martedì 15 gennaio 2013

Vita di Pi - Ang Lee


L'ho visto in ritardo perché fin dal primo giorno mi sono rifiutato di andarci. La colpa non è proprio del tutto mia. È che nel primo trailer che ho visto è uscita fuori a tradimento la scritta: "Il nuovo Avatar!". Mi sono sentito un po' come quando un tuo amico ti presenta una ragazza, te le stringi la mano e lui ti fa l'occhiolino e ti dice: "Oh, questa è la nuova Cicciolina". Un po' ci rimani, inevitabile.
Complice il fatto che s'è beccato novecento nomination agli oscar, ho deciso di dargli una possibilità e, con un po' di fortuna visto che ormai lo stanno togliendo ovunque, sono andato a vederlo. [...]


Vita di Pi è la storia di questo ometto indiano con il nome particolare che racconta a un romanziere fallito la storia della sua vita. Questo Pi è cresciuto in India in uno zoo, non nel senso che viveva in una gabbia ma nel senso che il padre possedeva uno zoo e lui ci ruzzolava dentro tutto il giorno. Mente eccelsa (perché indiano, probabilmente) conosceva a memoria tutte le cifre del Pi greco prima ancora di sapersi allacciare le scarpe, e preso da febbre mistica passava il tempo a unificare religioni e adorare divinità (ci torniamo poi su questa cosa che è davvero un colpo di genio). Un giorno il padre di Pi, spinto dalla crisi, decide di vendere tutto e trasferirsi nel Canadane a bordo di una nave. Una notte, durante una terribile tempesta, la nave affonda, Pi è l'unico superstite ma finisce per dividere la scialuppa di salvataggio con un nutrito gruppo d'animali che poi si va sfoltendo fino a quando non rimangono solo lui e la tigre Richard Parker. Sì, lui si chiama Pi e la tigre Richard Parker.


Vita di Pi vuole essere un favolone adatto a tutti i palati. Ci riesce a metà, nel senso che l'effetto visivo è pienamente riuscito (seppure esageratamente posticcio fino a spingersi alle soglie dove effettivamente solo Avatar aveva osato), la meraviglia davanti all'immagine promessa fin da quella minacciosa presentazione nel trailer è rispettata. Vita di Pi è effettivamente bellissimo da guardare, gli effetti sono realizzati magistralmente e sottolineati da un 3D di livello. È bello perdersi in quelle immagini così colorate (e laccate), negli scenari (posticci) e nei meravigliosi effetti (digitali) che Ang Lee ha utilizzato per sottolineare la maestosità dell'oceano. Dall'altra parte però, cioè quella del film vero e proprio, al di là del luccichio, le cose non vanno poi tanto bene. Si segue con piacere, non è mai pesante o noioso ma c'ha un difetto importante: è un gran paraculo.


Pi fa riferimento continuamente a dio. A come dio l'abbia salvato, a come dio l'abbia mantenuto in vita, a come dio gli sia servito, sperduto in mezzo al mare, per non perdere la speranza. Non solo: dio è, indiscutibilmente in questo film (dato che l'unica voce fuori dal coro, quella del padre di Pi, viene tagliata fuori dagli avvenimenti piuttosto presto), un'entità viva, onnipresente, che si materializza spesso sotto le sembianze di tanti fenomeni o avvenimenti che salvano la pelle al giovinotto e alla sua tigre. A questo punto sarebbe lecito chiedersi a quale dio si fa riferimento visto e considerato la cultura esotica del protagonista. E qui Pi ti frega con nonchalance: lui è cattolico, indù, ebreo, mussulmano, buddista, della Roma e della Lazio. Mo' perché Scientology non era ancora arrivata in India (vai Tom, pensaci tu!), perché altrimenti vedi che du' alieni messi bene ci stavano. Pi ha conciliato tutte le religioni dell'universo, contraddicendo in questo modo metà dei comandamenti religiosi professati. Si parla di fede, quindi, più che di religione in senso stretto, ma il come è sempre estremamente furbetto.
Sinceramente sarà il mio spirito ateo, la mia avversione per la religione o quello che volete, ma sentire chiamare in causa dio (l'Arlecchino divino di Pi) con tanta leggerezza e in modo così plateale e spicciolo mi ha infastidito.


Il finale è furbo anche quello nel non prendere una posizione (ma anche nell'ennesima strizzata d'occhio al sistema religioso) ma forse distoglie un pochino dall'eccessiva retorica del tutto.
In definitiva un film discreto, che si guarda con piacere ma che, secondo me, cade troppo spesso nella trappola del melenso e retorico a ogni costo. Dio mi perdonerà. Un dio qualsiasi mi va bene.
Una cosa è sicura: dopo 'sto film qualcuno si farà ammazzare da una tigre. Ipse Dixit.

1 commento:

  1. a me è piaciuto tantissimo e pensare che non volevo neppure andarlo a vedere!

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