giovedì 3 gennaio 2013

Libri, Er Listone 2012: i migliori e i peggiori


Secondo appuntamento con Er Listone 2012, questa volta dedicato ai libri. Una piccola precisazione: a differenza dei videogiochi e dei film (che vedremo domani) i libri in questo articolo non sono tutti usciti nel 2012, c'è roba molto più vecchia e c'è roba futura. No, scherzo, quella no.
C'è qualche uscita di quest'anno (Ho Il seggio vacante della Rowling sul comodino, da finire, appena portato a termine ne parliamo con calma e al massimo si inserisce nella classifica in ritardo!), ma visto che sarebbero stati in numero davvero ridotto ho preferito prendere in considerazione la sessantina di libri che ho letto negli ultimi dodici mesi e tirare le somme su quello, che fosse recente o meno. Potete tranquillamente pensarla come una serie di consigli, visto che poi, come dice il saggio, un libro che non si è mai letto è un libro nuovo. [...]


Il Meglio


22/11/'63 - Stephen King

Io adoro Stephen King ma in questo listone non lo vedrete solo nel meglio. Fortunatamente questo mattoncino intitolato come la data dell'omicidio di JFK è un romanzo riuscitissimo. La storia è quella di Jake, professore d'inglese che trova una porta che lo fa viaggiare nel tempo fino al 1958. Di lì, sotto consiglio del suo amico Al, decide di organizzarsi per salvare, qualche anno dopo, la vita al presidente Kennedy impedendo a Lee Oswald di sparare.
È un romanzo nel quale S.K. dà il suo meglio da parecchio tempo a questa parte; l'ambientazione è sublime, raccontata con la solita cura strepitosa e resa ancora più ricca dal fascino degli anni 60. La vicenda poi è talmente avvincente che il libro scorre via, si incastra un pochino -inaspettatamente visto che è la parte principale- nel punto in cui appare Oswald e la storia entra nel vivo, ma si riprende con una grandissima parte finale. A coronare il tutto c'è una storia d'amore che forse è tra le migliori mai uscite dalla penna di King.
È uscito alla fine dello scorso (scorso) anno, quindi potremmo pure considerarlo un libro del 2012. Nel caso, sarebbe uno dei più belli.


Il Mondo Nuovo \ Ritorno al Mondo Nuovo - Aldous Huxley

Ne ho parlato appena qualche giorno fa, ma Il Mondo nuovo merita a pieno titolo di essere inserito tra i libri più belli che ho letto quest'anno.
Come in 1984 di Orwell, Huxley dipinge una distopia, una società controllata dall'alto e priva di qualsivoglia libertà personale. A differenza della storia del Grande Fratello, però, quella del Nuovo Mondo è una oppressione pacifica, subliminale, è la soppressione di ogni pensiero sovversivo a monte. Gli abitanti del Mondo Nuovo sono educati fin dalla più tenera età a sottostare al pensiero comune e ad addormentare ogni istinto di ribellione con del Soma, una droga fortemente consigliata dal governo stesso. Per il resto viene fornito loro ogni bene in grado di addormentare la loro coscienza, a patto che non escano mai fuori dagli schemi. Una versione distopica dell'universo molto più vicina a noi di quanto non fosse il pugno di ferro tenuto in 1984. Assolutamente inquietante. Ultraconsigliato.


Farenheit 451 - Ray Bradbury

Altro classico della fantascienza distopica, Farenheit 451 è la storia di Montag, pompiere che vive in un mondo nel quale la cultura è al bando. Infatti, in questo universo parallelo (ma manco tanto) i pompieri sono addetti a bruciare i libri per favorire la dilagante ignoranza che ammorba la popolazione. La gente è ipnotizzata dalla televisione (che ormai è così tecnologicamente avanzata da permettere un'interazione tra i personaggi che la abitano e gli spettatori) e viene indotta a vivere di fretta in modo da non avere mai momenti per pensare.
Di nuovo inquietanti i paralleli che nascono col nostro mondo, ottimo lo stile i scrittura (pulito, asciutto, senza mai una riga di troppo, praticamente perfetto) e contenuto nelle dimensioni, di modo che anche chi di solito non ama dedicare tempo alla lettura possa divorarselo nel giro di poche ore. Il finale, poi, è una roba da piangerci sopra.
Meraviglioso.


American Psycho - Bret Easton Ellis

Allucinante, tanto per la violenza rappresentata quanto per il messaggio che porta. American Psycho è la decostruzione dell'edonismo, dello yuppie reaganiano, la distruzione del pensiero egoista.
American Psycho è un libro che, in un certo senso, mi ha cambiato dentro; mi ha ferito con un coltello di due metri e, a forza di coltellacciate, mi ha lasciato un segno. È un romanzo che vive della decadenza del suo protagonista: Patrick Bateman, uno fra tanti convinto di essere un lupo in un gregge di pecore; un uomo che dell'etichetta fa un dogma religioso; un uomo che darebbe l'anima per prenotare al ristorante più in della città. Un uomo che, come tale, è triste, solo e convinto di essere unico nel suo genere, di avere il controllo su tutti e di essere abbastanza interessante da non poter essere dimenticato.
Beninteso che è un romanzo per stomaci forti, perché le violenze che Bateman compie sulle sue vittime sono atroci, questo è uno dei libri più potenti che mi sia mai capitato di leggere in vita mia. Se vi sentite in grado di potervi immergere in una storia così marcia ma assolutamente autentica (tra l'altro scritta in modo magistrale, ossessivo e praticamente perfetto) leggetelo assolutamente.


Pastorale Americana - Philip Roth

Altro romanzo che in una eventuale classifica finirebbe estremamente vicino alla vetta. Pastorale Americana è la storia di Levov, lo Svedese, vero e proprio emblema americano del ragazzo biondo e popolarissimo, di quelli che esplodono nelle scuole superiori e poi sfrecciano via come meteore, lasciando un segno nella vita dei fortunati che hanno assistito al fenomeno.
Levov incarna il sogno americano: è bello, è ricco, ha una moglie meravigliosa e una figlioletta, Merry, alla quale vuole un gran bene.
Ma che succede quando il sogno americano si trasforma in un incubo?
Pastorale Americana è un libro spietato, tratteggiato da una delle penne stilisticamente più impeccabili che abbia mai avuto il piacere di leggere, ribalta la concezione dell'eroe americano e sembra voler suggerire, in ognuna delle pagine piene di dolore che si susseguono in una spirale di follia, prima omicida e poi emulativa, che non importa quanto si è perfetti: la vita riserva dolore per tutti.
Una corsa di cinquecento pagine attraverso battaglie generazionali che non lasciano scampo a nessuno dei personaggi, che puntano il dito contro la loro immobilità, che suggeriscono quanto sia folle credere di poter comprendere a pieno una persona. E poi ha uno dei finali più belli di sempre.
Questo è un libro che consiglierei a tutti.


Sunset Limited - Cormac McCarthy

Sunset Limited è un dialogo lungo più o meno un centinaio di pagine tra un ricco e borghese bianco aspirante suicida e un nero povero in canna e timorato di Dio. L'argomento principale è la morte.
Posto che secondo me è un libro che andrebbe letto anche solo perché è perfetto a livello puramente formale, cioè è un dialogo che sembra vero, che suona di una musicalità perfetta e che, sopratutto, pur essendo piuttosto lungo (cento pagine di botta e risposta) non è mai banale o noioso, Sunset Limited è meraviglioso anche a livello di contenuto.
Prima di tutto perché somiglia a una partita di scacchi (non a caso, secondo me, l'idea di scegliere un protagonista bianco e uno nero) e poi perché assume in più di un'occasione le sembianze di uno scontro teologico e filosofico tra la vita e la morte, senza che nessuna delle due prevalga sull'altra. Nella stanza dove si ambienta il racconto il bianco e il nero si mescolano, non c'è giusto o sbagliato, si è presi nel mezzo, come un terzo partecipante alla diatriba, mentre fuori dalla stanza il mondo urla di rabbia.
L'unico inconveniente è il prezzo dell'edizione Einaudi, piuttosto alto per il numero esiguo di pagine, però sappiate che vale tutti i vostri soldi.


La penultima verità \ Scorrete lacrime, disse il poliziotto - Philip K. Dick

Doppia nomination per Dick.
La Penultima verità è questa storia allucinante di un mondo costretto a vivere sotto terra per via di una guerra che non esiste più. Miliardi di lavoratori vengono giornalmente illusi dai potenti in superficie che il pianeta è sconvolto da battaglie e che il posto più sicuro del mondo è il sottosuolo dove poter lavorare, produrre e campare a lungo. Per tenere in scacco i poveracci, i ricchi usano la televisione, i giornali e la radio. Leggendario il finale, splendide tutta una serie di immagini che compongono il quadro orribile architettato dai disgustosi sovrani.
Scorrete lacrime è la storia di un presentatore televisivo che, in seguito a un incidente, finisce in un mondo nel quale non è mai esistito. Il protagonista (così come Dick in quasi tutti i suoi romanzi) si trova a chiedersi qual è la realtà e se ha davvero significato considerare il proprio universo come unico e vero. Anche qui, finale da incorniciare che lancia una luce sinistra e inquietante su tutto. E intendo davvero su tutto: la storia, l'universo, le persone; è davvero così facile influenzare gli avvenimenti?


Stanley Kubrick e me - Filippo Ulivieri e Emilio D'Alessandro

Ultimo, ma non meno importante, Stanley Kubrick e me. Uscito quest'anno, si conferma come una delle letture più piacevoli degli ultimi dodici mesi.
La storia è l'incredibile vicenda del signor D'Alessandro, partito da Cassino e arrivato a Londra a lavorare per uno dei più geniali registi della storia del cinema. Quello che rende grande questo libro, oltre a una forma appassionante, mai troppo verbosa e perfettamente in linea con i toni della storia, sono le figure che lo abitano: il signor Emilio e Stanley Kubrick. Si viene costantemente sorpresi dalla loro umanità, dall'umiltà del primo e dall'ingenuità del secondo. Si finisce quasi per considerarli amici, e ci si sente vittime di quella magia letteraria che solitamente ci convince che i personaggi di cui stiamo leggendo esistano veramente, in qualche universo parallelo. Solo che in Stanley Kubrick e me è tutto vero, ma ce se ne accorge solo quando si arriva alle foto.
Consigliato senza riserve, che siate amanti del cinema o meno non è importante.



I libri che Gnì


Dannazione - Palahniuk

Palahniuk non ne azzecca una da tempo. Chiariamoci: con questo Dannazione le cose sarebbero potute andare molto peggio, perché in fin dei conti la storia fila e non ci sono grossi svarioni, però gli manca del tutto il mordente che aveva nei suoi primi romanzi.
La storia racconta di Madison, una ragazzina che finisce all'inferno e durante il romanzo ascende a un potere superiore man mano che prende coscienza della composizione degli inferi e del motivo per il quale è passata a miglior vita. L'intreccio è carino, anche interessante a momenti, però non ha mai un guizzo di genio e viene completamente affossato da una parte finale clamorosamente sotto tono, a tratti ridicola. Forse è un buon segnale per il futuro (perché di certo è meglio degli altri suoi ultimissimi lavori), ma Dannazione non convince in pieno e rimane una storiella trascurabile.
L'edizione economica è uscita nel corso del 2012.


La leggenda del vento - Stephen King

Il libro del 2012 di Stephen King mi ha lasciato abbastanza deluso. Non è un brutto romanzo, e deve molti dei suoi pregi al fatto che è ambientato in uno degli universi narrativi più interessanti di sempre -quello della Torre Nera-, però non riesce ad andare oltre al ruolo di favoletta che s'è ritagliato.
La storia si ambienta tra il quarto e il quinto capitolo della saga e vede Roland e il suo Ka-Tet ripararsi in attesa che la tempesta, la Starkblast, passi. Durante queste ore Roland racconta ai suoi amici una storia di gioventù che al suo interno racchiude un'altra storia, una favola (la leggenda del Vento, per l'appunto), che Gabrielle Deschain raccontava al piccolo Roland. E così, con questa struttura da scatole cinesi, il romanzo scorre via, leggero, per poco più di trecento pagine.
Ora, la storia che dà il titolo all'opera è indubbiamente bellina, piacevole e non sarebbe sfigurata all'interno di una qualche raccolta di racconti, il resto però è altamente trascurabile e il fatto che bisogna sorbirsi questa "operazione nostalgia" come pretesto per la favola mi ha un po' indispettito.
In definitiva, non un libro detestabile, ma considerando che è l'unico romanzo di King uscito quest'anno mi sarei aspettato di meglio.


Hunger Games - Suzanne Collins

Che in realtà non è nemmeno un libro gnì, nel senso che mica mi ha deluso, anzi: considerando che partivo con le aspettative sotto le scarpe mi è pure piaciuto abbastanza.
Hunger Games è un romanzo leggerino che se ne frega di un'ambientazione e un concept potenzialmente esplosivi, immolandoli a favore di un romanzo di puro intrattenimento che però non disdegna qualche lagna sentimentale da parte di Katniss, la protagonista che spacca il culo ai passeri.
Ha dalla sua un ritmo invidiabile e questa intrigante forma del torneo a eliminazione (letteralmente) diretta, tutto il resto rimane leggermente sacrificato. Un po' dispiace perché magari qualcosa, qualche aspetto che vada oltre alla truculenta mattanza di giovinotti, la Collins l'ha pure azzeccato (magari a culo, senza volerlo) però con una storia del genere si poteva dire tanto. Tanto di più che non i drammetti della protagonista che è indecisa da quale dei due bellocci farsi corteggiare (perché mi sento un signore, va)




I libri che no


Apocalisse Z, i giorni oscuri - Manel Loureiro

Che è a mani basse il libro più brutto che ho letto quest'anno.
Il primo Apocalisse Z era una piacevole variazione sul classico tema zombie e funzionava grazie alla struttura sotto forma di diario (anche se allo stesso tempo proprio per via di quella forma particolare presto o tardi finiva per spezzare la sospensione dell'incredulità; cazzo scrivi un diario quando sei intrappolato in un armadio assediato da zombie?), questo l'abbandona in favore di un racconto più classico, in prima persona. A questo si aggiunge un intreccio piattissimo che evidentemente serve da rapporto con il terzo capitolo -o magari no, erano solamente finite le idee- e delle trovate talmente di cattivo gusto che mettono a rischio la voglia di continuare a leggere.





L'Uomo di Paglia - Michael Connelly

Uscito a fine 2011, questo L'Uomo di Paglia non è un libro brutto ma, peggio, è un libro piatto.
Seguito del ben più fortunato Il Poeta (quello sì un bel libro), L'Uomo di Paglia ne ricicla i personaggi e fa affrontare loro questo Spaventapasseri, che ovviamente è un killer (la cui identità viene svelata a poche pagine dall'inizio del romanzo, tanto per seguire su due filoni diversi le indagini del protagonista).
Tanto fumo e poco altro, purtroppo, perché i colpi di scena latitano e la vicenda non entra mai nel vivo. La parte interessante è quella che esula dal thriller, cioè la vita privata del protagonista che, giornalista del cartaceo, è alle prese con l'ascesa al potere del giornalismo su internet. Il resto è noia.


Il Re Pallido - David Foster Wallace

Di nuovo: non un brutto romanzo, ma Il Re Pallido si porta appresso tutta una serie di problemi che partono dalla sua natura incompiuta, fino ad arrivare a una estrema mancanza di pulizia.
Posto che credo fortemente che Wallace, per come ho avuto modo di leggerne, piuttosto che pubblicare una bozza (perché di questo si tratta) di un suo romanzo incompiuto avrebbe preferito dargli fuoco e cancellarlo per sempre dalla faccia della terra, Il Re Pallido è il romanzo sul quale il buon David stava lavorando prima di togliersi la vita nel 2008.
È una storia che parla di noia e lo fa in modo - come di consueto per Wallace - straordinario, con uno stile inconfondibile e una proprietà di linguaggio fuori dal comune. Detto questo ci sono intere decine di pagine così belle che grondano del puro genio di un autore che è già di culto, ma ancora di più sono quei momenti che, poco rifiniti, sono stati buttati nel mucchio per fare misura. Credo che questo Il Re Pallido sia in parte un'operazione commerciale spietata e in parte l'ultimo atto d'amore verso uno degli scrittori più geniali della sua generazione.
Sono combattuto e considerando l'ammirazione che provo per Wallace questo non è assolutamente un buon segno.

Non ne ho parlato prima, ma ne avrei parlato esattamente in questi termini.

Guida Galattica per Autostoppisti - Douglas Adams

Questo mi rende una persona brutta probabilmente ma ho detestato il primo libro della serie di Douglas. Avendo acquistato anche il secondo, me ne sono tenuto alla larga.
Che c'è da dire? Non mi ha colpito. Non mi ha mai fatto ridere, non mi ha mai fatto riflettere e, peggio ancora, non mi ha intrattenuto. No, in realtà è inesatto, perché il prologo, quelle dieci paginette iniziali sulla vita del mondo sono meravigliose. Quelle sì che mi hanno divertito e fatto riflettere: la potenza di questo libro si ferma tutta lì, secondo me.
Il resto è un'accozzaglia di nomi e di situazioni che dovrebbero divertire ma che in realtà di divertente non hanno niente (l'unico momento bellino è la creazione del computer che sa calcolare la risposta a tutti i segreti dell'universo, ma anche quello culmina in un momento comico tutt'altro che esaltante). L'ho trovato addirittura un libricino pretestuoso e senza mordente. Ve l'avevo detto che ero una brutta persona.

5 commenti:

  1. Sei proprio una bruttissima persona per "Guida Galattica", ma proprio brutta brutta. Ma ti vogliamo bene lo stesso <3
    Alcuni già letti, alcuni li devo recuperare, altri sono già nel comodino ad aspettare.

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  2. Scusate il ritardo, sono stato impegnato ad abbuffa... hem... lavorare... no cioe, mangiare fino a... no no, lavorare, accendiamola!

    Si, sei una persona orribile.

    Pero non tutto e' perduto. A meno che nemmeno rat-man ti faccia ridere. A quel punto, si, e' tutto perduto.

    Procurati il quarto libro della serie "Addio e grazie per tutto il pesce". Questo e' un consigno che nessun fanatico della serie ti darebbe perche' e' diverso da tutti gli altri, ed e' anche meno divertente; ma e' un po' piu' sognante e "Delicato" (almeno nella prima parte), e potrebbe farti cambiare idea; peccato solo per il finale in cui scaga un po'.

    Poi, leggiti "Dirk Gently, agenzia di investigazione olistica". E' un distillato di guida galattica a cui e' stata tolta la "Polpa nerd" che e' quella che di solito da' fastidio ai non fanatici. Ed e' notevole per un libro nato da un un episodio di Doctor Who mai realizzato... (spero di non averti definitivamente perso) Secondo me' e' il meglio che D.A. abbia mai scritto, titoli di album dei Pink Floyd a parte.

    Lo so che e' dura, ma ne va della tua riabilitazione, per farti capire quanto e' importante, d'ora in poi cambio identita' :)

    Prima
    asdert

    Ora
    slataf (So Long, And Thanks for All the Fish)

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    1. Siamo salvi: adoro Ratman!
      Per i consigli, quando saró pronto faró il passo...
      Grazie!

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  3. Si, sei una brutta persona :P

    no, non è vero.

    da adoratore di tutta la serie della guida galattica ho letto la tua recensione e la prima reazione non era delle più educate dentro di me..
    poi il tempo di rileggere e capire che giustamente hai espresso la tua opinione in maniera divertente, dimostrando di averlo letto e valutato senza pregiudizio.

    Quindi tanto di cappello.

    Solo un suggerimento
    (altrimenti non sarei un fan della serie)
    dagli un'altra chance! :p

    Bel blog, anche se mooooolto simile all'antro atomico.
    Saluti

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    1. Manhattan ci ha svezzato tutti :)
      Gli darò un'altra possibilità più in là, magari in una altro momento ma lo farò! :D
      Grazie :)

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