giovedì 29 marzo 2012

Black Mirror - Figli di 'sta generazione di internet...


Black Mirror è una serie TV inglese andata in onda tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012. In realtà è strano dire che si tratta di una serie TV, visto che è composta da soli tre episodi che, in realtà, sono molto più simili a cortometraggi che non a vere e proprie puntate. Ed è uno di quei prodotti un po' piccati, che stanno lì, con la faccetta da cazzo, a giudicare come l'evolversi del rapporto con le tecnologie e i risultati di una società sempre alla ricerca di fama e successo siano disastrosi. Tre piccoli film che hanno idee forti, realizzazioni praticamente perfette, con quel tocco di iperrealismo crudo inglese che al volemose bene americano gli mangia in testa. [...]


Il primo episodio, "The National Anthem", è anche quello che mi è piaciuto di più. È la storia del primo ministro inglese, ricattato da un terrorista anonimo che ha preso in ostaggio un membro della famiglia reale. Per la liberazione della principessa Susannah, le richieste sono molto chiare: il primo ministro dovrà fare l'amore con un maiale in diretta nazionale alla TV. Che sì, farà pure ridere nel momento in cui lo si legge, però poi, dopo quaranta minuti di puntata con 'sto povero cristo che cerca in tutti i modi di ritrovare l'ostaggio prima che scada l'ora dell'ultimatum, e nel frattempo vede la sua immagine, la sua famiglia, la sua posizione, crollargli addosso (e tra l'altro riceve fortissime pressioni dalla famiglia reale che gliene frega mazzi della figura barbina che il poveraccio dovrà fare in tutto il mondo), insomma, passata la botta di ilarità iniziale... non fa ridere per niente. E il finale è forte, pesante, potente.
Insomma, va visto? Sì. Decisamente. È estremamente pretenzioso ma probabilmente è l'episodio più elegante dei tre. Quello più allegorico dal momento in cui gli altri due si concedono a grandi metafore ma parecchio più palesi.


"15 Million Merits" ha il problema di partire a mille e poi sgonfiarsi con il progredire dell'episodio. L'idea è fantastica e pesca a piene mani dagli episodi fantascientifici più riusciti di Twilight Zone: costruire una specie di satira sul mondo dell'intrattenimento, della distrazione di massa, della voglia di apparire in televisione e di essere famosi. Condire il tutto con delle trovate geniali che riguardano la pubblicità, la ricerca della perfezione e il tempo e denaro che sprechiamo dietro cose futili. Ecco, tutto questo, seppure manchi dell'eleganza e della raffinatezza dell'episodio precedente, funziona perfettamente. Il problema arriva poi non appena la storia entra nel vivo, procede con un colpo di scena telefonatissimo e termina con un finale altrettanto scontato e povero. Che se vogliamo è pure la cosa peggiore che poteva accadere: un impianto del genere e poi una storiellina del cazzo intorno. Da segnalare: un Rupert Everett fighissimo che interpreta il bastardo di turno. 
Verdetto: bravi ma non bravissimi.


Ancora meno elegante "The Entire History of You", che in mezzo ci butta la gelosia e l'ossessione tipiche dell'amore. Qua l'idea e la metafora alla base del racconto è proprio chiara da subito: cosa succederebbe a un rapporto se si avesse la possibilità di analizzare ogni minimo particolare di ogni momento passato assieme, grazie a una tecnologia che permette di registrare tutto quello che si vede? Sarebbe un bene? Sarebbe un male? Manco a dirlo la risposta è quella più ovvia.
L'episodio racconta della gelosia crescente di questo borghesotto che si passa in rassegna tutte le registrazioni di sua moglie che fa la carina con un tipo conosciuto a una festa, e continua a indagare finché la vicenda non gli sfugge di mano e trova verità che probabilmente sarebbe stato meglio non riportare mai a galla. Buono eh, ma qui, ancora di più che in "15 Million Merits" la tecnologia è usata come tramite per raccontare una storia che, oh, be', insomma, conosciamo già.

Black Mirror, in ogni caso, è un prodotto che vale la pena vedere. Ha un buon ritmo, delle ottime sceneggiature e dei dialoghi azzeccati, con quel gusto amaro british che funziona alla grande. Per il sottoscritto l'episodio migliore rimane il primo: il più avvincente, quello che tiene con il fiato sospeso, quello che -potrei dire ma risulterei forse un po' arrogante?- riesce a spiazzare senza che il finale sia chiaro dal primo momento.

3 commenti:

  1. il mio preferito è il secondo episodio, però anche il primo è una genialata incredibile.
    mini-serie già cult, chissà se ci saranno altri episodi/minifilm...

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  2. Che figata sta miniserie, non la conoscevo per niente :O
    L'idea del prima episodio è geniale, ma anche le altre due non sembrano male.
    Le vedrò il prima possibile, grazie *-*

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    1. Prego, figlio mio. Vai che merita di brutto.

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