giovedì 17 febbraio 2011

Quelle foto un po' inquietanti che hai sul cellulare...


Eh, lo so che pensate tutti alle cosacce. E chi lo sa magari avete pure ragione, fatto sta che non ho intenzione di svelarvelo qua, sull'anteprima dell'articolo. Per verificare con i vostri occhietti fin'ora innocenti dovrete aprire l'articolo e gustarvi l'intero trittico che sto per postare.
L'immagine d'apertura non è indicativa, e non fa parte nemmeno della collezione di cui si discute nel titolo, è solo un gustoso bonus che allegherò, integralmente, solo alla fine dell'articolo (muahuahuahhu!). Comunque sappiate che fa parte di un quesito matematico affisso fuori dalla porta di un introvabile professore universitario.

Anzitutto siete dei maiali ma questo si sapeva di già.
No, non c'è niente di porn- no! No, aspettate! Vi prometto che ne vale la pena lo stesso. Cioè, non proprio lo stesso... però ne vale la pena.
Innanzitutto è bene che sappiate che non sono un fotografo, uno pseudoartista semi gaio o un giovane cineasta con la passione per la regia (e infatti purtroppo non ho Pacey come amico), quindi in tutto questo non c'è niente che sia anche lontanamente artistico o ricercato. Però ho notato subito il potenziale morboso e malato di quello che avevo attorno, quindi la mano è scattata nella tasca (ehm...) a pescare il cellulare con cui ho immortalato queste meraviglie dell'arte ROM. Sì perché probabilmente qualche simpaticone del campo zingari nomadi che si erge, maestoso e fiero, proprio a un passo dalla gioiosa facoltà che frequento, ha le doti artistiche elencate qua sopra (tranne l'amico Pacey). Oppure c'è un gruppo di simpaticoni che si è accorto delle facce che assumo ogni volta che mi capita di posare gli occhi sulle loro composizioni e, a mo di scherzi a parte (ATTENZIONE: Gli zingari I nomadi sono tutti attori!), allestisce tutto per me.
Agevoliamoci la prima immagine della collezione:

TITOLO DELL'OPERA: "Com'è finito Schindler's List" 
Livello di inquietudine: Medio

Pregiato esempio di composizione gitana e di estro esotico. Dietro, se cercate proprio in fondo, in fondo, sotto l'immondizia e la sporcizia, c'è un gran bel significato. Analizzando l'opera, quello che risulta immediatamente visibile, è la vicinanza della bambina con il cappotto rosso (chiaro omaggio cinematografico a Steven Spielberg, quindi questi saranno pure Rom, ma Rom addestrati da Ghezzi) con la boccetta di succo di frutta. La bambina appare morta, priva di vita, o comunque abbastanza sbronza da essere collassata nella propria bile. La boccetta è vuota. Il messaggio è chiaro: Ragazzine -specie se con il cappotto rosso- dite no al succo di frutta. Sì all'alcol (davvero?)!

Particolare più inquietante: I segni violacei-bluastri sulla nuca calva della bambola (o forse è il viso privo di connotati? Questo sarebbe moooore, much more, peggiore).

Andiamo pure a presentarvi la seconda opera:

TITOLO DELL'OPERA: "Ho perso la testa"
Livello di inquietudine: Alto

Qua le cose si fanno più serie. Testa mozzata in plastica completa di capelli color platino, occhi spalancati dalla maraviglia, e bocca sorridente, di numero uno Barbie, modello: "Barbie fuori di testa".
E' possibile notare, guardando con attenzione maniacale due particolari, anzi tre, facciamo quattro:
1) Pezzettino di collo tondeggiante che sbuca dal taglio netto della carotide.
2) Numero diciannove, scritto a cifre, tipo: "19" appena sopra il luogo del delitto.
3) Linea di demarcazione bianca (il signor Conan Superdetective con gli occhiali suggerisce della stessa vernice utilizzata per tracciare il numero) che, in un certo senso, circoscrive la zona e avvisa della presenza di prove importanti.
4) Gomma, una, di converse nera, in basso a destra. Appartenente al fotografo. Quindi al sottoscritto.

Particolare più inquietante:
I capelli della bambola, chiaramente tagliati in modo netto prima della decapitazione. Fate attenzione alle punte, tutte precisamente pareggiate...

Ultima foto:

TITOLO DELL'OPERA: "Walking on the moon"

Livello di inquietudine: Molto Alto

Ma molto, molto alto. Per la precisione circa a quattro metri da terra.
Quel muro che vedete ai piedi della rete, sarà alto sicuramente più di due metri e mezzo, aggiungeteci quel bel pezzettone di rete e avrete la levatura dell'ultima opera del maestro zingaro ignoto.
Stavolta oggetto dell'attenzione dell'artista è una scarpa di donna. Una scarpa di donna che, per quanto la foto ci permette di analizzare, è praticamente nuova e porta un marchio identificabile sotto l'egida della lettera "G". Non è escluso che il maestro, che è un uomo pieno di ironia, voglia alludere al famoso "punto G" delle donne, identificandolo sotto forma di scarpa. Ora, la domanda che sorge spontanea non può che essere: come ci è finita lassù quella scarpa? Misteraaah...

Particolare più inquietante: La spunta "V" in basso a sinistra. Come a dire "controllato". Anche il cielo terso, in lontananza, aggiunge un tocco di "giudizio divino" mica male.

E ora, via con il bonus che, ahimè, non è qualitativamente sublime come queste meraviglie ma, a suo modo, riesce ad essere altrettanto inquietante. Visto e considerato che non è strettamente un'opera d'arte, e che sto diventando un po' snob e cacacazzi, non mi sprecherò nemmeno a commentarvelo (né tanto meno a risolvervelo), lasciando a voi tutte le considerazioni... tranne una...

TITOLO DELL'OPERA: "Chi va piano..."

Particolare più inquietante: La perversità dello spirito maligno. Paura.




4 commenti:

  1. Grazie maestro per questa illuminante esposizione artistica.
    Mi sovviene quindi un aneddoto sul paradosso della dicotomia che ben si sposa con il bonus:
    Un'automobile che deve giungere dalla città A alla città B, non ci arriverà mai.
    Per il semplice motivo che non esistono città chiamate A e B.

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  2. Mi sembra anche giusto. Un gran bell'esempio che non conoscevo.

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  3. Bei caricamenti emcio! la scarpa appesa è veramente la più inquietante

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  4. Hai visto? Poi dicono che non c'è cultura nelle università...

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