sabato 2 agosto 2014

Apes Revolution: Il Pianeta delle scimmie - La rivoluzione non c'è, ma il film è bello

Ciao Patati. Scusate l'assenza, ma qua l'estate si lavora e si fatica, quindi il tempo libero è poco e quel poco viene divorato dal nuovo acquisto di casa: Wii U. Se volete sapere cosa ne penso dell'ultima console Nintendo, potete andare qui. Se volete sapere cosa ne penso dei giochi che sto divorando, vi basta aspettare qualche giorno perché ho voglia di scrivere un articolo qua su Panino in cui ne parlo al volo.
Comunque, causa anche penuria cinematografica, mi sono allontanato dal blog per un mesetto ma torno, con buone nuove, in occasione dell'uscita di Apes Revolution: Il Pianeta delle scimmie. Che in originale si chiama come il film precedente da noi (Dawn of the planet of the Apes, l'alba del pianeta delle scimmie, perché all'epoca dell'uscita di Cesaretto nostro, i traduttori nostrani hanno ben deciso di tradurre "Rise" con "Alba". Tanto te pare che poi fanno un film che si chiama così? E infatti) generando una confusione non da poco. Resta comunque un fatto: l'unica salvezza in un'estate cinematografica da dimenticare è una scimmia. Una scimmia con un nome davvero fico.


Che poi in Apes Revolution non c'è nessuna rivoluzione. Voglio dire, il film inizia con l'epidemia che ha già devastato l'umanità. Gli umani sono così pochi che sembra di essere finiti in una riunione di condominio il mercoledì sera.
Le scimmie, d'altro canto, sotto la guida di Cesare hanno prosperato, hanno imparato il linguaggio dei segni e addirittura qualche vocalizzazione. Hanno una gerarchia quasi monarchica, stanno imparando l'uso del segno in quanto alfabeto, sono rette dalla convinzione fraterna del volemosebe' che nessuna scimmia deve uccidere un'altra scimmia. Fatto sta che gli umani, per quanto pochi, riescono comunque a fare casini e, incrociando i destini con quelli delle scimmie, viene fuori il papocchio.
Perché, e il film è ben attento a sottolinearlo come nemmeno fosse un novello La Fattoria degli animali, tanto più ci si avvicina a una struttura sociale simil-umana, quanto più si commettono gli stessi sbagli mossi da sentimenti di invidia, odio e sete di potere. E allora ecco che l'autorità di Cesare viene messa in dubbio dal malvagio Koba e che, dall'altra parte, un Gary Oldman (nel suo quarto d'ora scarso di minutaggio) in balia degli eventi comincia a elaborare una strategia che prevede la forza bruta.
Insomma, l'atmosfera è piuttosto quella della guerra imminente e, a reggere gli argini, da una parte Malcolm umano dal cuore d'oro e gli occhi languidi, dall'altra Cesare, quasi cristologicamente assunto a profeta del popolo delle scimmie.


Togliamoci il dente: cosa non va in Apes Revolution? Dura un po' troppo, c'è qualche lungaggine che mi sarei evitato volentieri, il personaggio di Malcolm è tagliato con l'accetta e a nessuno interessano le sue vicende famigliari.
Tutto sommato niente che sia davvero grave, la visione scorre liscia, il film è un intrattenimento di qualità, perfino girato bene, ed è interessante anche in un discorso antropologico vedere come una differente evoluzione porterà al domino della razza scimmiesca sulla terra. Voglio dire rivoluzione o no, guerra o no, tutti questi reboot puntano tutti nella stessa direzione, e cioè quella scena immortale che chiude il primissimo film.
Inutile nascondere che Apes Revolution è un film estremamente Re Leone in una scala da zero a AAAAAATZUEGNA, che a una certa t'aspetti Ivana Spagna con quegli occhi piccoli piccoli e gli zigomi così gonfi che pare uscita da un film di Lynch. E Koba è così palesemente ispirato a Scar, perfino nella cicatrice, che la chiusura del cerchio (della vita) dopo due ore e passa di film non poteva proprio essere diversa, e ti lascia con un sorrisino compiaciuto.
Ma nello svolgimento Apes Revolution ti cita con gusto non solo quella storia crudele che ha lanciato gli Gnu in vetta alle classifiche dei più grandi figli di puttana della storia del cinema, ma anche due autori che non ti aspetti: Walter Hill e Romero.
C'è un momento (e non dirò quale ma è palese per chi conosce i due film in questione) in cui l'avventura di Cesare ricorda da morire I Guerrieri della Notte; tutta la seconda parte è quasi una rilettura de La Terra dei Morti Viventi con le scimmie al posto dei non morti (e senza cagne dal cognome importante). Anche se finisce per sbrodolare in un confronto finale a mazzate in capa con qualche esplosione di troppo.
È un bel blockbuster, che è più di quanto si potesse sperare in un'estate in cui in sala c'è una qualità media che rasenta lo zero assoluto (Transformers 4 è la solita vergogna di Bay, Anarchia: la notte del giudizio è una ciofega con una grande idea alle spalle, Le origini del male è il film più noioso e insignificante dai tempi di Paranormal Activity).
Se come me eravate a digiuno di cinema da troppo tempo, approfittatene. Cesare non vi deluderà.

Ah, in sala ha suscitato grande ilarità la visione di Cesare e i suoi sottoposti a cavallo. Che parlino pure, che comunicano a gesti o sparino con mitragliatori pesanti. Ma il cavallo no, eh. Non s'è mai visto.

3 commenti:

  1. Mi ci hanno portato gli amici l'altra sera. Mi è piaciuto, anche se non avevo visto il primo, e alcuni passaggi mi sono sembrati un po' oscuri. Ieri sera su Sky ho poi visto il primo, e ora mi è tutto più chiaro! Devo dire che tra i due ho preferito il secondo, e Cesare è veramente strafigo

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  2. L'ho trovato un grande film.
    Certo, un blockbuster.
    Ma un blockbuster con tanto cuore.
    E secondo me è anche girato VERAMENTE bene, alcune scene sarebbero davvero iconiche (vedi Koba che "adotta" Blue Eyes sullo sfondo del villaggio in fiamme) se non fosse per il fatto che 'sta saga è davvero sottovalutata (da me in primis). Probabilmente siamo abituati a troppi video su youtube di scimmie che seviziano sessualmente rane e si gettano cacca addosso per potersi ritagliare un posto nell'olimpo dei "personaggi fichi".

    Blockbuster sì ma BENVENGANO blockbusters così.

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