venerdì 17 agosto 2012

Il fight club del libro - "La peggior lezione che la vita ci possa insegnare: che non c’è un senso."


C'è stato Ferragosto di mezzo e non capisco più che giorno è oggi, ma qualsiasi giorno sia benvenuti a un nuovo appuntamento con il Fight Club del libro. Siete rimasti pure voi a casetta mentre il resto del mondo pare febbrilmente attratto da Altrove? Morite di caldo perché, stoici come me, non volete accendere il condizionatore? La vostra idea di vacanza è quella di fondervi con il divano diventando un'unica entità inseparabile? Siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Così, per allungare il brodo dell'introduzione, dico due parole al volo sulla rubrica: ciarlo dei libri che ho letto negli ultimi dieci giorni. Fine della spiegazione. [...]

Il Grande Gatsby
F. Scott Fitzgerald

Per rendere l'idea di quanto mi sia piaciuto questo breve romanzo di Fitzgerald, sappiate che dopo averlo comprato e letto su Kindle l'ho ricomprato nella versione cartacea che vedete qui di lato.
Il Grande Gatsby è un romanzo che racconta della storia d'amore "maledetta" tra Jay Gatsby e Daisy, vissuta attraverso gli occhi del vicino di casa del ricco e popolare Gasby, Nick Carraway.
Nick rimane affascinato dalle grandi personalità che conosce ma, allo stesso tempo, ritrova in loro -specialmente in Gatsby- una solitudine quasi spietata che si concretizza nella vita sentimentale del giovane riccone. Anche se Nick disapprova praticamente ogni fibra dell'essere Gatsby, non può fare a meno che simpatizzare con lui e col suo tentativo disperato di riconquistare, ora che è ricoperto di ricchezze, l'ereditiera del quale era innamorato da ragazzo. A nulla servono le feste e le centinaia di persone ricche e famose che giornalmente si trovano nella villa del vicino di casa di Nick, il cruccio dell'uomo rimane sempre e solo uno: strappare Daisy dalle braccia del nuovo marito.
Un romanzo estremamente romantico, raccontato in uno stile sublime e con un paio di virate sorprendenti, specialmente nel finale. È tutto, forse, una bella metafora (e forse no) su quanto valga la pena cambiare e inseguire qualcuno che si ama, su quanto si è disposti a fingere di essere qualcosa di altro o a barattare la propria anima, diventando martiri di un sentimento unilaterale. Daisy esiste. In qualche centinaia di milioni di esemplari.



Pastorale Americana
Philip Roth

Uno dei libri più belli che mi sia capitato di leggere quest'anno e, in generale, da sempre. Di Pastorale Americana si potrebbe parlare per ore, perché quello che succede nelle quasi cinquecento pagine che  lo compongono vive, respira, prolifica in uno spazio assolutamente più esteso.
Il romanzo racconta di Levov, lo Svedese, come veniva chiamato dagli ammirati compagni delle scuole superiori per via dei capelli biondi e degli occhi azzurri. Bello, intelligente, atletico, quel classico ragazzotto americano che diventa l'eroe di generazioni e generazioni di ragazzini abbastanza fortunati da averlo visto in azione. L'America stessa, là, su due gambe, forti e giovani.
Eredita una attività milionaria, sposa Miss New Jersey, che oltre a essere bella come un dipinto è anche intelligente e sveglia, ha una figlia, la luce dei suoi occhi. È il sogno americano, avverato, dato in mano al personaggio che più di tutti se lo meritava. Ma uno dei punti chiave del romanzo è che nessuno è in grado di capire le persone. Che non c'è modo: che vivere significa capire male gli altri, poi ragionarci e continuare a capirli male. Merry, la figlia dello Svedese, cresce covando una rabbia cieca che sfocia prima nella disobbedienza, poi nell'odio e infine nella violenza disperata: un attentato, organizzato dalla figlia sedicenne, sconvolge la vita dei Levov. Merry scompare, la moglie dello Svedese quasi impazzisce dal dolore. La sua vita crolla e lui non può far altro che chiedersi: perché? Dove ha sbagliato con una figlia che ha sempre amato, che ha educato in modo impeccabile, con la quale ha sempre tenuto aperto il dialogo?
Pastorale Americana è geniale. Puro genio che gronda dalle parole del libro, laddove presto o tardi ci si accorge del ribaltamento del ruolo: l'America non è rappresentata dall'inflessibilità morale, dal rigore, dalla vita piena di compromessi e passivamente felice del biondo Levov; l'America, il suo vero volto, quello violento, insensato e emulativo, quello con le spalle cariche dalle aspettative di molti, quello completamente folle, è Merry con il suo dolore. Merry e la sua voglia di attirare l'attenzione. E il libro sembra voler colpire proprio su questo aspetto: per quanto tu sei meraviglioso e perfetto, infrangibile, la vita ti riserverà sempre una dose di avvenimenti belli e una valanga di merda. Non puoi scappare.
Dico che di Pastorale Americana si potrebbe parlare per ore perché oltre a questo affronta anche tantissimi altri temi: il conflitto generazionale, il reprimere gli impulsi, il non voler prendere una posizione. È un grandissimo romanzo, scritto e raccontato in terza persona da Nathan Zuckerman, l'alter ego romanzesco di Philip Roth, con uno stile particolare, aperto alle digressioni ma dritto: fila liscio come l'evoluzione naturale di un discorso. Procede senza mai intopparsi fino alla magnifica parte finale, con una delle chiusure più efficaci e meravigliose che abbia mai letto.
È un libro impegnativo ma non pesante, mi ha spinto sull'orlo dell'entusiasmo e mi ci ha fatto fare un giretto sopra. È stato esaltante. Grazie, Roth.



The Giver - Il Donatore
Lois Lowry

Confesso che leggendo: "Si ringrazia il Cavalier Bruno Piazzesi, donatore delle mani in copertina", nelle prime pagine del libro, ho riso come un povero cretino e ho continuato a sghignazzare per tutto il resto del romanzo, perché è una frase comica in così tanti modi che non riesco nemmeno a pensarli tutti.
The Giver è una distopia per ragazzi, pubblicata nel 1993 negli States e al centro di numerosi -sterili - dibattiti per via della crudezza di alcune scene e della scelta di trattare temi come l'eutanasia e l'infanticidio.
The Giver racconta la storia di questo mondo perfetto nel quale le vite delle persone sono soggette a regole ferree e molto severe, pena: l'esclusione della comunità tramite congedo. Le regole per esempio stabiliscono che ogni nucleo familiare sia composto da due adulti e al massimo due figli (un maschio e una femmina), che a nessuno è consentito avere pulsioni sessuali (che vengono addormentate con l'utilizzo di una pillola), che a ciascuno viene assegnato un compito da svolgere al raggiungimento dei dodici anni, che si devono condividere con gli altri i propri sogni e utilizzare in modo esatto le parole, altrimenti sono frustate sulle gambe.
Il protagonista, Jonas, al compimento dei dodici anni viene scelto per ricoprire il ruolo di Custode delle Memorie: l'unico individuo in tutta la comunità al quale è consentito avere emozioni, grazie all'accesso esclusivo ai ricordi dell'intera storia dell'umanità. Così Jonas scopre che il mondo in cui vive è un mondo, letteralmente, privo di colori, scevro da scelte, imprevisti, individualità. Ogni spersonalizzato cittadino della comunità vive una vita perfetta ma grigia: inutile.
The Giver è un romanzo che una decina di anni fa avrei adorato: tratta un argomento pesante con estrema delicatezza, in modo da renderlo adatto a tutti. C'è un singolo momento che spezza le regole e si concede delle tinte leggermente più forti del resto del romanzo, ma niente di sconvolgente. Forse è proprio questo suo essere molto leggero, l'imposizione conseguente nel non trattare certi temi (la sessualità per esempio è appena accennata) e la scelta di sfociare nel fantasy in un paio d'occasioni a penalizzare maggiormente il libro.
Un ottimo romanzo per ragazzi, un buon libro per tutti gli altri: scorre via in un pomeriggio.

2 commenti:

  1. Se accetti consigli, "Il tempo è un bastardo" di Jennifer Egan.

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  2. Volentieri! Mi informo e caso mai aggiungo alla lista dei libri da leggere :)

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