lunedì 23 luglio 2012

il fight club del libro - Bisognava correre, in una notte come quella, perché la tristezza non potesse far male.


Parliamo un po' di quello che ho letto in questo periodo. Tempo un paio di giorni e torna anche "Quello che sto leggendo" la rubrica sui fumetti, visto che ho ripreso a leggere pure quelli dopo un periodo sabbatico di un mesetto. Altre novità? Domani molto probabilmente ennesimo appuntamento con le tag di ricerca più assurde con le quali le persone arrivano su Panino, e da giovedì sarò a Bologna, quindi fino a lunedì prossimo nisba! [...]



Cosmopolis
Don DeLillo

Cosmopolis è un libro strano. La storia, l'intreccio di base, è fin troppo semplice: Eric Packer, multimiliardario egomaniaco, esce di casa ed entra nella sua lussuosissima limousine semplicemente per attraversare la città e andare a tagliarsi i capelli. Il libro, però, tratteggia un personaggio vuoto, attratto dalle piccolezze, pieno di contraddizioni, un po' come il Pat Bateman di American Psycho. Il parallelo non è così azzardato: entrambi i personaggi soffrono di una vita che non gli riserva alcuna sorpresa. Packer attraversa la città come fosse sull'infernale fiume Stige: fuori il mondo sembra cadere a pezzi, l'economia crolla, i potenti muoiono assassinati o stroncati da malattie. Il denaro perde valore. Il protagonista interagisce con tutta una serie di personaggi negativi, fortemente allegorici e, nel finale è costretto a confrontarsi con la sua nemesi. Nemesi non solo perché è l'uomo che vorrebbe assassinarlo ma perché rappresenta l'opposto di ciò che Packer rappresenta.
Lo stile di scrittura è freddo, tagliente, non sbrodola mai in descrizioni troppo lunghe o particolari irrilevanti. DeLillo pare credersela un po' troppo, ma insomma è DeLillo e se non può farlo lui...



Il Giovane Holden
J.D. Salinger

Bello, bello, bello. Consigliato dall'amico Simone Cognome che l'ha eletto a suo libro preferito di una vita. L'ho preso a scatola chiusa.
Il Giovane Holden è la storia di Holden Caulfield, sedicenne che si trova a dover affrontare un'espulsione dalla scuola (l'ennesima) senza avere il coraggio di raccontarlo ai propri genitori, e quindi decide di arrangiarsi come può: fuggendo.
Quello che stupisce del romanzo è il fatto che sia stato scritto sessant'anni fa e a leggerlo oggi sembra ancora attualissimo. Il modo di parlare di Holden, la sua capacità di raccontare direttamente al lettore in un modo diretto e perfettamente sulla stessa lunghezza d'onda, l'umanità -e l'insolita saggezza- che dimostra, è tutto sorprendente.
Il Giovane Holden è costellato da una serie di personaggi (coetanei e adulti, allo stesso modo) che, visti attraverso gli occhi ingenui di Holden, sono perlopiù negativi e inquietanti (aspetti contro cui Holden si trova a cozzare spesso durante la sua fuga adolescenziale). Le uniche grandi eccezioni sono i fratelli del protagonista (i genitori, per esempio, non vengono calcolati minimamente): Allie, Phoebe e D.B., con loro Holden ha un rapporto profondamente diverso ma ugualmente bello. Praticamente se ne sta a parlare di loro in quasi ogni discorso che intavola, anche inconsciamente. Si passa dal ricordo colmo di rimpianto per la scomparsa del fratellino Allie, alla tenera e stupefacente considerazione che ha di Phoebe, sorellina piccola ma intelligentissima, fino ad arrivare all'ammirazione per D.B. scrittore "contagiato" dal mostro di Hollywood e vattelapesca.
Un romanzo da leggere per capire come si possa raccontare una storia omettendo decine di particolari, scegliendo accuratamente cosa raccontare e cosa no, eppure facendola risultare completa e perfetta.



Il Popolo dell'autunno
Ray Bradbury

Il migliore del lotto. Anche questo frutto del consiglio, 'sta volta del buon Fiandra.
Il Popolo dell'autunno racconta la storia di Jim e Will, inseparabili amici non ancora quattordicenni, che si troveranno ad affrontare una minaccia rappresentata dal gruppo di inquietanti fenomeni da baraccone che gestisce il luna park arrivato in città.
La forza del libro è duplice: sostanza e forma. Prima di tutto tratta una serie di temi che vanno ben oltre a quello che la trama nuda e cruda potrebbe suggerire (la storia di amicizia) concedendosi, grazie al meraviglioso personaggio di Charles, il padre di Will, anche lunghi capitoli sul rapporto tra padre e figlio, sulla caducità della condizione dell'uomo, sull'inevitabile conseguenza del diventare vecchi mentre il mondo attorno continua a rinnovarsi. È proprio Charles che, da un certo punto in poi, diventa il vero protagonista della vicenda, ed è sempre lui che tira fuori quei due o tre monologhi che mi hanno fatto venire voglia di posare Kindle (e certo che l'ho letto lì: da noi è irreperibile ovunque!), alzarmi in piedi e applaudire fortissimamente. E in più, come se non bastasse, la storia è bella, spesso pare spingersi anche più in là del dovuto con immagini e avvenimenti piuttosto forti ma sempre contenuti nei confini della favola dark.
E poi c'è la forma: meravigliosa, pensata alla perfezione, con una prosa quasi da poesia che rimane aggrappata nella mente del lettore. C'è una ricercatezza nell'uso delle parole che colpisce senza pietà e lascia il segno. Interi capitoli da leggere tutti d'un fiato, alzando le sopracciglia per la sorpresa quando ci si imbatte in un'immagine particolarmente evocativa come quella che potete leggere nel titolo di questa rubrica.

4 commenti:

  1. "Il Popolo dell'autunno" lo leggerò grazie al tuo consiglio ;)

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  2. Trovato recentemente e recentemente letto il popolo d'autunno. salinger è nella mia top 10. e forse ora anche questo. "soluzione" un filo troppo simbolica e per amor del simbolismo mi ha dato una sensazione di licenza poetica un filo forzata. ma è un libro come non se ne trovano, grazie ancora, Fabio.

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    1. E di che :D Fa sempre piacere aiutare qualcuno a scoprire un bel libro.

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