lunedì 23 aprile 2012

22/11/'63 - La vita è un lancio di monetina


Se seguite il blog da qualche tempo, sapete del mio amore smisurato per Stephen King. Ne avevamo parlato un pochino in precedenza, quando, dopo aver letto The Dome e averlo trovato un ottimo libro, mi ero stupito della accoglienza fredda che la critica gli aveva riservato. Nonostante le intenzioni del Re, di voler abbandonare la scrittura ritirandosi a miserrima vita privata siano state palesate più di una volta, il buon Stefano c'ha sempre fatto l'onore di restarsene lì, saldo, con le dita a battere sulla macchina e le storie che zampillavano fuori dalla sua bella capoccetta. Con un po' di ritardo (l'aspettavo su Kindle, mannaggia la miseria!) ho recuperato il suo ultimo libro: 22/11/'63, uscito nel 2011 e che, a differenza del lavoro precedente, aveva accalappiato qualche consenso di più.


22/11/'63 racconta di Jake, professore d'inglese poco più che trentenne, che scopre quella che, in altre opere di King, chiameremmo "sottilità". Cioè, un punto dove la realtà è più sottile e che gli permette di viaggiare nel tempo, fino al 1958. Al, suo amico e proprietario del locale dove si trova il passaggio temporale, lo convince ad agire per impedire uno dei momenti spartiacque della storia dell'umanità: l'assassinio di John Kennedy. Jake dovrà vivere nel passato per sei anni, fino al novembre del '63, e prepararsi a impedire a Lee Oswald di compiere il feroce attentato. Tutto questo perché, secondo Al, la morte di Kennedy è stato il fattore scatenante di altri momenti bui della storia americana (la guerra del Vietnam, l'omicidio di Martin Luther King).


La prima roba che passa per la mente leggendo l'incipit della trama (e le prime cento-centocinquanta pagine del racconto) è: "Boia, sei anni?!". In fin dei conti l'idea di dover aspettare un arco temporale così lungo (corposità che viene confermata dalla mole del romanzo con le sue ottocento pagine) per arrivare al punto principale della storia lascia un po' di stucco. Tanto che, durante la prima parte, di Osvald e Kennedy si parla davvero poco: sono nuvole all'orizzonte delle quali non bisogna preoccuparsi per almeno altre trecento pagine.
In realtà, la sorpresa è tutta nella struttura del romanzo, perché la parte finale, quella che dà il titolo al libro, quella alla quale ci si prepara per tanto tempo, è la meno riuscita. Non solo: tutte le scene con Osvald e la sua famiglia, tutti quei momenti in cui si seguono gli spostamenti del futuro assassino del presidente, sono i meno interessanti.
Il cuore pulsante del romanzo è nella vita che Jake (o George, come si fa chiamare nel '58) si costruisce, nella accurata ricostruzione storica del tempo, nella -sempre meravigliosa- descrizione che King fa dei primi anni sessanta. Le emozioni, quelle un po' facili ma d'effetto, non vengono dai disperati piani cospirativi di Osvald, ma dalla messa in scena di un pièce teatrale, o dall'aggressione (meno importante storicamente ma decisamente più significativa per il lettore) a uno dei personaggi protagonisti. È accattivante anche solo leggere come Jake affronta il passato conoscendo benissimo le conseguenze di tutto quello che succede a livello internazionale. Di come, per esempio, non si preoccupa della crisi di Cuba quando tutti, intorno a lui, sembrano impazzire all'idea di essere sull'orlo di una guerra nucleare.


È forte anche la presenza degli immancabili paradossi temporali o dell'effetto Farfalla, che promette sconvolgimenti assurdi nel futuro anche solo cambiando un piccolo particolare del passato. C'è la storia d'amore, c'è quel tocco di sovrannaturale che non può mai mancare, e sopratutto ci sono rimandi ad altre opere di S.K. (uno, splendido e quasi da lacrimoni, a IT, che da solo vale il prezzo del libro!). C'ha un buon finale, un filino melodrammatico, ma c'è da dire che io i finali del Re li ho sempre apprezzati, anche se in giro se ne dice di peste e di corna. Insomma, un libro che merita a pacchi, pacchetti e pacchettini. Si piglia quella rincorsa allucinante e alla fine ci si accorge che quella preparazione era più gustosa del salto in sé, ma vale la pena. Assolutamente. Gli ho mollato un cinque su cinque. Hail to the King.

1 commento:

  1. Tempo fa lessi su facebook di persone stra soddisfatte di questo libro del Re, interessante la faccenda di tornare indietro nel tempo per scongiurare l'assassinio e ancora più interessante (per la curiosità più che altro) dell'effetto farfalla, l'unico punto a sfavore che vedo, e che è un mio pallino da sempre, il numero delle pagine, 800 è veramente una bibbia, mi demotiverei solo a guardarlo ç_ç

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