lunedì 4 marzo 2013

Dead Space 3 - Soldati spaziali contro Elton John


Li avevamo lasciati così: Isaac salvato all'ultimo minuto, dopo il tentativo di suicidio più pigro della storia; Ellie senza un occhio, alla guida dell'astronave cazzuta che riesce a salvare il simpatico protagonista proprio pelo pelo, mentre l'universo gli crolla sulle spalle.
Dead Space 2, ne avevamo parlato a queste coordinate ormai un centinaio di anni fa, su questi lidi era piaciuto assai. L'avevo definito l'Aliens della saga di Dead Space: più mostri, più armi, più adrenalina. Adesso sono un po' in imbarazzo, perché il vero: "Stai lontana da lei, maledetta!" è questo terzo capitolo.
Sapete, da quanto vi ho scritto un po' di tempo fa, parlottando di DMC, quanto per me non sia un periodo felice per i videogiochi, eppure questo Dead Space 3, con tutte le pecche che si porta dietro, m'è piaciuto molto. [...]


Dicevamo, li avevamo lasciati insieme, Isaac e Ellie, reduci dalle avventure catastrofiche del secondo capitolo. All'inizio di questo sequel li troviamo cambiati: Ellie non ci ha messo molto a trovarsi un altro uomo (e un altro occhio) e Isaac, di contro, è diventato Gerard Butler.
Ma le cose ci mettono poco a precipitare, perché... no, seriamente, le cose precipitano, nel senso che ben presto Isaac si trova catapultato all'interno di un nuovo (vecchio) incubo fatto di creature mostruose e urlanti, però se vi dovessi proprio spiegare il perché avrei qualche problemino. Mettiamola così: in Dead Space 3 le vicende sono perlopiù narrate attraverso textlog, diari lasciati qua e là da poveri cristi ormai divorati, che presuppongono che il giocatore si fermi a leggere le memorie silviopelliche dei defunti. Memorie che io ho letto, per una buona metà di gioco, ma che poi ho preferito collezionare senza tanti impegni, senza sforzarmi troppo di leggere e capire. Un po' come facevo con i POG quando ero piccolo, insomma.
A onor del vero va detto che ogni tanto Isaac ci prova a raccontare la storiella (c'è addirittura tutto un momento nel quale si racconta da solo la trama, splendido), ma la sua versione sa molto di storia d'amore tormentata.
Pretesti, insomma, fortunatamente poco presenti, per gettare in faccia ad Isaac e al giocatore una secchiata gelida di orrori.


Prima che il gioco arrivasse nelle mie mani, temevo uno svaccamento della formula in stile Resident Evil. Pareva destino: i video di gameplay con il compagno comandato dal secondo giocatore parlavano chiaro, e così l'atmosfera ben più caciarona dei due prequel.
Chiariamoci: è così che è andata, nel senso che la tensione costruita puramente sui suoni ostili dell'ambientazione e il terrore montato sapientemente -come nemmeno un mobile di Ikea- grazie all'atmosfera, sono belli che andati. In Dead Space 3 potete stare certi che qualsiasi delle aree che sarete costretti a esplorare nasconde una vagonata di nemici. Più quantità insomma, e una dose massiccia in meno di quel genuino senso di spaesamento che animava le avventure precedenti di Isaac.
A supporto del cambio di rotta, però, c'è sempre un sistema di gioco divertente e solido, che funziona alla grande contro le bestie immonde (e nel finale squisitamente lovecraftiane) e invece è oggettivamente goffo quando si tratta di affrontare avversari umani. Sono poche le occasioni in cui rivolgere le armi contro i cicisbei che sparano contro Isaac (vi giuro, mi piacerebbe spiegarvi il perché ma credo di non averlo afferrato benissimo; so solo che sono controllati da un invasato che sembra Elton John), ma in quelle occasioni il gioco ruzzola fuori dai binari e si trasforma in una esilarante gara a chi spara per primo.
A tal proposito, da segnalare la possibilità un po' caotica all'inizio ma divertente poi, di poter customizzare in tutto e per tutto le armi da fuoco, costruendole a partire dai singoli componenti oppure truccandole per farci le sgasate, le pinne e le corse clandestine. È pur vero che le quindicimila variabili disponibili in fase di creazione sono in gran parte inutili ma meglio abbondare che deficere.


L'avventura poi dura uno sproposito: nel caso ci si voglia dedicare alle missioni secondarie che si incontrano lungo la via si raggiungono tranquillamente le tredici ore a difficoltà elevata (mentre il livello di difficoltà impossibile, pare studiato più per la cooperativa che per il gioco in singolo), e sono tutte ore di gameplay puro, senza interruzioni fastidiose né spazio concesso a una narrazione evidentemente goffa e inutile. Tante ore di frattaglie aliene e picchi nel muso.
Non posso far altro che consigliarvelo, perché è l'evoluzione più genuinamente riuscita di quanto voleva fare la saga di Resident Evil con la sua virata all'action. Solo che lì si è impattati contro un sistema di gioco da ginocchiate sui denti, e qui la promessa è stata mantenuta.
Aspettate che crolli il prezzo, come ogni buon Dead Space che si rispetti (c'è una congiura, un affare di sette oscure e scie chimiche che non vogliono farci sapere), e poi fatelo vostro.

1 commento:

  1. A me è piaciuto tanto e il senso di ansia e pericolo imminente è rimasto.. inoltre le ambientazioni sono discretamente variegate, consigliato :)

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