venerdì 30 marzo 2012

To the Moon - quel gioco che mi ha masticato il cuor


Eh, che nel titolo volevo per forza infilarci quel che di pretenzioso da poeta di strada e ho tolto l'ultima vocale, senza pietà. To the Moon è un titolo per PC uscito da qualche mese. Un titolo che, lavorando nell'ambito, mi sono sentito urlare nelle orecchie così tante volte che poi, alla fine, m'è passata del tutto la voglia di giocarci, perché mi sembrava di conoscerlo già. Poi una cosa tira l'altra e l'occasione fa l'Uomo Ragno, To The Moon m'è finito sotto il naso, pronto per essere giocato. L'ho iniziato, e non me ne sono più staccato fino al finale. La sensazione è un po' quella di aver infilato il cuore in un frullatore e poi aver cercato di raccogliere i pezzi. [...]


Mi capitata raramente di rattristarmi giocando a un gioco. Sono un tipo piuttosto empatico ma ultimamente, per motivazioni che sinceramente mi sfuggono, la sensazione che provo più forte, videogiocando, è la noia. Lo sa bene il caro Shepard, che mi trascino dietro da un casino di tempo, cercando di schivare gli spoiler sul finale che arrivano giù a mazzetta, manco fosse diventata la questione fondante dell'universo. To The Moon, o meglio, le sensazioni che To The Moon mi ha scatenato, sono state quindi una sorpresa grande più o meno, appunto, come la luna. E la questione mi è andata in quel posto per tanti motivi, non ultimo la mia reticenza a giocare titoli realizzati col buon vecchio RPG Maker, tool con cui da ragazzetto sghicio smanettavo e che, da allora, non riesco ad associare a nulla di serio. O la convinzione, davvero poco hypster, che oggi, per raccontare una storia che emozioni, serva un impianto visivo potente, che quei cazzo di due pixel in croce non impressionano più. Quindi si, insomma: tutte puttanate.


To The Moon è una storia che nel concept, in questo periodo post-Inception, potrebbe non sembrare granché originale: questa agenzia super-tecnologica garantisce un ultimo desiderio ai suoi clienti grazie a un macchinario in grado di modificarne i ricordi. Proprio grazie a quest'aggeggio è possibile ri-elaborare le esperienze delle persone (e quindi le loro vite: o forse le nostre esistenze non sono interamente formate da ricordi?) e convincerle di aver avverato quel sogno tanto agognato.
Eva e Neil, i due protagonisti, sono due dottori che devono occuparsi di esaudire l'ultimo desiderio di John Wyles, vecchio, morente, infinitamente triste da quando sua moglie River è passata a miglior vita (e la situazione ci metterà meno di zero a infettarci con un po' di sana tristezza a palate). Un desiderio facile facile: arrivare sulla luna.
Neil e Eva dovranno affrontare a ritroso tutta la vita di John, attraverso i suoi ricordi, per arrivare a impiantare un particolare così potente da spingerlo a diventare un astronauta. In tutto questo dovranno fare i conti con una storia d'amore che... aaawwww, ve lo giuro, mi ha ciancicato il cuore come poca altra roba al mondo.


To The Moon ha un impianto narrativo di prim'ordine. È difficile esprimersi in termini simili per un videogioco, ed è una cosa che non mi capita più o meno mai: per quanto si insista sulla cinematograficità del media, il videogioco rimane sempre il fratello zoppo, quello che quando racconta le barzellette sbaglia tutti i tempi comici o che quando sta per raccontare qualcosa di serissimo sbotta a ridere senza motivo. In questo caso, incredibilmente, ci riesce, zagaglia in un paio di momenti, ma quello che dice è giusto, è sorprendente, è, in alcuni momenti, spiazzante perché tremendamente umano. La storia di River e John è sofferta, piena di imprevisti: inizia non proprio nel più nobile dei modi e deve fare i conti con una sfilza di difficoltà belle grosse. È talmente ottima da seguire che quasi avrei eliminato la parte giocata già di per sé davvero risicata. E poi la scrittura: da bacio con la lingua. Raramente mi è venuta voglia di citare un videogioco, o di appuntarmi una frase, un passaggio particolarmente ispirato. Questo è uno di quei casi.


Ci sarebbe poi una questione un tantino fondamentale: la colonna sonora. Perché per quanto bella sia la storia -e lo è, sopra ogni dubbio-  non avrebbe avuto il benché minimo effetto, nemmeno su un cuore di panna come me, se non fosse stata accompagnata da una colonna sonora all'altezza. Quella di To The Moon non solo è all'altezza delle aspettative, ma le supera in curva, sterzando e derapando di potenza, mostrando loro pure il dito medio. Il problema grande è che sono un incapace nel descrivere della musica, non saprei proprio come fare. Vi lascio alla pagina di bandcamp, vi consiglio di ascoltare il Main Theme e For River e, proprio al massimo, posso prestarvi il pacchetto di fazzoletti per asciugare le lacrime. Silenzio stampa poi sulla traccia cantata, sul momento in cui viene inserita e sull'effetto avuto sul qui presente.


E nulla, fondamentalmente non c'è più niente da dire. Vorrei poter scrivere che mi ha fatto piangere, ma non l'ha fatto, per poco, c'è andato vicino, ha allungato la mano... ma niente, proprio no. Posso dire però che c'è un particolare discorso che mi ha colpito come un pugno allo stomaco e che se avessi avuto un pulsante per versare lacrime a comando, una sola volta durante il titolo, l'avrei fatto lì. Fortissimamente lì. Posso dire che l'ultima schermata prima dei titoli m'è rimasta dentro. Posso dire che quella tra John e River è una delle storie d'amore più belle e meno stereotipate che mi sia capitato di vedere in un videogioco e che River stessa è un personaggio squisitamente dolce. Posso dire di giocarvelo, scaricandolo dal sito dello sviluppatore o da Desura. Che costa nove euro e sicuramente li vale tutti. E poi oh, bo, sono ancora scosso: ogni tanto mi tornano in mente spezzoni del gioco accompagnati dalla colonna sonora, ed era una cosa che non mi capitava da un pacco di tempo. Grazie.

10 commenti:

  1. Madò cos'è sta tristezza nauseabonda =O chi ha sviluppato sto gioco deve aver avuto una vita non invidiabile proprio lol
    Evito di giocarci proprio per non deprimermi *_* tanto di cappello comunque se è capace di dare delle emozioni abbastanza forti, è sempre da lode un videogioco che riesce nell'intento

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  2. Sigmurd to the moon non è deprimente, è emozionante. Anche io come Fabio sono stato più volte sul punto di versare una lacrimuccia virile e mi sono segnato numerose frasi e dialoghi, un'esperienza davvero meravigliosa.

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  3. Da quel che vedo è un vero e proprio capolavoro... grazie per il post

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  4. Rimane un mistero la scelta dell'rpg maker... Hanno praticamente riprogrammato tutto, ci si muove col mouse sullo stile di una avventura grafica. I dialoghi anche non sono con lo strumento base di rpg maker, e gli sprite che hanno usato prendono a calci nel culo qualsiasi cosa io abbia visto per quel programma.
    Kudos davvero agli sviluppatori, peccato solo che nell'ultima parte ero stato distratto da altro e none me la sono goduta del tutto (staccarmi però era impossibile, ho dovuto finirmelo per forza in una tirata! Distrazioni comprese).
    Penso di rigiocarmelo per vedere se riesco a cogliere altre cose. Il cinismo e i momenti comici di Neil ci stanno perfettamente secondo me, danno voce sdrammatizzando su cose leggermente fuori luogo che a ogni giocatore vengono in mente... Passate quelle si torna sulla storia.

    Between a Squirrel and a Tree mi ricorda tantissimo qualche canzone di FFVIII (che dite quello che vi pare, ma ouematsu ci aveva ricamato su una colonna sonora della madonna).

    Bello davvero.

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  5. Che dire... L'ho iniziato tipo alle 8 di sera, e lo finito alle 4 di notte, mi sembra. Ora più, ora meno... Non ricordo. Però l'ho giocato in una tirata sola, perché prende, eccome se prende. Anche io stavo per piangere.

    Credo sia tutto un "anche io".

    For River, tra l'altro, bellissima.

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  6. Iniziato e finito ieri notte....E' riuscito a farmi piangere, nel punto del pezzo cantato, lo ammetto.

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  7. Sono felice che vi sia piaciuto. Mi sento un po' orgoglione di aver aiutato a diffondere il verbo.

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  8. Grazie Fabio!!!
    ti ringrazio di cuore per avermi convinto a vivere questa meravigliosa avventura. L'avevi citata una volta in TIScast, ma dando un occhiata agli screenshot ho pensato: "naaaaaaa... ma che è sta robba?". Ma poi ho sentito che anche negli episodi successivi continuavi a citarla e mi sono convinto che qualcosa di speciale doveva proprio averla per averti colpito tanto.
    Accidenti che emozioni, mi ha riportato alla mente Dylan Dog n 74 "il lungo addio" un'altra storia meravigliosa. Oltre al resto l'autore è stato geniale ad associare ad una storia dolce e struggente, il personaggio "cinico" di Watts e gli altarini comici con la collega. Il risultato ti penetra ancora più in profondità, apre le tue difese e ti devasta casa.

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    1. Figurati! E' sempre un piacere :)
      Ora è uscita anche la traduzione in italiano! Per il resto sono d'accordo e, per quanto all'epoca non sentissi la necessità di un secondo episodio, adesso lo voglio fortissimamente!

      PS: Che bello Il Lungo Addio *__*

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  9. dopo averlo giocato, quoto quoto e quoto tutto, è veramente fantastico ;__;

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