giovedì 7 luglio 2011

Dio Bono, come pompa Child of Eden


Apro così, con questa citazione agli Elii, che fa sempre cultura, simpatia e amore verso il prossimo. Amore verso il prossimo che poi è un po' la sensazione che ti avviluppa quando sei perso nei tunnel sintetici e luccicanti di Child of Eden, lì, immerso nel liquido amniotico, che muovi la gambetta e batti il piede seguendo il tempo, col cuore che sobbalza a ritmo coi bassi e le luci sullo schermo che scompaiono in mille flash luminosi a tempo di musica. Lì, con la bocca semiaperta, le zanzare che ti ci entrano dentro (è una storia vera) e la bavetta pericolosamente in bilico sul labbro inferiore. Col pad che vibra nel momento giusto, della giusta intensità. Ed è tutto giusto. Tutto troppo giusto, zio. [...]



Child of Eden è un gioco strano. Così tanto strano che definirlo "gioco" mi provoca una sensazione di prurito addosso e di disagio a livello della zona addominale. Quasi come se stessi dicendo che Bar Rafaeli è una bella ragazza. No, è riduttivo: Child of Eden è un'esperienza. Un trip allucinante di musica, immagini, luci, in cui l'unica sostanza stupefacente di cui si abbisogna è già fornita nella confezione, sotto forma di disco da inserire nella console. Lo si fa, si assiste alla stranissima presentazione del gioco, in cui con due righe in croce si cerca di dare un senso e una direzione a una storia che di senso e di direzione non ne ha bisogno. Cioè è proprio della storia che non ce n'è bisogno. Però ok, è fatta bene e ti presenta pure un'asiatica niente male. Quindi si parte.


Descrivere CoE è qualcosa che si avvicina un po' all'impossibile. Non invidio tutti quei recensori che, con gli occhi sbarrati e le parole che frullavano in testa alla velocità della luce, hanno dovuto recensire e -peggio ancora- attribuire un valore numerico all'ultima fatica di Mizuguchi.
Diciamo che descrivere la parte ludica di Child of Eden è un po' come descrivere una canzone. Non serve a un cazzo. E' assolutamente qualcosa da provare, sentire, giudicare con i propri canoni.
Teoricamente potrei dirvi che CoE è un FPS su binari, in cui si avanza colpendo i nemici che appaiono sullo schermo, a ritmo di musica, switchando tra due diverse possibilità di attacco: il lock-on con missili annessi e il mitragliatore fucsia. Potrei dirvelo, eh, ma non avrei raccontato nulla del gioco se non una frazione minuscola dell'impianto ludico globale del titolo.
La realtà dei fatti è che dal momento in cui si viene catapultati nel mondo di Eden, tutto è in relazione con tutto. Non si spara a dei nemici: si creano effetti sonori da aggiungere alla base. In fin dei conti, non stiamo giocando a un FPS. Stiamo viaggiando ALL'INTERNO della musica. I bersagli che acquisiamo diventano effetti, il mitragliatore fucsia diventa il rullante di una batteria. Il gioco si ribalta e diventa una specie di enorme, complessissima e sempre diversa, traccia da remixare.


Ho passato le mie prime, esaltanti, sessioni di Child of Eden, giocando con Kinect. Se avete ascoltato la prima puntata di TisCast probabilmente sapete già com'è che funziona, perché l'ho detto in direttissima, altrimenti ve lo rispiego velocemente. Con la mano destra si comanda il lock On del razzo, per rilasciare i proiettili contro i nemici è sufficente spingere la mano avanti, proprio come se stessimo scagliando davvero energia dalle mani. Con la mano sinistra si controlla il rullante\tracer. Alzando le mani si libera l'euphoria, che spazza tutti i nemici a schermo. Sembra di essere diventati Ironman, sì.
In poche parole, se si riesce a entrare bene nel ritmo, ci si ritrova a ballare tra scambi di mani veloci, alzate di braccia e "spinte". I comandi rispondono estremamente bene, facendo di CoE quello che probabilmente è il titolo più reattivo per Kinect e la sensazione di essere una specie di Divinita-DJ è fortissima.
Come dicevo, l'esperienza Kinect è veramente da provare, perché, per una volta sa di innovazione funziona bene e, sopratutto, il non restituire un feedback tattile funziona una volta tanto. E' esaltante.


Poi sono passato all'utilizzo del pad. E mi sono reso conto che il tutto funzionava meglio: era più interattivo e offriva possibilità assolutamente impossibili con Kinect.
Prima di tutto si è delle schegge nel puntare -ma sopratutto nel cambiare- l'arma. Seconda cosa, la vibrazione aggiunge un feedback notevolissimo: le mani vengono "massaggiate" a tempo di musica, man mano che i bassi pompano dalle casse della tv la vibrazione si fa più insistente. La vibrazione entra a far parte dell'esperienza audio-visiva unica che offre il gioco, andando a stuzzicare anche il tatto.
E, non ultimo, è possibile aggiungere tutta una serie di effetti sonori al gioco, amplificando i bassi, eliminando una delle traccie della canzone, aggiungendo il riverbero, tutto in tempo reale, creando sempre "remix" nuovi. E, dispiace dirlo, sopratutto quando ero sembrato così entusiasta di Kinect (per una volta dopo tanto tempo...) funziona desolantemente meglio.


Child of Eden è uno di quei giochi di cui è impossibile quantificare la longevità: mettendocisi di impegno e avendo a disposizione un pomeriggio è possibile completare tutti i livelli in una sola sezione. Questo però non mette la parola "fine" all'esperienza, come non la mette in un Guitar Hero qualsiasi, o nel sempre caro mi fu "Electroplankton". CoE è qualcosa che, ogni tanto, va rispolverato, fosse solo per superare un record, per riascoltare un brano, per continuare a sbloccare le centinaia di extra presenti. Tra artwork, filtri grafici, effetti audio e tutta una serie di elementi con cui interagire nel menu (assolutamente fantastico), le ore di gioco necessarie per sbloccare tutto sono davvero consistenti, senza considerare il livello Extra che viene sbloccato una volta portato a termine il gioco e che assomiglia a Rex in modo impressionante. Forse perché è praticamente lui.

In conclusione, Child of Eden è una di quei titoli che "ce l'hanno scritto in faccia". Che diventeranno grandi classici (al pari di Rez) e che verranno ricordati a distanza di anni per qualità che prescindono le canoniche caratteristiche con cui solitamente vengono valutati i videogiochi.
In parole povere, poverissime: Child of Eden ne sa. A pacchi.

Sentitevi pure liberi di alzare a palla, che i vicini capiranno sicuramente:

5 commenti:

  1. non è che mi appassioni tanto,con questi generi mi scoccio facilmente, ma almeno kinect sta volta viene reso utile xD
    Però la musica trance accostata a quelle immagini è veramente interessante =O

    RispondiElimina
  2. La miglior definizione per CoE è proprio questa: "Un trip allucinante di musica, immagini, luci..."

    Comunque io lo gioco col pad XD

    RispondiElimina
  3. Ho amato REZ alla follia, questo qui mi tocca recuperarlo.

    RispondiElimina
  4. Spettacolo CoE, ho visto dei video e sono rimasto ad occhi aperti. Purtroppo non lo comprerò perchè ho sempre qualcosa che mi blocca e mi fa acquistare giochi di altro spessore e spero di sbagliarmi ma credo che molti la pensino come me :(

    RispondiElimina

Condividi!