giovedì 13 settembre 2012

Il fight club del libro - Cadrà dolce la pioggia


Rieccoci con il Fight Club del libro! Ennesimo appuntamento a proposito di cosa ho letto nell'ultimo periodo e di quanto mi è piaciuto. Il tutto misurato attraverso l'infallibile sistema dell'hadoken di Ryu.
Colgo la parentesi letteraria per segnalarvi che ho caricato sulla pagina Amazon una versione più pulita di La Ferita Bianca, nella quale, grazie all'aiuto indomito del coraggioso Christian Fratta, sono riuscito a eliminare buona parte dei errori di battitura. Vinceremo la nostra battaglia, prima o poi. [...]

Mucchio d'ossa
Stephen King

Mucchio d'ossa è un buon romanzo, una bella storia di fantasmi, che però soffre di un problema evidentissimo: è tirata fino all'inverosimile. Ci sono due, tre, vicende principali che si intrecciano lungo le cinquecento pagine della storia: Mike Noonan è un romanziere colpito dal blocco dello scrittore in seguito alla tragica dipartita di sua moglie Johanna;  Sara Laughs è una lugubre casa sul lago che Mike e sua moglie hanno comprato, anni prima, e che sembra risvegliare in Mike la capacità di raccontare storie (e anche certi appetiti sessuali tenuti a bada negli anni precedenti, a dire il vero); Mattie Devore è una giovane e -molto- piacente signorina che verrà cavallerescamente (sì, ci credo: io pure l'avrei aiutata una così) aiutata da Mike a proposito dell'affidamento della sua bambina di tre anni.
Ora, il libro vive sull'ultima sotto trama: sulla storia tra Mattie e Mike, sul rapporto che lui ha con la bambina e sulla terribile famiglia del defunto marito di Mattie, i Devore, ostinati a strapparle la piccola. Funziona benissimo in quei termini perché racconta la storia di un uomo che ricomincia a vivere dopo anni di buio, che riscopre l'amore contestualmente alla voglia e la capacità di raccontare una storia. Che trova una ragione d'essere nel combattere per quello che ritiene giusto, anche se gli abitanti del paesino lo additano come un porco lasciatosi sedurre dalle forme di Mattie.
Quando poi il romanzo deraglia e abbandona (o meglio: risolve) l'intreccio di cui sopra, ci si aspetterebbe un finale a breve. Invece no: Mucchio d'ossa si trascina avanti per altre duecento pagine, didascaliche, spiattellate, che tolgono del tutto il gusto del mistero della casa. Pagine che si potevano riassumere in un paio di capitoli e che invece tra flashback e allucinazioni ti pigliano per i capelli e ti strappano via da quel paradiso di trecento paginette che hai appena letto. Rimane un buonissimo romanzo, ma non posso far altro che pensare che la lunghezza eccessiva l'abbia trasformato in un capolavoro mancato.



Arancia Meccanica
Anthony Burgess

Credo che Arancia Meccanica lo conoscano anche quei martini ignoranti che locchiano solo i programmi della stronza televisione. Kubrick ne girò un capolavoro del cinema e lo rese talmente famoso e talmente iconico da mangiarsi il libro di Burgess.
Purtroppo (?) è così: una volta visto il film non si può far altro che procedere spediti nella lettura del libro, ripercorrendo i passi di quell'Alex antieroe già conosciuto nella pellicola. Arancia Meccanica, il libro, è uno splendido (così splendido che non si fa fatica a capire da dove sia nato l'amore del regista americano per la storia e i personaggi) racconto sull'importanza del libero arbitrio.
Alex è un giovane malvagio e disilluso, votato alla violenza in ogni forma, al puro interesse personale e alla musica classica. La sua vita è un insieme di atti osceni, di sangue, di soprusi scanditi al ritmo di una parlata stramba ma vagamente musicale.
Il romanzo, come poi il film, si basano su un punto focale: è giusto imporre la bontà? E un buon cuore nato dalla coercizione è davvero buono ? Arancia Meccanica suggerisce una risposta univoca: se un uomo non è libero di scegliere tra l'essere malvagio o meno non è diverso da un meccanismo ad orologeria. Un'Arancia Meccanica, per l'appunto.
Tutto il libro è raccontato dalla viva voce di Alex, col suo dizionario che tante notti insonne sarà costato al traduttore del libro. Si fa fatica al primo capitolo e ci si abitua man mano, fino a quanto le biffe, i martini e i tuberi non entrano a far parte del vocabolario di chi legge.
L'unica stonatura è quel capitolo aggiuntivo, quello che Kubrick, per un caso fortuito, non ha inserito all'interno del film. A leggere quello, pare che abbiano usato la tecnica Ludovico pure su Burgess.



Cronache Marziane
Ray Bradbury

Posso dire che Bradbury con me non ne ha ancora sbagliata una? Posso, perché Cronache Marziane è il suo terzo capolavoro di fila che leggo.
Cronache Marziane è un libro di racconti estremamente particolare, perché le piccole storie che lo compongono sono tutte collegate a un filone principale, e si srotolano in un arco temporale che va dai primi approcci degli astronauti terrestri con la popolazione di Marte, fino alla colonizzazione e l'abbandono del pianeta rosso.
Bradbury traccia questa civiltà marziana estremamente misteriosa eppure non troppo dissimile dalla popolazione terrestre. Racconta dell'arroganza umana, della malinconia, della prepotenza e del desiderio di ripartire da capo che ci accomuna tutti. Lo fa in una serie di racconti che rimangono sempre su un ottimo livello senza nemmeno una caduta di stile o un'idea debole: tutte piccole perle significative del momento storico raccontato via via dal libro. Con un'attenzione particolare per i dettagli e per i personaggi che ritornano, anni (pagine) dopo, segnati da un desiderio di rivalsa che in realtà non prende mai piede, lasciandoli a brillare di triste malinconia ancora per qualche pagina.
Solitamente per le raccolte di racconti scrivo quali sono stati i miei preferiti, in questo caso non saprei dirvi perché li ho amati tutti!


9 commenti:

  1. Quoto per Mucchio D'Ossa, ho tentato a leggerlo, sono arrivato più che a metà poi non ce l'ho fatta, non mi prendeva proprio, moscio e mi fece abbioccare ogni volta che tentavo di riaprirlo D: Peccato perchè le parti nella casa erano molto interessanti.

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  2. Se non leggevo il tuo sunto quasi non ricordavo "Mucchio D'Ossa", degli ultimi King non tra i più memorabili. Dell'ultima produzione quello che mi ha soddisfatto di più, per ambientazione, inventiva, situazioni, è stato "Duma Key" e poi mi sono fermato.

    Condivido quanto detto su "Cronache Marziane" anche se a dire il vero mi aspettavo di più... ma chiaro che leggerlo dopo "Fahrenheit 451" non ce n'era per nessuno!

    Prima o poi mi butto su "Arancia Meccanica", solo che, come hai ben detto, dopo aver visto il film ne sarò troppo condizionato,

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    1. Di King, tra gli ultimi, recupera The Dome e 22/11/'63, ne ho parlato anche qui su Panino, secondo me meritano molto :)

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    2. E'un po' che non compro King, l'ultimo che ho attaccato, da pochissimo, è "Notte buia, Niente stelle". I due che hai citato mi sembrano interessanti, almeno sulla carta. "The dome" però mi fa pensare al film dei Simpsons :)

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  3. Si Fabione, una stellina d'oro per essere passato pure te al Bradeburysmo, però dovresti leggerlo in originale che la sua prosa è ancora più bella di quanto sembra dalle traduzioni italiane.

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  4. Io ho cominciato Cronache Marziane più volte, ma mi areno sempre a metà del primo racconto. È uno scoglio invalicabile, non so come sia possibile è.é

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  5. Johanson Scarlett15 settembre 2012 23:56

    Non capisco le vostre critiche a mucchio d'ossa, ho letto dozzine di libri di King e quest'ultimo é uno dei miei preferiti, poi sul fatto che é prolisso a non finire c'è poco da fare, é una caratteristica dell'autore.

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    1. Il problema, secondo me, è che la storia diventa più debole quando invece dovrebbe mettere il piede sull'acceleratore per arrivare a un dunque. Questo non toglie che l'apertura (tutta la parte iniziale con Mike che parla di Jo) sia meravigliosa, e il resto del romanzo sia comunque più che buono!

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