lunedì 7 maggio 2012

Il Fez e il Cappello con la M disegnata sopra


Quando Fez è uscito, il mese scorso, in redazione s'è scatenato il panico per aggiudicarselo. Manate in faccia, botte sul coppinio, dita negli occhi. Alla fine se l'è aggiudicato il buon Dario che ne ha tirato fuori un'opinione coi fiocchi: calma, rilassante, devota al piacere della scoperta, che è un po' la filosofia alla base di Fez. Il gioco, non il copricapo.
Poi, una uggiosa giornata di Maggio, il buon Mattia Traverso mi fa: "Oh, ma perché non compriamo e giochiamo Fez, che è l'indie del momento e come due poveri barboni alcolizzati non l'abbiamo ancora giocato?" Sì, dico io. È vero. È una roba che non va proprio bene. Un po' come un film con Mickey Rourke in cui Mickey Rourke non piange. Allora l'abbiamo comprato, ci siamo piazzati davanti alla televisione e ce lo siamo giocati, passandoci il pad come fosse una cicca di qualcosa di illegale. [...]


Fez è questo platform esplorativo che, se proprio volessimo avvicinare a qualcosa, dopo uno sforzo immaginifico notevole, potremmo accostare a Castlevania. Non tanto per il sistema di gioco in sé, che proprio non c'entra una cippalippa di niente, ma per la filosofia alla base: esplorare ogni anfratto della ciclopica mappa alla ricerca del più piccolo oggetto che possa essere utile nell'avanzamento. Per il resto, cioè per tutto il resto (c'è masterc- scusate) Fez è un gioco che vale un discorso a sé: non ci sono nemici, non c'è possibilità di morire o perdere, non ci sono sfide impossibili da superare. Il tutto sta nel saper osservare bene il livello, la sua composizione e, ovviamente, la tridimensionalità che è la particolarità del titolo.


Ormai anche i muri lo sanno: Fez è basato su questa meccanica che permette di "ruotare" il mondo di gioco per scoprire cos'è che si nasconde dietro l'apparente bidimensionalità del tutto. Si tratta quindi di muoversi in 2D in un mondo 3D, che è un po' il contrario, come mi faceva notare Mattia durante il viaggione, di un Paper Mario qualsiasi. All'inizio si è spaesati, o meglio, spaventati dalle possibilità enormi che questa caratteristica spalanca al giocatore: d'altronde si tratta pur sempre di infarcire ogni schermata con quattro livelli, uno per ogni "facciata", ed è un po' come quando infili di tutto nell'armadio, pretendendo di aver fatto ordine nella stanza ma in realtà avendo armato una bomba a cianfrusaglie che potrebbe radere al suolo l'intero quartiere. Spesso si viene soverchiati dalla quantità di passaggi e anfratti presenti in una singola area, ma il gioco fa di tutto per mettere il giocatore a proprio agio. "Vieni", gli dice. "Vieni, che tanto non c'è modo per crepare". E, in effetti, Fez ha un fattore difficoltà che, da quel punto di vista, è praticamente nullo. Rimane sempre un piacere da giocare, con ritmi dilatati ma mai noiosi, sfide sempre alla portata del giocatore e una generosità nel regalare frammenti di cubi (che funzionano come le stelle di Super Mario e servono per aprire le porte per proseguire nell'avventura)  che, all'inizio, è destabilizzante. Poi arriva l'incoolata.


Su questo punto io e Mattia siamo molto in disaccordo. Partiamo dalla semplice esposizione di cosa, secondo me, non va: per poter terminare il gioco è necessario raccogliere tutti i trentadue cubi sparsi nel mondo di gioco. Mi starebbe pure bene (no, non è vero, non mi starebbe bene lo stesso) se non fosse che alcuni sono davvero impegnativi da recuperare. L'ultima sezione di gioco, durata più di due ore, ci ha permesso di completare solo due cubi e di aprire gli occhi sulla condizione della parte finale: recuperare i piccoli frammenti che si lasciano alle spalle dopo la prima passata per i livelli è fottutamente difficile. Ora, immaginiamo che un Mario qualsiasi ti costringa a recuperare tutte le stelle per poter affrontare l'ultimissima incarnazione di Bowser e salvare di nuovo quella vacca di Peach, cosa succederebbe? Quante persone porterebbero a termine le avventure dell'idraulico? E quanto meno gustosa sarebbe la raccolta delle stelle extra se queste non fossero extra nemmeno per il ciufolo? Certo, a quel punto bisognerebbe cambiare il titolo del gioco in "Cappello con la M disegnata sopra", ma il punto è tutto lì: Fez non è perfettamente stratificato come un Mario qualsiasi, non è alla portata di tutti. E sorprendentemente non è la difficoltà a rappresentare questa linea di confine tra il giocatore in grado di portare a termine l'avventura di Gomez e quello che invece dovrà gettare la spugna, ma la pazienza.
Chiudo qua. Vi risparmio il pippone sulla splendida veste grafica, e sulla realizzazione certosina, quasi maniacale, dei livelli, sui particolari da capogiro appizzati in ogni stanza, sui rimandi infiniti che abitano ogni quadro, ogni parete. Da quel punto di vista -e non solo- Fez è un gioiello. Potremo non essere d'accordo su qualcosa, io e Gomez ma, oh, avercene di discussioni del genere.

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