martedì 8 maggio 2012

Hunger Games - Il libro: "Il più forte dovrà infine, tra tutti trionfar, chi sarà maaaaaaaaai, chi sarà maaaai!"


C'è che ogni tanto su Amazon fanno belle offerte per gli ebook. Si ricordano che non sono stampati su carta e quindi non dovrebbero costare un deca e, per scusarsi, ne piazzano uno scelto a picchio dal mucchio a poco più, o poco meno, di un euro. Martedì scorso, il simpatico primo maggio, è toccato proprio a Hunger Games. Un bel colpaccio visto che, grazie al film, il libro (o meglio i libri) stanno vivendo un periodo d'oro e, come prevedibile grazie all'offerta, il primo libro della trilogia di Suzanne Collins è balzato in cima alla classifica degli ebook più venduti. Tra le copie che l'amazzone ha fatto recapitare in migliaia di amorevoli Kindle, c'è anche la mia che dopo tre giorni intensi di lettura spietata è stata riposta con soddisfazione nella cartella dei libri finiti. Quanto segue è l'impressione, assolutamente non spoiler, che mi ha lasciato il racconto. [...]

Il buon Aurelio Maglione, amico e collega, ha pigliato questo romanzo prima del sottoscritto. Da bravo babbeo se l'è preso a sette euro (che oh, scherzo, per carità, ci stanno tutti: ho letto roba infinitamente peggiore!) e, quando incuriosito -e desideroso di trovare un libretto da leggere in fretta- gli ho chiesto di darmi la sua opinione, le sue parole sono state: è una cazzatina simpatica.
Il signor Maglione, nella sua infinita saggezza, aveva colto in pieno l'essenza di Hunger Games in sole due parole. Visto che io non sono così meravigliosamente fresco, vi beccate il pippone.
Hunger Games è la storia di questo futuro remoto in cui gli iuessèi sono diventati un posto brutto, militarmente controllato da una città piena di lustrini, in cui la gente ignorante si muore di fame e si ammazza per le briciole del pane. Tipo adesso, ma molto peggio. Una volta all'anno, viene allestito questo speciale reality game che consiste nel pigliare a caso dei ragazzi da tutti i distretti sfigati e buttarli in un'arena a massacrarsi uno con l'altro. Alla fine solo uno l'armatura indosserà, il più forte infine trionferà.


I più smaliziati di voi avranno già tracciato il parallelo con Battle Royale di Takami. O coi Cavalieri Dello Zodiaco, tanto perché li ho citati in apertura e poco fa. Un gruppo di giovinotti che si prendono ad applausi in faccia tanto per non crepare. L'unica grande novità introdotta è il gioco che è costruito attorno, il reality game alla Grande Fratello, le interviste, le storie fittizie, gli sponsor che scommettono e avvantaggiano i giocatori. Nulla però riesce a salvare la puttanata di base che è lo spunto dell'avvio della storia. Mica per niente, perché io questo espediente dell'estrazione casuale lo trovo veramente una cialtronata e non potrò accettarlo mai.
Chiusi gli occhi forte forte su quel punto, la trama si lascia coccolare da qualche ingenuità di troppo, dovuta in buona parte al fatto che il racconto ruota -giustamente- in funzione di Katniss, la protagonista. A lei vengono concessi dal karma un numero infinito di buoni uscita che, nel finale, diventano quasi ridicoli. E non fosse altro per le infinite volte che la Collins ci dice che Katniss è una tosta, che spacca il culo ai passeri, ci sarebbe quasi da credere che sia solo fortuna.
C'è poi tutta la parentesi di denuncia sociale, quella mole immensa di possibilità rappresentata dalla forza narrativa di un impianto del genere che viene sacrificato a favore dell'avventura, e pure un mucchio di personaggi secondari che vengono approfonditi quel tanto che serve per attribuire loro un nome proprio (e tante volte nemmeno quello!) e niente più. Insomma, per tanti versi un'occasione sprecata che si rivela essere poco più che un pretesto per guardare i ragazzi prendersi a schiaffi sul coppino fino alla morte.


Al di là di tutto il potenziale sprecato e della ingenuità di una trama che non riesce a sfogarsi praticamente mai (occristo! Il finale! Mi è tornato in mente ora il finale! Sono cose che non si fanno, davvero!), il punto di forza di Hunger Games è la sua capacità di tenere incollato il lettore alle pagine. È una caratteristica che salva assolutamente tutto il libro, che ti aiuta a valutarlo positivamente a posteriori, perché su una cosa che non ti piace non passi tutto quel tempo, no?
Lo stile di scrittura è estremamente semplice, chiaro, a volte perfino imbarazzante nella sua linearità, però funziona: intrattiene, concede spazio a una lettura riposante e appassionante, che prosegue per quasi quattrocento pagine praticamente senza tregua. Katniss (che spacca i culi ai passerotti) funziona benino come personaggio principale e il coprotagonista Peeta (e voglio andare a vedere il film solo per sentire la pronuncia; faranno mica "alla Heidi" con quel povero campagnolo costretto a sorbirsi quel nome da flautolenza?) è abbastanza tonto ma buono da essere una spalla piacevole. E poi quello che succede è veloce, definitivo, appassionante per la forma da torneo a eliminazione diretta. In tutti i sensi possibili.
Un libro piacevole, da sgranocchiare in poche sessioni e, probabilmente, dimenticabile in altrettanto tempo. Vediamo di andare a vedere il film, non fosse altro per la Lawrence. Che spacca il culo ai passerotti.

4 commenti:

  1. Il libro non so, ma riguardo al film per me deve essere una di quelle cagate talmente astronomiche da rivoler indietro 2 ore della propria vita! Battle Royale gli urina nella capoccietta 10 volte secondo me! Questo mi sembra una cosa davvero bimbaminkia da evitare ogni tipo di visione, forse tra qualche anno quando lo faranno su italia 1 una chance gliela si può dare LOL

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  2. Al cinema non lo andrò a vedere, ma magari una chance sul mio Kindle di prossimo arrivo (dannato te, Fabio, dannati tutti quelli che ce l'hanno e che mi han fatto venir voglia di comprarlo)gliela do. Mai giudicare dalla copertina, dicevano.

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    1. Ahahah! Di la verità: il Kindle è il più grande acquisto degli ultimi anni, però!

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  3. Tipici commenti di uno che non capisce nulla né del cinema, né tantomeno della vita.

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