mercoledì 18 giugno 2014

La filosofia del Trono di Spade - A cura di Henry Jacoby (fandom a estreme conseguenze)


Non un libro facile da reperire, questo La filosofia del Trono di Spade. Anzi, diciamo pure che quando l'ho chiesto in libreria il commesso m'ha mollato una pacca sulla spalla e m'ha detto "too' scordi". Bene, ho pensato, dovrò procurarmelo per vie illecite e leggerlo su Kindle.
In realtà non c'è stato bisogno, perché confermando la teoria del dietroungrandeuomo (ti piacerebbe, Fa') la mia grande donna l'ha trovato. Le è probabilmente costato un patto col demonio o una scarpinata fino al centro di Roma nella prima calura estiva (più o meno due ignobili sorti equivalenti), ma l'ha trovato e me l'ha regalato.
La filosofia del Trono di Spade è quello che succede quando un gruppo di professori di filosofia si appassionano alla saga di Martin. Tempo fa ho letto La fisica dei Supereroi, nel quale un professore di fisica, tale James Kakalios, prometteva di spiegare la fisica applicandola al meraviglioso mondo dei supereroi. Lo comprai con l'intendo di superare l'esame di Fisica I che mi tormentava da mesi. L'esame non l'ho superato (mai, tanto che poi ho cambiato facoltà) ma il libro mi era piaciuto moltissimo.

L'uomo da battere

Ne La filosofia del Trono di Spade questa caterva di professori si muove con competenza per giustificare il proprio fanatismo molti dei meccanismi che regolano il gioco del Trono. Certo, come ogni raccolta di saggi, alcuni di quelli contenuti all'interno del volume sono (molto) più riusciti di altri.
Tra i migliori c'è sicuramente quello curato da Littman, su come Thomas Hobbes (tristemente noto a tutti gli studenti di filosofia per Il Leviatano) reagirebbe al continuo passaggio della corona. Essendo Hobbes un discreto verme, capisci che, insomma, gli andava bene tutto purché potesse non raddrizzagli a bastonate quella schiena da pusillanime che si ritrovava. È interessante lo studio dei profili dei vari sovrani (i Targaryen prima, Robert Baratheon poi, quindi Joffrey) alla luce di quanto scritto ne Il Leviatano. Perfino la somiglianza con i comportamenti viscidini di Hobbes (oh, sì, lo adoro Hobbes, s'è capito) di Varys e Ditocorto.
Le figure maggiormente analizzate negli altri saggi sono quelle che meglio rappresentano gli estremi (e l'equilibrio esatto tra giustizia e crudeltà) nella serie: Eddard Stark, Cersei Lannister e Tyrion Lannister.
Ned e Cersei sono considerati gli opposti: uno incapace di mentire (se non per l'amore che prova verso la sua famiglia) e del tutto devoto all'onore, l'altra priva d'onore, con un'esistenza intera costruita sulle menzogne. Vengono analizzate le virtù dei due e l'impossibilità per entrambi di vivere una vita felice (il primo troppo legato alla virtù; Cersei priva d'amore se non per sé stessa e i propri figli, ma gonfia di soldi come un Briatore qualsiasi) e quindi la loro strategia all'interno del gioco (e di come Ned sia un pessimo giocatore perché "nemico onorevole" e quindi prevedibile, e infatti ci saluta da lassù sui monti con Annette).

Ned, che adesso gioca a palla con Peta e Clara

Tyrion invece è un caso particolare proprio perché riesce a coniugare una certa dose di virtù con l'abbondanza materiale di cui sopra. E insomma, sarà piccolo ma è, data la sua imprevedibilità, un gigante nel gioco e una pedina da cui gli altri personaggi devono guardarsi bene. C'è un bel saggio in cui le sue azioni vengono messe in relazione con quelle descritte ne Il Principe di Machiavelli.
Le parentesi meno riuscite sono quelle poi meno riuscite nella serie di Martin: quelle dedicate alla magia. Nei saggi vengono analizzate in relazione alla metafisica, con digressioni a proposito del modo in cui il mondo di Martin obbedisca a leggi fisiche diverse dalle nostre e a eccezioni metafisiche che rispondono soltanto a un concetto: magia. Eh, guarda un po'.
Davvero interessanti invece i saggi dedicati al relativismo culturale (sul perché non dovremmo giudicare rigidamente le usanze dei Dothraki, e sul perché invece l'incesto dei Lannister potrebbe cambiare le sorti di tutto il regno e fare un po' schifo pure a tutti, se permetti) e all'analisi del codice etico cavalleresco (che principalmente cerca di spiegare come mai Sansa è così rincoglionita). Si chiude con un'analisi sull'addestramento di Arya (e sul ruolo dei generi maschili e femminili all'interno del regno) e un capitolo conclusivo sulla Teoria dei Giochi (che ripete qualche concetto espresso in precedenza ma approfondisce la figura di alcuni dei personaggi in relazione alle regole non scritte di un gioco tanto crudele). Bene, applausi.

Tesoro mi si sono ristretti i raga... scusate, didascalia sbagliata

Il libro è scritto in modo fruibile da chiunque. Non c'è alcun bisogno di avere conoscenze pregresse su chi sia Hobbes, o Machaivelli, o Heidegger, gli scritti ti forniscono ogni dettaglio utile per comprendere la loro filosofia e afferrare l'idea alla base del loro lavoro. In fin dei conti non si tratta mica di un manuale di filosofia, ma di una enorme pippa mentale di bambinoni che hanno un entusiasmo (stra-condivisibile; io vorrei fare questo nella vita, scrivere di roba che mi piace agganciandoci altra roba che mi piace e chissene frega se poi sembra una grande forzatura) contagioso. Tra l'altro è una raccolta di saggi che riesce nell'intento di stuzzicare la curiosità verso i nomi coinvolti e lasciare al lettore l'onere di approfondire teorie e idee alla base di molti dei saggi.
Unico avvertimento: dovete essere in pari con la serie televisiva. Dico, almeno dovete aver finito questa quarta stagione, perché i riferimenti sono tantissimi e capita anche di trovare qualche lieve anticipazione di quello che succederà nelle prossime puntate. Niente di eccessivo, altrimenti sarei stato il primo a lanciare il libro contro il muro inveendo contro Hobbes.
Compratelo e custoditelo gelosamente.

Un grande grazie a Ilaria per il patto col demonio (o la scarpinata, ma è meno melodrammatico)!

3 commenti:

  1. sansa rincoglionita, ma con tante altre doti!!!!!
    Comunque grazie per il consiglio Fabio, glielo voglio regalare a papà (grande appassionato della serie) per il compleanno...
    Se non gli piace andrò a dire in giro che consigli libri brutti!

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    Risposte
    1. Vedi che era pure brutta, sarebbe stata la fine!
      Di niente :D Vedrai che è impossibile non trovarci almeno qualche spunto interessante!

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    2. io sono anche suo follower su twitter! Effettivamente è un po' stupidella di quella stupidità che solo le teenager americane sanno raggiungere!

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