanto. Io li adoro, ma questo è un altro discorso. What Remains of Edith Finch racconta la sua storia in modo straordinario e merita tutta la vostra attenzione. Immaginate questa enorme casa che sembra uscita dal miglior Tim Burton, aggiungeteci una famiglia che pare una di quelle robe fuori di testa alla Wes Anderson, adesso però incupite tutto, perché in effetti il tono è bello tragico e non c'è niente da ridere.

Edith è una ragazza che torna a casa dopo un sacco di tempo. Ci torna perché sua madre, sul letto di morte, le ha lasciato una chiave che apre qualcosa nel posto dove entrambe hanno trascorso l'infanzia. Questa casa è una sorta di torre bizzarra che nel tempo ha ospitato tutta la famiglia Finch —la famiglia più sfortunata del mondo, come viene soprannominata nel gioco. Dei Finch conosciamo, in effetti solo l'albero genealogico, e studiandolo un pochino si vede chiaramente che i più fortunati hanno toccato gli 'enta, ma tanti non sono arrivati nemmeno a vedere tre lustri. Sono tutti morti tra i 2 e i 15 anni, pochi sono campati di più: una bisnonna novantenne, la mamma di Edith che ha tirato avanti fino ai quaranta. Poi, la strage degli Avasini. Edith è l'ultima, e vuole conoscere tutte le tragiche storie dei membri della sua famiglia. L'unico posto in cui può scoprirle è questo vecchio e inquietante castello, dove ogni stanza ospita la storia della vita e della morte dei suoi genitori, zii, cugini, nonni e bisnonni.

Wes Anderson se ci sei batti un colpo.

Detta così sembra quasi un Gone Home in grande spolvero, ma Edith Finch è decisamente diverso. Prima di tutto perché non fa mistero di quel che vuole raccontare, come faceva Gone Home montando un enorme aspettativa nel giocatore e poi, in parte, disattendendola; e poi perché conosce le necessità del giocatore, bisognoso di stimoli, e gli cambia ogni dieci minuti il gameplay. Succede quindi che ogni volta che si vive uno dei racconti dei Finch, il titolo si inventa un modo tutto nuovo per far combaciare narrazione e gameplay. Alcuni di questi sono sì, estremamente basici, ma altri sono davvero geniali e si adattano perfettamente al tono narrativo che varia dal buffo al tragico, sempre mantenendo una squisita nostalgia di fondo (sottolineata da un accompagnamento sonoro azzeccatissimo). In pratica, si potrebbe dire, che ogni foglia dell'albero dei Finch è un piccolo, piccolisismo minigioco che va da pochi secondi a qualche minuto. Piccole perle di gameplay che intrattengono il giocatore per tenere alta la sua attenzione mentre ascolta l'ennesima, maledetta, storia dei poveri Finch.

C'è anche la storia raccontata attraverso i fumetti di "Racconti della Cripta"

Certo, non è il gioco adatto per farvi due risate: la vicenda di fondo vi farà venire un po' voglia di spararvi in testa, ma è raccontata con così tanto gusto e umanità (e genuino divertimento nel vedere che cosa cavolo si sono inventati questi volpacchioni di Giant Sparrow e, a margine, il modo in cui hanno collegato questo lavoro al loro precedente Unfinished Swan è da mindblowing) che non potrete che sentirvi genuinamente commossi. È una bellissima storia su come continuiamo a vivere attraverso gli altri. Un pochino macabra, forse un po' sopra le righe, ma funziona in modo squisito.

Se dovessi scegliere un singolo momento che passerà alla storia: questo.

10 euro, dura un paio d'ore abbondanti ma di grandissima qualità. Mi piacerebbe giocare più esperienze di questo tipo e sono sicuro che potrebbero essere un'ottima trovata per una serie di titoli in VR. Tanto di cappello, probabilmente non ha la forza scardinante e geniale del fu The Stanley Parable, ma si avvicina al livello di Everybody's Gone to the Rapture. E, cioè, avercene.

E Buon Natale dal Panino!

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