venerdì 20 giugno 2014

The Congress - Del reale e del virtuale


"Arrivato" da noi con un annetto di ritardo, The Congress è un film di Ari Folman a metà tra live action e animazione. Ho virgolettato "arrivato" perché per andare a vederlo al cinema mi sono dovuto piegare a condizioni disumane e una sala da terzo mondo cinematografico con lo schermo più piccolo di quello del mio portatile (e che ridefiniva il concetto di formato panoramico con un telo che sarà stato 17:6, o una proporzione comunque mai sentita nell'universo) posto misteriosamente a qualche migliaio di metri di altezza. Non solo, perché all'uscita eri costretto a passare per un corridoio lugubre, con i soffitti che gocciavano acqua, in un cinema totalmente deserto (era l'una di notte e c'era una desolazione da cardiopalma). Se fossi andato a vedere un horror mi avrebbero trovato due giorni dopo, acciottolato a foglia morta sulla poltroncina.
Comunque zitto, che è già tanto che l'ho trovato, un cinema che lo proiettava.


Accolto dalla critica in modo disomogeneo, The Crongress è comprensibilmente un film che divide, che fa scoppiare guerre tra amici, litigi coniugali e fratellanze distrutte.
Stiamo parlando di un film di fantascienza -alta, molto alta- che, zitto zitto, tira due sberle niente male con precisione chirurgica.
La vicenda vede Robin Wright (l'attrice interpreta se stessa e il film rimanda continuamente alla pratica della metacinematograficità) che, convinta dal suo agente -un Harvey Keitel in completo da Mr.Wolf- viene convinta a cedere i diritti di sfruttamento del suo personaggio-attrice alla Miramount, colosso della produzione cinematografica. Cedere questi diritti d'immagine significa poter ricostruire al computer le fattezze di Robin Wright e farle interpretare ogni ruolo che pare e piace alla Miramount. Alla vera Robin spetta una lauta somma di arrivederci e una vita di comfort a correre appresso al figliolo colpito da una malattia degenerativa. Robin cede i suoi diritti con un contratto che la vincola per vent'anni.
Trascorsi i vent'anni torna alla Miramount per firmare un nuovo accordo. Solo che la tecnologia è diventata questione biologica: esiste una sostanza che altera l'organismo umano catapultandolo in un universo di fantasia pura. Robin deve entrare in questo mondo fantastico per accedere alla sede della Miramount e ascoltare quali sono le clausole del nuovo contratto.


The Congress nel suo essere un film non proprio facilmente digeribile, affronta tematiche attuali, interessanti e vicine a quelle care a Philip Dick. Il soggetto tratto da un romanzo di Stanislaw Lem, con l'occasione di parlare di realtà e finzione (in modo poi non dissimile da quanto faceva David Cronenberg in eXistenZ) sposta continuamente la luce dei riflettori. Nella prima parte il film sembra legato alla tematica dell'attore come burattino, semplice prodotto dell'industria cinematografica, marchio non così lontano concettualmente da quello della Coca Cola, che può essere venduto in quanto tale. Allora ecco che con la tecnologia è letteralmente possibile scollare di dosso quel marchio dal divo di turno e applicarlo su ogni prodotto. Chiara l'impostazione accusatoria di un certo tipo di cinema prodotto in serie, senza alcun tipo di velleità artistica. In questo modo è possibile completare la metamorfosi dell'attore: creta nelle mani del regista.
Essenzialmente il bersaglio poi si sposta: trascorsi vent'anni, e con una tecnologia ormai irrecuperabilmente spinta sull'orlo del fantastico, The Congress diventa un film sulla potenza del virtuale. O meglio: un film che ipotizza sulla potenza immaginifica del virtuale se questo divenisse biologico.
Accantonando il discorso caro al filone di fantascienza che segue un indirizzo simile (Cosa è reale e cosa no? Qui è chiaro da subito che il mondo dei cartoni animati non esiste fisicamente ma è percettivamente reale quanto quello vero) il film si concentra piuttosto sulla realtà virtuale come naturale -e un po' distorta- evoluzione della realtà effettiva. Siamo creatori di mondi, avatar senza età, liberi di inventare regole, aspetti, mondi e storie. Il distillato di "libero arbitrio" che viene venduto all'interno di questo universo, la modificazione della chimica genetica, non fa che sottolineare l'aspetto virtualmente infinito della mente umana.
Il discorso di Folman, che sembra per niente intimidito da un cambiamento tanto oscuro quanto piuttosto affascinato dalle capacità immaginifiche e creative del potere della mente, è che un cinema che tende all'eliminazione della fisicità è un preludio. Un preludio a una svolta in cui ognuno può rinunciare alla forma fisica ed essere chi vuole (ironicamente è incredibile come le persone cedano al desiderio di assumere sembianze di icone del cinema, mascotte pubblicitarie, perfino idoli religiosi celebrando un culto della personalità che svilisce l'idea alla base della libertà di essere, e cioè essere qualcun altro). Una sottolineatura a matitona rossa del solipsismo come adorazione del sé che caratterizza una società che tende all'isolamento. Un tentativo non così distante da quello che Jonze ha portato sullo schermo col suo bellissimo Her: l'essere umano come mondo a sé, inesplorabile da altri. Da qui la svolta catastrofista del finale di The Congress: in un universo in cui ogni essere umano ha facoltà di creare un mondo in suo potere non c'è alcun desiderio di mantenere vivibile quello che ha in comunione con gli altri esseri umani.


The Congress è un film che ha anche qualche ombra: il rapporto di Robin con il figlio sembra messo lì per arrivare per forza al cuore dello spettatore (troppo lacrimoso, quando invece la tematica della degenerazione percettiva sottolinea bene la trasformazione del mondo). C'è qualche discreto pippone che mi sarei evitato e invece qualche aspetto che avrei approfondito volentieri (l'altra figlia dell'attrice, Sarah, fa parte di un corpo di resistenza armato al mondo della fantasia; ancora eXistenZ), ma in generale è un film che mi ha affascinato. E soprattutto mi ha fatto uscire dalla sala (intendo uscire davvero, una volta passato il terribile momento del corridoio gocciolante e deserto) con tante domande e molte questioni aperte che mi hanno indubbiamente arricchito. Non un obiettivo da poco, insomma.
Vi direi di andare a vederlo, ma a meno che non vogliate perdervi in tunnel degli orrori lasciate perdere. Piuttosto aspettate che esca in versione home video. Oppure, dai, siamo giovani, sappiamo tutti com'è che potete vedervelo, ma io non vi ho mica detto niente.

5 commenti:

  1. Più leggo le recensioni e più ne rimango stupefatto!
    Lo voglio vedere

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  2. Stavo per dire "non c'è nessun commento sull'attrice femminile", poi fortunatamente ho letto tra le etichette!

    Grande!

    Comunque lo stile grafico sembra bellissimo, come lo era in valzer con Bashir...

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  3. letto ovunque benissimo...spero di trovare presto dvd o simili per gustarmelo pur io...

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  4. Articoli interessanti!
    Ti ascolterei con piacere anche in podcast, purtroppo in più di due ore di Free Playing parlerai 5 minuti. Si parla di minuti e minuti di cose non-sense (che divertono chi le dice, non chi le ascolta) e non di cose interessanti come questo film. Ma capisco che non dipende da te.
    Ciao!

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    Risposte
    1. Ciao Daniele Grazie mille!
      Ultimamente ho davvero poco tempo e non riesco a intervenire nemmeno nel podcast! Ho iniziato a lavorare e il tempo latita!
      Però probabilmente mi faccio risentire a giorni con la recensione del Pianeta delle Scimmie Revolution.

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