sabato 30 dicembre 2017

Tutte le serie TV che ho visto nel 2017: dalla più brutta alla più bella



Continua il fantastico appuntamento di "tutte le robe che ho fatto durante l'anno", a breve vi arrivano anche film e libri (sto finendo di leggere l'ultimo, che sicuramente entrerà in classifica e devo recuperare un paio di pellicole prima di dirmi soddisfatto) intanto oggi ho deciso di tirare giù un listone di tutte, ma proprio tutte, le serie TV che ho visto nel 2017. Sono uscite nel corso degli ultimi 12 mesi e alcune sono state causa di enormi crisi mistiche e personali. Perché sì, è vero la qualità delle più belle si è alzata, le produzioni hanno più budget, i grandi nomi ci finiscono appiccicati come api sul miele, ma il numero di serie TV è quintuplicato e la maggior parte sono roba insignificante, quindi la percezione è che la qualità media si sia abbassata. Il listone che segue va dalla peggiore alla migliore, con un unico doloroso appunto: manca The Handmaid's Tale, che ce l'ho pronta in canna da mesi. La recupererò e poi ve ne parlerò! Intanto beccatevi queste.




Questa è cagna pure in foto.

The OA - Stagione 1


Sto barando, perché questa è uscita al fotofinish l'anno scorso, ma io me la sono vista a gennaio 2017. E poi è troppo una truffa per non citarla qua, nell'ultima posizione che merita. E non perché sia la più brutta in assoluto (ce ne sarebbe da discutere) ma perché è la più spocchiosa, antipatica, assurda manifestazione di come la serialità possa fare del male a una storia e soprattutto allo spettatore. Otto episodi per otto ore di menzogne supponenti che sfociano nel ridicolo delle ultime battute. Con uno dei finali più involontariamente comici della storia della televisione. Ha il tono di quell'amico nazi-vegano che proprio non sopporti e deve per forza cercare di evangelizzarti a ogni costo. Se potessi farmi cancellare la memoria lo farei. Poi di sicuro sarei così stronzo da ricascarci e rivederla.

La mia faccia mentre guardavo 'sta sciolta.

Una serie di sfortunati eventi - Stagione 1


Lo sfortunato evento è decidere di guardare questa monnezza prodotta da Netflix. A metà del terzo episodio io e Ilaria ci siamo guardati in faccia, serissimi, e abbiamo capito che qualcosa non andava. Questo disastro surreale e ridicolo vorrebbe avere qualcosa di Wes Anderson, ma sarebbe meglio che avesse i suoi DVD a casa per guardarli, guardarli e guardarli un'altra volta per imparare, perché non ha un briciolo dello stile del regista americano. Invece è un siparietto di demenzialità che restituisce solo una sensazione allo spettatore: imbarazzo.

Secondo me guardavano il girato del giorno.

Slasher - Stagione 1


Ancora Netflix. Slasher è praticamente la serie TV di Until Dawn. Solo che lì era divertente perché i poveri sfigati li muovevi tu come burattini e giocavi a fare il regista del film che ti eri inventato, qua devi vedere dieci ore di questi poveri stronzi che vengono sbudellati con un cattivo gusto unico. È talmente insignificante che non voglio spendere altre parole, sappiate solo che non è divertente e che i tempi dell'horror sono molto, molto diversi da quelli di questa catastrofe.

Jon Bernthal nella sua migliore interpretazione.

The Punisher - Stagione 1


Quando ho saputo che avrebbero girato una serie sul Punitore, apriti cielo, ero il ragazzo più felice del mondo. Invece il telefilm di The Punisher ha un piccolo, minuscolo problema: non c'è The Punisher. L'idea geniale è stata quella di chiudere il personaggio del giustiziere nei primi dieci minuti della prima puntata, poi inizia un pistolotto sui reduci di guerra che è una palla al cazzo. Qualcuno dice che dal 7-8 episodio la situazione migliora, ma per arrivarci devo sorbirmi otto ore di chiacchiere, e non è che sto guardando Bergman, sto vedendo il fottuto Punitore! Qualcun'altro ha osato nominare Garth Ennis... che ve possino, i vecchi numeri di Punisher MAX ve li presto io, se volete.

I protagonisti della serie che guardano la quinta stagione su Netflix.

Orange is the New Black - Stagione 5


Una volta adoravo Orange is the New Black, poi però è diventato chiaro che la prigione non era più solo un ambiente fittizio della fiction, era diventata reale: la sceneggiatura degli episodi, i personaggi spremuti fino all'osso, le storie che non avevano più senso di esistere, le situazioni reiterate fino all'estremo. Questa quinta stagione è sempre più in isolamento: poteva essere una bella occasione per resettare tutto e riprendere con uno script ex novo, invece è una loffa. Noiosa e inconcludente, siamo arrivati al capolinea: da qui in poi non si può più scendere in basso. Almeno lo spero.

Sarà il caso di metterci un punto, che dici?

Sherlock - Stagione 4


Stesso discorso di cui sopra. Il gioco al rimpallo con Moriarty trova la sublimazione nell'ultimo episodio che è l'emblematico punto di arrivo di un percorso troppo, troppo estremo: che Sherlock abbia un altro parente ancora più geniale di lui e di Mycroft è ridicolo. Di fatti l'asticella si alza e le situazioni diventano paradossali, impossibili, la sospensione dell'incredulità scricchiola una volta di troppo. Forse è meglio fermarsi qui, una volta per tutte, perché il prossimo passo è La Bibbia secondo Sherlock.

Col grande ritorno di Fat Damon

Black Mirror - Stagione 4


Devo ancora finirla, ma tanto si tratta di episodi singoli, slegati. Voglio solo dire che il cambio di produttore ha ucciso la serie: della meravigliosa serie britannica resta poco e niente. La direzione era stata tracciata con la stagione 3 e qui si segue quel binario. Gli episodi si guardano ma con molta amarezza. Forse Black Mirror è diventato il simbolo stesso della sua tesi: di come la tecnologia (Netflix in questo caso) utilizzata in modo improprio possa farci più male che bene. Era meglio morire da "piccoli".


"Tranquilli, ce vie a pia mi zio, sta in fila su a Tiburtina!"

Game of Thrones - Stagione 7


La peggiore stagione del Trono di Spade. La fretta di concludere il ciclo narrativo di tutti i personaggi ha mozzato il respiro dell'opera che ormai sembra ambientata in un paesino del Molise: i personaggi si spostano da una parte all'altra del mondo senza più senso dello spaziotempo, agiscono in maniera sconsiderata, gli manca tutta la raffinatezza, la furbizia e la cattiveria che avevano dimostrato nelle stagioni precedenti. Allo show manca la direzione di Martin che, di certo aveva dato impressione di prendersela fin troppo comoda, ma era stato capace di dare un respiro al mondo e ai personaggi che fosse credibile. Sorvoliamo sul rapporto da fanfiction che è nato tra i due protagonisti, davvero di bassa lega e la scena di sesso smarmellata la fine è solo la punta dell'iceberg di una storia d'amore nata, cresciuta e consumata nel giro di 5 episodi. Tremo per il finale.

"Che cazzo, ce l'hai tutte te. Era meglio buttarti dalla rupe come facevano gli spartani."

Stranger Things - Stagione 2


Anni luce dalla prima bella stagione, gli manca quella coesione, quel gruppo, quell'amore che c'era nei primi dieci episodi. Qualcuno dice che è voluto, che è semplicemente il risultato di questi ragazzini che crescono e vanno incontro all'età adulta e ci sta, ma allora sotto a reggere il gioco devi mettere altro, non la stessa storia della prima stagione. Pigra e indecisa, la sceneggiatura della seconda serie non approfondisce nessun personaggio w non porta avanti nemmeno più di tanto le loro storie personali. È un more of the same, scialbo, e forse dalla seconda stagione dello show più amato dello scorso anno era lecito aspettarsi di più. A meno che non si sia detto tutto quello che si era voluto dire, tra l'altro prendendolo in prestito da altri.

Il sogno di una vita

American Vandal - Stagione 1


Carino, un po' insipidino nel senso che ti lascia ben poco, ma per una serie TV che inizia con dei cazzi disegnati sulle auto degli insegnanti di una scuola superiore, è già abbastanza. Il meta-documentario è simpaticissimo, ben realizzato e sempre intrigante. Forse ha troppi plot twist che un po' sviliscono il finale, ma è comunque una robettina leggera leggera, che ha delle trovate visive e narrative interessanti. E poi, almeno in un paio di punti fa ridere davvero di gusto.

A questo gli dovrebbero impedire pure di entrare al cinema.

American Crime Story - Stagione 1


Da questo momento iniziano quelle belle che consiglierei a tutti. Questa paga lo scotto dell'estetica un po' kitsch di Murphy, ma è ben raccontata, splendidamente rappresentata come se fosse in effetti una serie TV uscita dagli anni '90, e il caso giudiziario si segue che è un piacere, anche grazie ai personaggi ben delineati. C'è qualche cane come un John Travolta di plastica e quell'altro rincoglionito di FRIENDS che non è bono manco se sta zitto, ma la Paulson riesce a tener in piedi tutto quanto.

C'è bisogno di dire altro?

Glow - Stagione 1


Glow ha tutto quello che rendeva grandiosa la prima stagione di Orange is the New Black: un cast di sole donne, bravissime. con storie forti, intriganti e soprattutto divertenti. Il contesto del wrestling femminile poi è originale e permette di raccontare finalmente qualcosa di inesplorato, perlomeno in TV. Il tono è quello giusto, le battute fanno ridere, il personaggio principale è fantastico e gli alter-ego in maschera sono azzeccati. Inoltre è asciuttissima: gli episodi durano una mezz'ora e vanno via che è un piacere. Finalmente.

Ce la faranno a non trasformarla in Un Posto al Sole com'è successo con Gomorra?

Suburra - Stagione 1


Sempre bello inserire una produzione italiana tra le migliori dell'anno: Suburra non sarà azzeccata come il bel film di Sollima ma riesce a tirar fuori almeno due personaggi molto buoni e a farteli amare/odiare quel tanto che serve per tenerti incollato. L'ambientazione è affascinante senza essere ostentata, la periferia è rappresentata alla grande in tutte le sue sfumature violente e marce, la parentesi criminale è feroce e goduriosamente violenta come deve essere. Non funziona bene la parte politica, quella che invece nel film girava proprio bene, ma probabilmente lì era merito di Favino. Ora la sfida è non trasformarla in una soap com'è successo a Gomorra.

Come fai a non adorarlo?

Better Call Saul - Stagione 3


L'ho riscoperto quest'anno e mi sono visto tutte e tre le stagioni di fila, al ritmo di cinque episodi al giorno. Non è Breaking Bad, perché gli manca tutta la gravitas e il dilemma morale di Walter White, ma è piacevolissimo da seguire e Jimmy "Saul" è un protagonista perfetto. Certo, lontanissimo dal personaggio che abbiamo imparato a conoscere nello show precedente, ma questa dimensione più umana gli aggiunge molto. E poi le puntate volano perché sono scritte alla grande. Spero di vedere sempre più contaminazioni da Breaking Bad nelle prossime stagioni.

Ok, quale distruggeranno questa volta?

The Grand Tour - Stagione 1 e Stagione 2


L'ho scoperto quest'anno e porca puttana che roba. Sto ancora lì a chiedermi se quello che vedo è fiction, realtà o una strana commistione tra le due cose, ma mi intrattiene alla grande, a livello tecnico è una bomba atomica e i tre protagonisti sono troppo forti e politicamente scorretti. Che poi, la cosa bella, è che ti automobili me ne frega una cippa, ma te le presentano in modo talmente pornografico che è impossibile non restare affascinato. Davvero uno show meraviglioso, folle e totalmente fuori di testa. Guardatelo.

Contenti del secondo posto, eh?

Mindhunter - Stagione 1


Aaaaah, che bellezza. Se solo non ci fosse stato un certo David Lynch, Mindhunter sarebbe stata a mani basse la serie dell'anno. Avete presente quel capolavoro di Zodiac? Ecco immaginatelo di circa 8 ore e avrete Mindhunter. Una serie magnifica su chi ha inventato la profilazione dei serial killer: violenta, disturbante, malata ma allo stesso tempo conturbante, sexy e stranamente attraente. Scava in profondità andando a pescare il peggio dai recessi dell'animo umano, mettendolo in scena con uno stile e un'eleganza che solo David Fincher poteva avere. Finale da brividi e rimando all'inevitabile seconda stagione che, a questo punto, si prospetta ancora più interessante. Così andrebbero fatte le serie TV, oggi.

Te la meriti tutta, zio David.

Twin Peaks - Stagione 3


La terza stagione di Twin Peaks non è nemmeno di questo pianeta. Dovrebbe vivere al di fuori di questa classifica, dovrebbe averne una tutta sua in cui occupa il primo, il secondo e il terzo posto pari merito. Venticinque anni dopo quel semi disastro della seconda stagione, Lynch prende in mano il timone e dirige 18 piccoli film, perfetti, che rappresentano la summa del suo cinema: dai corti originali fino a Inland Empire, con fortissime influenze da Mulholland Drive e, ovviamente, Fuoco Cammina con Me. Chi si aspettava la soap che riprendesse i toni un po' melò della seconda stagione è rimasto deluso, perché stavolta a Lynch interessa esplorare l'oscurità assoluta: quel mondo di mezzo che tra spiriti e entità sovrannaturali è rimasto nascosto per troppo tempo. È la cosa migliore che sia mai apparsa in televisione? Quasi. È la migliore stagione di Twin Peaks? Senza dubbio.


Nessun commento:

Posta un commento

Condividi!