venerdì 10 agosto 2012

Inazuma Eleven - Tiro della catapulta al contrario del dragone su una zampa sola mentre sputa fuocoooo!


Inizio ogni post da un mese a questa parte parlando del caldo, sembro Giuliacci o uno di quei nuovi metereologi che danno nomi storici ai venti caldi che arrivano da beyond the sea. Comunque, a prescindere da questo, la stagione non fredda è ottima per riprendere in mano le console portatili. Ve lo dice uno che negli ultimi due giorni sta voracemente smangiucchiando nel piatto del passato con Final Fantasy Teatrino (Theathr... quella cosa impronunciabilmente bella che è uscita su 3DS), e che qualche tempo fa ha recuperato -e solo recentemente finito- il primissimo Inazuma Eleven. Cos'è Inazuma Eleven? Un gioco di ruolo giapponese basato sul calcio. Una roba che in confronto Holly e Benji è sobrio. Per dire. [...]


Inazuma Eleven è un gioco di calcio a turni montato sulla struttura di un gioco di Pokemon. Sì, è proprio così meraviglioso come suona a leggerlo. In pratica vi seguite questa storiellina di ragazzini prodigio alla Holly e Benji, e ogni tanto vi scontrate con altri bambini che custodiscono gelosamente tecniche così potenti da poter devastare un intero continente. La differenza con le avventure di Oliver Hutton è che quelle avevano una certa dose di aderenza alla realtà, cioè fatta eccezione per i campionati scolastici superseguiti in TV, i tiri con le tigri che apparivano all'improvviso, i campi infiniti, le eterne pippe mentali quando si saltava per colpire la palla di testa. Ecco, a parte quello, Captain Tsubasa era quasi una storia vera, una di quelle che potevano finire al Bivio con Marco Berry a far parlare Benji di come finì in Germania perché il portiere col cappello in Giappone ce l'avevano già.


Inazuma Eleven, invece, ci butta nel mucchio una marea di esagerazioni che nemmeno a Mistero: il nonno di Mark Evans, il protagonista della storia, era il capitano della leggendaria Inazuma Eleven, la squadra arrivata in finale nel grande torneo di calcio scolastico per il quale Mark e i suoi compagni cercano la qualificazione. Ecco, però il nonno c'aveva i baffi e almeno quarant'anni sul groppone.  Soprassedendo sugli evidenti problemi d'età ai quali i Level5 non devono aver pensato, il povero nonno all'epoca fu fatto sparire, ammazzato, kaput, tolto di mezzo da non si sa chi perché era troppo bravo come portiere. E cazzo, sia mai che l'altra squadra perdeva la finale dal torneo di calcio scolastico. Meglio ammazzare gli avversari. E quindi la madre di Mark c'ha qualche perplessità a vedere il figlioletto che intraprende la stessa pericolosissima strada del nonno. In Giappone non si scherza col calcio. È una roba seria. Mica come Beppe Signori e i Buondì.


Comunque il gioco è bellino. Forse un tantinello lungo, anche perché non si fa altro che affrontare partite di calcio con un sistema che le prime volte è spettacolare ma poi diventa troppo ripetitivo. Praticamente l'avanzamento sul campo è automatico ma ogni volta che si presenta l'occasione di un'azione, sia questa il tiro in porta, lo smarcaggio o il contrasto con un avversario, il gioco si blocca e ci permette di decidere come affrontare la situazione. C'è un sovraffollamento di supermosse che ha dell'assurdo: prima della fine del gioco ogni giocatore (tra l'altro ce ne sono uno sproposito: più di mille facce di culo reclutabili) avrà una sfilza di calci della tigre, tiri al volo del drago, smarcaggi ninja e parate diddio da far paura. Deterrenti nucleari di dieci anni.
Tra l'altro è recentissima la notizia che presto i tre capitoli usciti (io ho giocato solo il primo e merita molto) saranno raccolti in una collection rimasterizzata per Nintendo 3DS che credo recupererò prima di subito. Mica per niente, anche solo per vedere che hanno inventato dopo gli alieni che vogliono conquistare la Terra a colpi di partite di pallone del secondo capitolo. Sul serio.

3 commenti:

  1. Il gioco è piacevole... l'anime è una truzzata pazzesca XD

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  2. Il vecchio e caro gioco di Captain Tsubasa anni 90 ha fatto scuola a quanto pare

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