giovedì 8 marzo 2012

Journey, quel viaggio che volevi fare da un casino di tempo


Flower è stato (e continua a essere) motivo di innumerevoli scornate tra me e uno dei simpatici figuri che lavorano con me a TIS (Davide Davide Davide Davide). Nel senso che io l'ho adorato, con quella sua aria (ed è il caso di dirlo) un po' snob ma estremamente delicata e profumata e lui l'ha odiato, perché, a quanto dice, è un simulatore di aerei con una skin diversa. Vabbe', manate in faccia, tentativi di risse, prontamente separati dagli altri colleghi. Non si è mai arrivati a una posizione comune. Posizione comune che abbiamo -quasi- ritrovato con Journey, il nuovo titolo dei thatgamecompany, in uscita il 14 Marzo qua sul suolo italico ma che abbiamo avuto occasione di provare e finire in anteprima praticamente insieme. [...]


Journey è un titolo estremamente complesso da inquadrare, semplicemente perché è diverso, molto diverso, da qualsiasi cosa sia uscita nel mercato videoludico degli ultimi anni. C'ha sempre quel nasetto all'insù, un po' snob e estremamente pretenzioso che è tipico della produzione di thatgamecompany, ma ha tutte le ragioni del caso di trattarti come un appestato. Journey, come suggerisce il nome, racconta del viaggio, lo fa nel modo più naturale possibile, senza tante manfrine, senza perdere tempo in menate inutili o lungaggini di sorta: lo fa catapultandoti all'inizio stesso del viaggio in questione. Al centro di un deserto apparentemente infinito, senza nemmeno un punto di riferimento che sia uno. Ti butta là, come se fossi un Bear Grylls qualsiasi, a sopravvivere tra la sabbia mangiando schifezze, e ti suggerisce, nemmeno troppo velatamente, la meta: quella mistica montagna luccicante sullo sfondo. E via, camminare, a sfacchinare nel deserto procedendo in ogni direzione sembri buona per scoprire roba nuova, frammenti di quella che sembra una civiltà cancellata dal tempo.


In realtà quest'aspetto -quello della civiltà distrutta-, viene ripreso nei brevi e sporadici filmati d'intermezzo, che spezzano il ritmo tra un'area e l'altra, mettendo l'ometto in tunica a contatto con entità simili a lui. Il tutto rimane comunque sullo sfondo, accennato, abbozzato, lievemente sottinteso, senza che la mole di -non- informazioni finisca per prendere il sopravvento sul gioco. Al centro dello stesso rimangono sempre le meccaniche misteriose, gli esseri criptici (e rari) che si trovano all'interno delle aree e lo schema controlli estremamente semplice, con la possibilità di utilizzare sono due dei millemila tasti del pad. Solo due ma calibrati alla perfezione: il salto e l'interazione. E solo a questi due comandi è delegato il compito ingrato di sfamare la fame di curiosità del giocatore, aiutandolo nell'investigazione del deserto prima e delle altre zone che compongono il mondo di Journey, poi.


L'aspetto più affascinante di Journey, oltre a quel senso vagamente straniante ma piacevole di voler e dover scoprire quanto più possibile che sia nascosto sopra e sotto la coltre di sabbia, è senza dubbio quello visivo. Senza bisogno di effetti con quei nomi assurdi che non riesco mai a ricordare, o texture a risoluzione altissima, Journey gioca su alcuni particolari puramente artistici, permettendosi dei tocchi di classe notevoli, sopratutto a livello di fotografia e restituendo alcune tra le schermate più belle di sempre. A farla da padrone è specialmente l'illuminazione e l'animazione fuori parametro della sabbia e della fisica che segue. C'è un momento, nel quale si passa scivolando sotto degli archi e il sole che tramonta trasforma la sabbia in oro liquido giocando con dei riflessi magnifici. Mi sa che quello è diventato istantaneamente il momento visivamente più bello di questa generazione. Robe potenti, insomma.
Per il resto, scopritelo da voi, che spoilerarvi anche solo un pezzettino di Journey è un delitto. Normalmente ci si potrebbe domandare se due ore di gioco valgono i quasi quindici euro che costa. Fatelo sempre. Ma non in questo caso, perché questa è l'eccezione, e se l'idea vi piace anche solo un po', allora regalatevi 'sto viaggio. Tanto con quindici euro e la benzina che sta quasi a due euro al litro, non ci arrivereste comunque tanto più lontano di casa vostra. Tanto vale buttarvi nel deserto.

5 commenti:

  1. Journey è quel viaggio che farei se avessi una maledettissima ps3!

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  2. Gran gioco per davvero.

    P.S.
    Oh Fabio, mi spiace darti una brutta notizia, ma la Fox ha cancellato Terra Nova :( ---> LOL

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    1. Sì, me l'hanno scritto 2-3 persone su Facebook! Notiziaccia! Non sapremo mai che cavolo c'era in quel deserto con le barche...

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  3. Ma per chè è? se è per ps3 rimane dove sta. Anche se è per xbox. Se fosse per pc potrebbe essere interessante.

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    1. Allora mi sa che rimane lì! Solo Ps3, purtroppo.

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