lunedì 22 ottobre 2012

Cogan - Killing them softly; them, quelli usciti dalla sala urlando


Premessa: darei a questo film undici su dieci solo per andare contro quegli scimmioni che a metà pellicola se ne sono usciti dalla sala urlando roba sconnessa tipo: "Otto euro" e " 'ndo cazzo se sparano?" e "chissà che m'aspettavo". Undici su dieci. Con lode. E oscar.
Cogan - Killing them softly è un gangster movie, basato sul romanzo del '74 Cogan's Trade di George Higgins ma ambientato ai giorni nostri. Più precisamente durante le elezioni presidenziali in cui Obama fu eletto presidente. Paga lo scotto, un po' come Drive al tempo, di essere una pellicola totalmente inadatta al pubblico da circo che abbiamo qua in Italia. [...]


La storia è semplice e dilatata fino all'eccesso: in seguito a una rapina durante una partita di poker, Cogan (Brad Pitt), assassino prezzolato, viene assoldato per scoprire i responsabili e fare giustizia sul misfatto, di modo che le partite illegali, e il giro di soldi che le accompagnano, riprendano il loro corso. A fare da contorno una serie di personaggi che parteciperanno al caso: da viscidi e disgustosi colleghi con problemi di alcolismo, a eroinomani con la parlantina troppo sciolta.
Cogan è un film che si lascia andare spesso (troppo spesso, superando qualche volta quella linea sottile che separa la ripetizione piacevole dall'insistenza scassapalle) a una critica feroce contro le istituzioni americane, colpevoli di aver portato la terribile crisi finanziaria (che ha colpito anche il mercato dei killer a pagamento, rappresentato come una qualsiasi altra azienda), e di stasarsene a guardare, rassicurando il popolo con discorsi triti e ritriti. "In America sei solo", dicono i personaggi del film. "L'America è un business". Il messaggio arriva (e vorrei vedere, con tutte le volte che te lo dicono), è forte, funziona bene.


Il film soffre nel non riuscire a trovare un suo ritmo. Probabilmente la colpa è di una trasposizione troppo fedele al romanzo (che non ho letto!), ma i dialoghi sono spesso poco funzionali e vengono dedicati momenti più lunghi del dovuto alle questioni personali dei personaggi. Insomma è il solito vecchio discorso: quello che funziona su carta non funziona nello stesso modo su pellicola. Ne deriva una dilatazione esagerata che fa apparire l'ora e mezza di durata ben più lunga. È un peccato, perché nonostante il nichilismo quasi fastidioso (tutti i personaggi sono vuoti, cinici, disillusi), che però si sposa bene col tono di povertà (fisica e spirituale) della pellicola, i dialoghi sono senz'altro scritti in modo convincente, realistico e a tratti brillante. Gli manca la verve  tarantiniana, la capacità di mantenerti dritto sull'attenti lungo tutta la durata del monologo di turno. Per farla breve: le digressioni non sono interessanti o stimolanti, né divertenti e sono troppe. Per farla ancora più breve: quando cazzo se sparano?


Queste penniche continue nel ritmo sono il difetto principale di un film che, invece, si concede momenti di rara bellezza. Ci sono molte scene (le scene chiave: la rapina e le tre esecuzioni) che fanno faville, sono girate benissimo (anche se in una si abbonda col digitale, e a me il digitale in questi casi fa venire l'orticaria) e, sopratutto, riprendono il maggior pregio del film: essere crudo, essere reale, quasi fastidioso in un paio di scoppi di violenza.
Insomma, pur essendo una pellicola esageratamente innamorata di Brad Pitt (che, oh, l'ha prodotto, vorrei vedere), Cogan è un film che mi sento ancora di consigliare. Ha dei difetti di forma, ma sono tanti anche i pregi e la critica di base è molto feroce.
Solo, ecco, vi auguro di non capitare vicino a uno dei scimmioni di cui sopra. Uno di quelli che si aspettavano Vin Diesel in canottiera uscire dall'auto in corsa mentre impennava su una ruota a bordo di un Transformers. L'orrore... l'orrore! (.cit)

2 commenti:

  1. Cogan è un film alla Drive ma meno geniale. A volte risulta lentissimo, con dialoghi "secondari" che ti porti avanti per venti minuti e con le uniche scene d'azione che si consumano nei 10 minuti finali.
    Nonostante ciò è un film che si lascia apprezzare da quei pochi amanti dei film un pò datati, dove si faceva molta attenzione ai dialoghi, alla scenografia e ai piccoli dettagli, e non si cercavano le scazzottate e/o sparatorie ogni 5 minuti. Da quelli che non erano in sala insomma.

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  2. una pellicola esageratamente innamorata di Brad Pitt

    passo~

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