mercoledì 6 aprile 2011

L'angolo delle nostalgie canaglie (Parte IV)


Un post che ha rischiato seriamente di non vedere la luce. L'avvenuta dipartita dell'hard disk in cui tenevo la lista dei giocattoli ha fatto sì che la lista stessa diventasse un ricordo canaglia...
Allora che si fa? Si lascia perdere tutto e si deludono le centinaia di migliaia di ex-bambini che capitano sempre qua a vedere il post dei giocattoli (e che andrebbero messi in punizione perché non si sono ancora iscritti al blog)? Ce l'ho davvero un cuore così nero da distruggere i ricordi di migliaia di fanciullini da un metro e ottanta che si piazzano davanti allo schermo a dire: "Ehi, questo ce l'avevo pure io!"? Eh? Ce l'ho il coraggio? No.
E allora dai recessi della mia memoria a proposito della famosa lista (e prima che possa recuperarla o redigerla di nuovo) ecco qua la quarta parte del nostro viaggio. Sta volta in compagnia di un amico a me molto caro! [...]


Gimmi ti voglio bene!

Gimmy Ridimmi (che è un nome GENIALE, e veramente un inchino a chi l'ha pensato), non era un banalissimo registratore. Aveva una sua personalità. Prima di tutto era sempre contento di quello che registrava e poi era fottutamente stiloso.
Ricordo che catturavo frammenti delle parolacce e dellle imprecazioni che giravano per casa mia (e ne giravano veramente a confezioni da dodici) e lui teneva sempre quel sorrisino complice. Quando Gimmy aveva finito di registrare avevo sempre a portata di mano (anzi di dito) un set di insulti completo, variegato e sopratutto non mio, quindi fondamentalmente potevo scatenare tutta la registrazione senza nemmeno sentirmi in colpa di quanto Gimmy dicesse. Ché tanto non ero stato io a dirlo.
Gimmy fu il primo e unico aggeggio anti-privacy a portata di bambino.

Pazzaaaaaaaaaa!

Gli anni '90 erano il periodo in cui essere omosessuali cominciava ad andare di moda. Tutti i grandi artisti in quel periodo (da Freddy Mercury a David Bowie passando per George Micheal) dichiararono la loro gaiezza... e i bambini maschi riscoprirono le gioie della Barbie. Cioè, non le gioie dal punto di vista anatomico, ma le gioie dal punto di vista di giocarci.
Il fatto era che giocare con la biondina svampita era davvero troppo, troppo umiliante e Ken, d'altro canto, era un tantinello sfigato con i suoi due vestiti in croce. Eppure la voglia di vestire e svestire e rivestire era forte, fortissima...
Ed ecco il colpo di genio! Inventare una Barbie da maschi celandola sotto le mentite spoglie di un giocattolo per bimbi amanti dell'azione.
In realtà Action Man nasce come Barbo, una variante maschia della bionda. Lo scopo del gioco era quello di spogliarlo e poi rivestirlo col gilet, e la tutina, e la muta, e i pantaloni mimetici... d'altronde, fino all'arrivo del cartone animato, il nostro buon Action Man (che non c'aveva nemmeno un nome per quant'era barbone) non aveva nessun nemico. La sua unica preoccupazione era quella di vestirsi in modo adeguato.
Certo, poi quando ci fai la serie animata non puoi fare puntate di mezz'ora in cui il protagonista si prova i vestiti, e allora ecco che ti inventano il Dottor X.

Stronzo spocchioso

Ecco, purtroppo io il grillo parlante non ce l'avevo, però ricordo di averci giocato un bel po' da uno dei tanti amici dell'epoca.
Il grillo parlante per me, bambino di cinque anni che cercava di capire come funzionasse questo aggeggio, era allo stesso tempo inquietante e ansiogeno come un professore che si prepara a chiamare alla lavagna.
Mi ricordo, tangibile, l'ansia da prestazione che saliva e ricordo PERFETTAMENTE la reazione di questo giocattolo (sì, sei un giocattolo! Grillo educativo dei miei coglioni!) quando si sbagliava la parola che chiedeva di digitare. Al primo errore, sadicamente, diceva: "Non ricevo, riprova" e al secondo errore (che nemmeno ne avessi fatti dieci di tentativi), tutto seccato ti faceva: "Non ho ricevuto! AVEVO CHIESTO *PAROLA*!" e poi ti piazzava uno spelling umiliante che ti faceva sentire un ritardato. Ma poi: "Avevo chiesto"? Tutta questa pretenziosità?!
Ripensandoci: fortunatamente non ce l'avevo. Sarei scoppiato a piangere alla terza parola sbagliata.

Ci siamo già visti?

E di nuovo i miei ricordi si fanno confusi... non so se avevo esattamente questo o qualcosa di molto simile. Fatto sta che My Magic Diary era il trionfo dell'inutilità.
Dice: "Perché inutile?" Perché in questo meraviglioso oggettino prendevano posto: una rubrica telefonica (che per chiunque possedesse il giocattolo in questione -e che quindi non poteva superare i tredici anni- era abbastanza superflua), una memo con i vari appuntamenti da rispettare (e di nuovo, che appuntamenti da rispettare vuoi avere a dodici anni?), un orologio con tutti i fusi orari del mondo (utilissimo), una calcolatrice abbastanza pezzente. Le uniche caratteristiche appetibili erano un minigioco a base di calci di rigore e un altro giochino che permetteva di "disegnare" ritratti.
Ma se si era alla ricerca di videogiochi brutti, tanto valeva buttarsi su...

Ah si? Una vera sala giochi?

Quant'erano pezzenti i Gig Tiger? No, davvero, a prescindere dal :"Erano bellissssssimi!" che ci verrebbe da pensare là, sul viale dei ricordi, quant'erano brutti?
In un'epoca in cui c'era già il Gameboy, a cosa servivano realmente questi Game & Watch da due lire? Cioè, da due lire manco per il casio, perché costavano pure parecchio.
Ma soprattutto: quant'è stupida l'idea di creare una "console" con un solo gioco integrato e rivendere ogni volta tutto il baraccone ma con un adesivo diverso montato sopra? Quante tasche (e quanto profonde) dovevo avere io, bambino decenne, per portarmi dietro almeno tre giochi a cui poter giocare (in modo osceno), durante un viaggio particolarmente lungo? Quant'era frustrante non poter giocare quando l'illuminazione ambientale scendeva sotto il migliaio di lux?
Ma andiamo a vedere qualche esponente famoso di questi merdavigliosi videogiochi portatili:

Con pulsanti: Fire (che sparerà, immagino) e Weapon (???)
Grande gioco, che sul Gig Tiger doveva essere proprio osceno
La cosa veramente, veramente brutta, era lo sfondo fisso.

Come 3-5 anni... maaaaaaammaaaaaaa?

Lo sapevamo che sarebbe arrivato questo momento. Perché Sapientino è qualcosa per cui siamo passati tutti. Con quel cappellino rosso (con tanto di S dorata calcata sopra, tanto per far capire i ruoli), il capello un po' zingaro e unto e quel sorrisino maledetto.
Lasciando da parte tutta la tecnologia stupefacente che era alle spalle di ogni scheda del Sapientino (e che mi affascinava da morire), quello che veramente era tra il gratificante e l'umiliante era la frase : "Molto bene!". Gratificante perché oh, comunque eri stato bravo, e umiliante perché, ancora una volta, a pronunciarla era stato lui:


Lui, che giocando imparava. Lui che era monocromatico peggio degli Exogini o dei Kombattini. Lui con quell'occhietto azzurro alla Clint Eastwood e quelle sopracciglia semi alzate in segno di pietà. Con questo nome: "Sapientino" che avrebbe dovuto relegarlo nell'abisso degli sfigati e che invece era lì, a giudicare VOI! Lui che aveva un gioco di parole all'interno del nome (Sapien-Tino) che non ho mai capito se era voluto o se era solo un caso fortuito. Fortuito poi...

Ma, prima di chiudere, direi di passare alla sorpresa di questa settimana. A quel qualcosa che non è proprio un giocattolo ma c'era ed era una figata. Dopo le sigarette al cioccolato, il manuale delle giovani marmotte e i piccoli brividi, arriva... (Via con la prova filmata!)


Pomeriggi, ore e ore, a guardare questi tipi che chiamavano Adriana Volpe per giocare a un qualcosa che mi è sempre puzzato di inculata. Perché finché avevo dieci anni la cosa magari poteva pure funzionare, con un notevole sforzo immaginifico, potevo credere che a comandare Lion fossero i tipi da casa, che a sbagliare i pezzi più semplici del mondo (con conseguente urlo generale che partiva dal sottoscritto: "Dovevi premere quattroooooooooo!") fossero sempre loro. Ma oggi... come si fa?
Eppure, nonostante tutto, la presunta falsità del gioco, la semplicità allarmante, la frustrazione del dover vedere gli stessi spezzoni decine di volte nella stessa puntata, Lion Network rimaneva una figata colossale. E solo il pensiero di poter "controllare" quel cartone animato era una cosa abbastanza meravigliosa da rimanerne affascinati. Certo, l'avremmo pagata poi, qualche anno dopo, con:

Quanta delusione... quanti ricordi...

14 commenti:

  1. Guarda quanto è felice Gimmi!
    Di my magic diary probabilmente avevo uno degli innumerevoli cloni altrettanto brutti e inutili XD
    Infine facevo parte della folta schiera di bimbi che guardavano presunti ragazzi più grandi che giocavano a Lion, con conseguenti crisi epilettiche quando sbagliavano a spingere.

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  2. OMG HUGO!!!!!!!!!! come hai fatto a rimembrare una cosa del genereeeeee!! epic game!! devo scaricarlo e rigiocarci con un emulatore, absolutely

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  3. Madò sarà del '90, ma in pratica in questo post c'è tutta la mia infanzia (meno qualche tonnelata di lego e le micro machines). Ricordo soprattutto quel programma che pubblicizzava la cioccolata Lion e con orrore ricordo pure il videogioco di Hugo XD per non parlare dell'odioso "sapientino" e i vari "tiger"...

    P.S.
    Comunque complimenti per il Blog, davvero bello (soprattutto i post sui comics, vedo che anche tu sei un appassionato, io purtroppo non riesco più a starci dietro come una volta -_-)

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  4. Ciao Emanuele, grazie per i complimenti.
    Hugo, anche per rispondere a Sigmurd, è una chicca. E' stata un'illuminazione xD

    Grazie ancora (a proposito di comics, non perderti domani il post sulla cialtronaggine di "Il ritorno di Bruce Wayne"!)

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  5. Io non solo guardavo la gente che giocava ai giochi Lion, ma avevo una cornetta staccata dal telefono con cui fingevo di giocare io...
    Infanzia difficile

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  6. Ecco qua. Questo è molto triste. Quindi quando la gente sbagliava (sempre) ti odiavi? Ce ne parli...

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  7. Ma no quando perdevo ero comunque felice di aver partecipato e salutavo tutti quelli che mi conoscevano...

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Non ho MAI visto quel gioco dei Lions e me ne pento visto che a un bimbo di otto anni deve sembrare la cazzofigata più pazzesca ever.
    Hugo l'avevo tarocco dei marocchini e ha smesso di funzionare dopo 2 settimane, il sapientino l'avevo e adoravo ma quella calcolatrice è bellissima, nelle mani dello stesso bimbo di otto anni di prima poteva essere tipo l'orologio di Penny dell'Ispettore gadget.
    Del Gimmi Ridimmi avevo la versione tarocca ma molto più figa, il Talk Maniak, che ti faceva mettere pure effetti tipo riverbero ed eco su quello che registravi. Chissà dov'è finito...
    Action Man è uno dei pilastri della mia infanzia, quanto era bella la serie pezzentissima in live-action? (che se non sbaglio aveva pure delle parti animate...)

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  10. Molto bella e molto pezzente ;)
    Con tutta quella storia della perdita di memoria alle spalle per non affibbiargli un nome proprio che lo allontanasse da "Action Man".

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  11. Oddio è vero! la serie di action man era terrificante...metto subito in download!

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  12. Mio Dio (cioè me medesimo) hai stravinto con Lion Network! Cazzo ci passavo le giornate a vederlo T___T
    Peccato toglierò l'iscrizione dal blog perchè dopo aver messo Action Man solo nella quarta parte ne parli come se fosse un gay macho..che schifo..

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