lunedì 12 settembre 2011

David Foster Wallace, il mio scrittore preferito


Sono un po' emozionato. Sì, perché questo post avrei voluto scriverlo sin dal primo giorno di apertura del blog e ho tenuto duro per aspettare il 12 Settembre, ricorrenza della morte di una persona che, pur non avendo avuto idea che io esistessi, mi ha insegnato molto. È un po' patetico pensarla così, e fa molto "diavolo, sono un fanboy di DFW". Ma io sono un fanboy di DFW. In realtà da poco, da così poco che questo è il mio primo anniversario della sua morte, perché il mio primo "contatto" con l'uomo dalla penna più bella che abbia mai letto risale (Anobii alla mano) a fine Agosto\ inizio Settembre dell'anno scorso. [...]


Infinite Jest. Lo scherzo infinito. Comprato sulla fiducia dopo aver letto una recensione snob su "Casa di Foglie" di Danielewski (che tra l'altro mi era pure piaciuto parecchio) nel sito IBS. La recensione suonava più o meno come "In tanti provano a essere il nuovo Infinite Jest. Nessuno ci riesce". Sapete quando si illumina quel vuoto interiore che vi fa sentire tanto ignoranti per non aver letto qualcosa che viene preso a più che pietra di paragone? Ecco. Approfittando di uno sconto (perché il prezzo del libro è abbastanza proibitivo con i suoi 27 euro, anche se lo si può trovare scontato praticamente ovunque) ho ordinato subito questo librone, senza curarmi delle dimensioni del tomo. Quando questo mi viene recapitato a casa, e vedo in cosa sto per imbarcarmi, un po' di sconforto mi piglia alla gola. E se non dovesse piacermi? E se lo trovassi un autore sopravvalutato? D'altronde m'è successo spesso: io e Pynchon, per esempio, non andiamo d'accordo. Io e Lansdale men che meno. Addirittura con Welsh c'è stato bisogno di qualche scornata prima di cominciare ad amarlo alla follia. 
Infinite Jest, con le sue milleduecentottantuno pagine, scritte fittissime, mi spaventava.

Mi ci vogliono più di tre mesi per finirlo. Novanta giorni in cui la mia fede nel libro e nel Genio di DFW ha vacillato parecchio. Novanta giorni in cui mi sono chiesto, più di una volta, che senso avesse continuare a leggere un libro di cui, francamente, non riuscivo a capire metà delle cose, in cui una buona parte mi sembrava superflua e in cui esistevano decine e decine (se non centinaia) di pagine di digressioni. Poi l'ho capito, lo scherzo infinito. Ho smesso di preoccuparmi di capire quello che le parole del libro cercavano di raccontare e mi sono lasciato andare alla lettura più selvaggia, senza ricondurre gli eventi, seguendo solo il corso degli stessi, vivendo, più che la storia, le persone.
Perché per me, Infinite Jest, è un libro in cui la storia, l'incipit trascritto con cura sulla quarta di copertina, non significa nulla, quasi non esiste. Della cassetta, l'intrattenimento, che rende impossibile distogliere l'attenzione dalla televisione, mi è importato sempre meno, con l'avanzare delle pagine. Di concludere la vicenda, arrivato a pagina 1280, non mi importava nemmeno un po'. In tutto quel tempo avevo teso la mano alle persone che vivevano in quell'universo e li avevo accompagnati per un tratto della loro vita, loro avevano fatto lo stesso con me, tenendomi compagnia per tre mesi. Poi basta. La separazione, dolorosissima, incompleta, piena di incomprensioni, di particolari non svelati, di racconti non finiti e di cose non dette. Proprio come sarebbe stato con delle persone vere.
Infinite Jest è il libro più bello che abbia mai letto, perché non è soltanto un libro, non è ancorato al concetto di storia, di trama, di personaggi. È libero da ogni struttura "chiusa" di un libro. È un portale spalancato su un universo in cui la cultura, la vita quotidiana, il modo di vivere, è diverso -ma nemmeno così tanto-.
È un libro che a posteriori ti fa rivalutare tutto quello che hai letto prima. E tutto quello che leggerai dopo.


Dopo Infinite Jest, e dopo il conseguente down post Infinite Jest, in cui ogni libro mi sembrava sbagliato, sono arrivati i saggi: Una cosa divertente che non farò mai più, Tennis Tv Trigonometria e Tornado, Considera l'Aragosta. Quindi i racconti brevi in Oblio e ne La Ragazza dai capelli Strani. Infine La Scopa del Sistema, che in piccolo mi ha fatto provare le stesse sensazioni di Infinite Jest, e che secondo me rimane il gioiello più perfetto di DFW: privo delle imperfezioni di IJ, ma allo stesso tempo immensamente meno profondo. È comunque una splendida matriosca: una storia grande che contiene decine di mini storie una più bella dell'altra.


Tutto qui. Sentivo che glielo dovevo. Non ho alcuna intenzione di scrivere elucubrazioni sul fatto di quanto potesse essere solo, o triste o pieno di rimorso un uomo che si è suicidato a 46 anni. Non lo scriverò perché non ho idea di come potesse essere DFW nel privato e perché sarebbe stucchevole e imbarazzante per me scriverlo. Mi sentirei un pettegolo da trasmissione TV pomeridiana, con la faccia raggrumata in un'unica penosa espressione di pietà. Dico solo che Wallace è stato (e continuerà a essere) la migliore scuola per una persona a cui piace scrivere. Un insegnamento su tanti fronti, così come un modello da imitare nonché un esempio su cui riflettere. Uno scrittore che riusciva a imbarazzarti con l'enorme differenza culturale che si percepiva anche solo leggendo i suoi testi, i suoi pensieri, e che, allo stesso tempo riusciva a sembrare più umano e desideroso di condividere di chiunque altro, rassicurandoti del fatto che tutti si sentono soli, deboli, impauriti e non, come pensavi nei tuoi attimi di solipsismo più spinto, solo tu.
Pensare  però che non potrò più leggere qualcosa di nuovo, scritto dal mio scrittore preferito, è una cosa spesso che mi riempie di tristezza.

"La persona che ha una così detta "depressione psicotica" e cerca di uccidersi non lo fa aperte le virgolette "per sfiducia" o per qualche altra convinzione astratta che il dare e avere nella vita non sono in pari. E sicuramente non lo fa perché improvvisamente la morte comincia a sembrarle attraente. La persona in cui l'invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo voi o io se ci trovassimo davanti alla finestra per dare un'occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l'altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme. Eppure nessuno di quelli in strada che guardano in su e urlano "No!" e "Aspetta!" riesce a capire il salto. Dovresti essere stato intrappolato anche tu e aver sentito le fiamme per capire davvero un terrore molto peggiore di quello della caduta." (Infinite Jest)

6 commenti:

  1. Purtroppo non ho avuto mai occasione di leggere qualcosa di suo, spero di rimediare prima o poi, la parte che hai messo di Infinite Jest è toccante e rapisce subito in poche righe, mi dispiace per la sua morte prematura, avrebbe potuto dare ancora molto

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  2. Minimum Fax pubblicherà a giorni questo:
    http://www.minimumfax.com//libri/scheda_libro/516

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  3. L'ho visto! L'ho assolutamente già visto!
    Non vedo l'ora che esca per comprarlo :)

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  4. Complimenti per la descrizone fabietto.
    Non ho praticamente mai letto un libro, tantomeno da 1000 e passa pagine, ma con le tue parole si capisce quanto ci tenessi a trasmettere le stesse emozioni che hai provato tu.
    Peccato per l'autore, soprattutto per come ha deciso di stroncare la sua vita cosi giovane. RIP

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  5. Ti ho cominciato a seguire con l'articolo sulla scelta del pg di dragon age 2.
    Ho letto questo articolo il 12 settembre del 2011.
    Il 13 ho avuto un esame, è andato malissimo, c'è mancato poco che il professore mi sputasse in faccia.
    Poche ore dopo mi sono lasciato con la mia ragazza.
    Sono entrato nella libreria della stazione termini ed ho comprato l'ultima copia rimasta di IJ.
    L'ho cominciato immediatamente, sul treno.
    La mia vita è cambiata, un po ' è migliorata.

    Ogni tanto torno qui e rileggo l'articolo.
    È il tuo migliore.
    Non c'è una volta che non mi scende una lacrimuccia verso il finale.

    Non so perché proprio ora, proprio oggi, ma te lo volevo dire.

    Grazie

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    1. Questo commento mi ha davvero dato un brivido :) Grazie a te, anche e soprattutto per seguirmi a tanti anni da distanza, perfino se l'impegno non è più quello costante di un tempo.

      Sono contento di aver contribuito a migliorare un po' la tua vita, così come Panino e ovviamente tutti voi utenti che lo abitate ha contribuito enormemente a migliorare la mia. Così come hanno fatto Foster Wallace, Stephen King e tutti gli scrittori che in un modo o nell'altro mi sono entrati nel cuore.

      E, infine, ti faccio uno specchio riflesso: oggi era una giornata un po' nera per me, niente di drammatico, i piccoli malumori di ogni giorno. Leggere il tuo commento mi ha restituito il sorriso :) Quindi grazie.

      PS: visto l'amore in comune per Twin Peaks, ho scritto questo pochi giorni fa, magari ti interessa :)

      http://theshelternetwork.com/videodrome-fuoco-cammina-con-laltro-posto-tra-twin-peaks-e-alan-wake/

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