giovedì 31 gennaio 2013

Flight - Robert Zemeckis


Il film più chiacchierato dell'anno! Nel senso che sono capitato in una sala di poveri stronzi che non hanno fatto altro che commentare qualsiasi cosa succedesse sullo schermo. Di mercoledì sera quando si spera che uno al cinema ci va perché gli interessa e non perché non sa come buttare il goliardico fine settimana. La prossima volta provo ad andarci di lunedì mattina e vediamo.
Tra l'altro ero in una sala del tipo: "'Sto negro me fa taja", urlato da un quarantenne (con figli) nel posto davanti al mio. Grazie a questo campione statistico valevole per l'italiano stronzo, ho scoperto che all'italiano stronzo fanno ridere, nell'ordine: i neri avvocati, gli alcolici (sopratutto la vodka, oh, sì, la vodka quanto cazzo ci fa ride), il cancro e, sopratutto, la cocaina. De', con la cocaina matte risate che manco avessero pippato loro.
Cercando di eliminare questo meraviglioso sottobosco, Flight è il ritorno di Zemeckis a un film live action, senza la sperimentazione degli ultimi lavori come La leggenda di Beowulf A Christmas Carol. Con un trailer che sparava a palla Gimme Shelter degli Stones, il biglietto da visita era di certo gustoso. [...]


Whip Whitaker è un pilota d'aerei di linea che se la sente matta. Nel senso che per aumentare un po' il livello di difficoltà del suo lavoro, prima di salire sull'aereo che dovrà pilotare, decide di ubriacarsi e pippare un po'. Si presenta visibilmente alterato alla cabina di guida ma, nonostante tutto, riesce a evadere una perturbazione potenzialmente pericolosa e a rilassarsi affidando la tratta restante al co-pilota.
L'aereo però subisce un guasto tecnico e Whitaker, con una manovra miracolosa, riesce a farlo atterrare limitando al massimo i danni. Dei centodue passeggeri ben novantasei si salvano.
Whitaker viene acclamato come eroe e il suo coraggio viene corteggiato da tutti i media internazionali fino a che il suo problema d'alcolismo non emerge gettando un'ombra inquietante sull'intera vicenda: gli esami svolti appena dopo l'incidente confermano che il comandante era ubriaco mentre pilotava l'aereo e rischia l'ergastolo per omicidio colposo.


Come sottolinea l'ottima (seppure un po' facilotta) colonna sonora del film, Flight è una storia nella quale si cerca di suscitare nello spettatore una sorta di empatia con il diavolo protagonista. La sua è una vita nella quale lo spettro dell'alcol è sempre presente (fin troppo anche per lo spettatore, vista l'ostentata presenza di bottiglie di alcolici e lattine di birra a ogni inquadratura) spesso accostato all'uso di sostanze stupefacenti. Non serve nemmeno il disastro aereo per allontanare Whip dalla sua dipendenza, e nemmeno l'incontro con la bella -quanto inutile- tossicodipendente Nicole; Whip non è in grado di riconoscere il suo problema e quindi non è in grado di affrontarlo.
A rendere inquietante la situazione c'è il fatto che tutti i personaggi che gli ruotano attorno sono pronti a mentire pur di evitargli la condanna all'ergastolo. Si assiste quindi a questa continua giustificazione nella quale i dilemmi morali sono il punto centrale: Whitaker ha sfacciatamente colpa eppure è un eroe e in nome della notorietà (per l'avvocato), dell'amicizia (per l'assistente di volo) e perfino in nome di dio (il co-pilota) la verità verrà manipolata in ogni modo possibile.


I primi venti minuti del film hanno una forza visiva notevole (e non solo per via del nudo femminile dell'assistente di volo, sia chiaro): l'incidente aereo è girato in modo praticamente perfetto, visivamente spettacolare e con una tensione in grado di incollare alla poltrona. Troppo ostentata la vita dissoluta del protagonista nelle prime battute della pellicola: la dipendenza di Whip è mostrata in modo didascalico. Quindi si parte con la scena dell'aereo che emotivamente è un picchio nel muso.
Il resto del film però, secondo chi vi scrive, soffre di una retorica spicciola che, in seguito a uno splendido colpo di scena dove emergere l'anima nera e autodistruttiva del racconto, collima in un finale così eccessivamente facile da -sempre secondo me- distruggere quanto di buono fatto in precedenza. Disseminati lungo le due ore e venti riferimenti a dio, tirato in ballo con una leggerezza sorprendente e sopratutto fuori luogo. Anche in questo caso talmente ostentati da dare fastidio.
Insomma un film discreto, che pone questioni etiche importanti e che è accompagnato da una sequenza da brividi; era lecito aspettarsi di più specialmente in virtù dell'argomento trattato -spesso con eccessiva leggerezza- e per i nomi coinvolti nel progetto.
Poi oh, non è piaciuto ai ventenni dietro di me che, a detta loro, si sarebbero scolati ogni singola goccia d'alcol finito tra le mani di Denzel. Gente autorevole.

*Dlin-dlon* Consiglio (s)passionato, non perdetevi lo speciale su Moonrise Kingdom scritto dal più bello della festa qui presente, che verrà pubblicato oggi alle 16:00 su Themovieshelter!

6 commenti:

  1. Un film interessante e sono d'accordo in toto nella tua disanima. Il finale è un po' raffazzonato secondo me, come dici tu eccessivamente buonista.

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  2. Risposte
    1. Sì. Che cazzo ci sarà da ridere poi a proposito di uno che si sfarina e si mette alla guida di un aereo che casca, è un mistero.

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    2. Almeno non è a cavallo. Che la gente a Django se la sghignazzava ancora di più.

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