lunedì 15 ottobre 2012

Dishonored - Il nascondino mi riesce benino di nulla


*Dishonored - Il nascondino mi riesce benino di nulla, è un breve raccontino delle primissime ore del gioco. Se non volete sapere nulla di quello che succede all'inizio dell'avventura di Corvo, allora evitate di leggere. Altrimenti, buona lettura!*

Saranno dieci minuti buoni che quel pretucolo di Campbell prova a infilare la chiave giusta nella toppa. Io me ne sto nascosto in un angoletto, ché a me il nascondino riesce benino di nulla.
Aspetto che Campbell e il capitano delle guardie entrino nella sala. Mi sono nascosto prima di tutto perché sono così ricercato che nemmeno mio cugino Garrett, quando ancora faceva il topo d'appartamento e diceva che la sua era una malattia, che c'aveva la cleptomania; e poi perché m'hanno messo in faccia una maschera che sembro uscito da Harry Potter e mi vergogno un pochino. Dice: oh, mettitela la maschera che così non ti riconoscono. Ho capito, ma se mi vede Voldemort niente niente mi arruola nei mangiamorte.
E, mentre Campbell sbaglia ancora una volta la chiave, accampando scuse su come la vista non sia più quella di una volta, mi chiedo com'è che ci sono finito, in questa stanza, ad aspettare il brindisi prima della fine. [...]


Mi chiamo Corvo Attano. Un nome piuttosto figo in una scala da zero a American McGee.
Tornavo a casa. Ero stato un paio di mesi in viaggio; uno di quelli che prenoti su internet a prezzi stracciati e poi ti accorgi che le foto dell'albergo sono photoshoppate, allora ti verrebbe voglia di tornare indietro ma non puoi, perché hai salutato tutti e faresti la figura del babbo.
Insomma, alla fine esce fuori che sono stato per due mesi in mezzo ai sorci, a cercare di capire il perché e il percome dell'epidemia che ha messo in ginocchio il regno. Quella simpatica dell'imperatrice ha deciso proprio di mandarci a me, la sua guardia del corpo. E badate bene: io a fare la guardia del corpo sono veramente il massimo.
Appena arrivato, Emily, la figlia dell'imperatrice, una ragazzina proprio simpatica e carina, mi abbraccia e mi dice che mi vuole sfidare a nascondino. A me. Sfidare a nascondino me è come sfidare Beppe Signori a chi mangia più Buondì. E infatti vinco. Va bene, non è una grande soddisfazione tenuti in considerazione i problemi di vista di Emily (è ancora convinta che sia suo zio JC, dice che in tanti anni non sono cambiato di una virgola). La rassicuro che un giorno le insegnerò a nascondersi bene come faccio io, perché in quello sono davvero il numero uno.
Tra l'altro la città non m'è mai parsa così bella: è pulita, è quasi una pennellata di colore su una tela.
Me ne vado a parlare con quella potta dell'imperatrice che è proprio contenta del mio ritorno. Mi chiama lord Corvo.
Qualche secondo dopo un tizio vestito di nero mi fracassa il muso, ammazza l'imperatrice e rapisce Emily. Veloce come è arrivato scompare, lasciando me a vedermela con le guardie accorse sul posto. Credono che abbia ucciso io l'imperatrice. Ma no, guardate, mi chiamava lord! Lord, capite? E poi la bambina non me la sono mica mangiata. Ero la sua guardia del corpo... però, dai, vi tocca ammetterlo, come guardia del corpo farò schifo, ma a nascondino almeno sono bravo.


Finisco in carcere perché nessuno crede alla mia storia. Forse ho calcato troppo la mano sul numero di assassini, ma dire che era uno solo che mi ha conciato in quel modo era troppo da pezzente. Trenta mi sembrava un numero più che giusto.
Le brutte notizie sembrano non finire mai: sono a un passo dalla pena capitale, il consigliere e i suoi uomini mi hanno confessato di essere intenzionati a stabilirsi al potere al posto di Emily e, come se non bastasse, hanno già fatto scannare Scutter e Blacky, i cani. Non me lo sarei voluto perdere per niente al mondo. Fortunatamente qualcuno mi vuole fuori dal carcere, quindi mi fa lasciare la porta della cella aperta e una lettera che mi esorta a scappare. Io non me lo faccio ripetere due volte.
Una volta fuori dalla prigione incontro Samuel. Samuel fa il barcaiolo e ha una barchetta che è uno schianto. C'ha quell'aria vissuta degli uomini di mare sempre a caccia di balene e gli voglio già un po' bene.
Mi porta a un pub, io gli faccio sapere che di giorno non bevo quasi mai, lui dice che lì ci sono le persone che mi volevano libero. Li incontro, sembrano tipi apposto. Uno dei due assomiglia un po' all'agente Smith -e come fai a fidarti di uno che sembra l'agente Smith?- ma l'altro è in gamba. Mi presentano Piero che è una specie di scienziato. Uno che un giorno si è stancato di pagare la benza due euro al litro e ha cominciato a usare l'olio di balena. Quelle che bastona Samuel, credo.
I miei amici sono molto simpatici, mi dicono che delle cose importanti parleremo domani, come no, c'avete pure i letti qui?, sì al piano di sopra, bella per voi.


Quella notte sogno. Sogno un tipo che sembra Johnny Depp in uno di quei film di Tim Burton dove gli piazzano il mascherone bianco e un taglio di capelli osceno. Praticamente tutti gli ultimi film di Tim Burton. E Johnny mi dice che adesso posso usare dei poteri. E io gli chiedo se non è in realtà tutto un grande imbroglio come ne La Fabbrica Di Cioccolato, e se magari non verrò aggredito dagli Umpa Lumpa. Lui mi dice no, tranquillo, prova.
La mattina successiva mi sveglio un po' stordito, con la bocca sbafata di cioccolata e un casino di nuovi poteri. Se sono diventato un supereroe, allora ho le origini più sfigate di sempre. Nessun ragno radioattivo, nessun vecchietto che attraversa la strada. I miei stanno bene e a quanto ne so il posto da dove vengo non sta per esplodere. Non ho nemmeno un mantello.
Leggermente innervosito mi reco a colloquio con i miei nuovi compari. Hanno da chiedermi un favoretto di poco conto, dicono.
Come no, mi avete tirato fuori dal gabbio, vi pare che non vi vado a comprare le sigarette?
Niente sigarette. Vogliono che uccida un uomo, un certo Campbell, che si dà il caso sia pure una specie di sacerdote.
Sicuri? chiedo io, sappiate che porta zella.
Guarda, mi dicono loro, noi stavamo col Libanese.
Accetto.


E poi c'è stata quella volta che ho lavorato per Nonna Cencia. Che simpatica vecchietta Nonna Cencia. La prima volta che ci siamo visti (io l'ho vista, lei poveraccia è cieca come un vicolo senza uscita), mi ha raccontato dei suoi uccellini, dei suoi spasimanti, di come tenere in mano il coltello. A me, che faccio l'assassino.
E insomma Nonna Cencia mi fa: Senti, Quarantasette (morto che parla! scatto io, lei non capisce ma mi chiede se sono già usciti il ventidue, il venticinque e il quattordici, ché gliene mancano tre per la tombola), ti va mica di guadagnare due soldini extra?
Non ve la racconto perché è una storia che finisce con me che trasporto viscere di topo da una parte all'altra della città. E avevo finito il domopack.


E poi eccoci qua. Sono penetrato all'interno del palazzo, mi sono spaccato le ginocchia un paio di volte calcolando male le distanze dei salti e, per qualche strana ragione, mi sono pure infilato nel corpo di un topo. No, okay, questa mi è uscita fuori male, non volevo intendere quello che state pensando. Diciamo che i poteri di Johnny sono molto particolari. C'è anche la possibilità che mi infili nel corpo di una persona vera, un giorno. Magari. Chissà.
Campbell apre finalmente la porta. Fa il gigione con il capitano che, poveraccio, non lo sa quanto è andato vicino a rimetterci le penne. Il sacerdote ha avvelenato il bicchiere di vino del capitano. Era tutto pronto, lì sul tavolo, in attesa che Campbell trovasse la chiave giusta e entrasse nella stanza per brindare.
Giusto quei due anni necessari.
Pigliano il bicchiere, si fanno un bel brindisi.
In quel poco tempo a mia disposizione, quando Campbell e il capitano erano qui fuori, separati dal ricercatissimo Corvo solo da una porta e un mazzo di chiavi capriccioso, ho fatto appena in tempo a sfogliare un paio di libri (perché ce ne sono tantissimi, buttati alla rinfusa per tutta casa), ispezionare la stanza, aprire tutti i cassetti, rubare la runa sul camino, arrotolare uno dei dipinti e mettermelo sotto braccio, fare una stima di quanti soldi potrei ricavare dalla vendita di quella statua a forma di toro poggiata sul mobiletto in rovere, buttare nella stima pure il mobiletto in rovere, leggere l'etichetta sulla bottiglia di vino e complimentarmi mentalmente con il buon gusto di Campbell. E scambiare i bicchieri, ovviamente.
Il sacerdote allunga un'occhiata saputella verso il capitano che, di per sé, s'è già scolato un mezzo bicchiere e schiocca la lingua sul palato da gran degustatore. Poi inclina il calice e il liquido gli bagna le labbra.
Salute, caro Campbell.

*Noi, qua su Panino, su Dishonored torniamo presto, non appena finisco la campagna!*

6 commenti:

  1. sfidare beppe Signori a mangiare buondì non è mai una buona idea.... per il resto dishonored è un giocone per me

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  2. Non ne avevo mai sentito parlare, fino a due giorni fa. Ne ho visto un paio di gameplay, mi sembra un mod basato sullo stealth di Skyrim. xD Comunque, non c'entra niente, ma hai provato Sleeping Dogs?

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    1. Somiglia tanto a Deus-Ex, Hitman e Thief, più che altro :)
      No, per Sleeping Dogs aspetto giorni migliori (leggi: nel periodo di nulla che c'è prima di Halo4!)

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    2. M'hai messo curiosità, quando cala di prezzo lo recupero. Comunque, Sleeping Dogs ti consiglio di prenderlo al più presto, è uno dei titoli migliori che mi sono passati tra le mani ultimamente.

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  3. Corvo Antani sarebbe stato il massimo come nome :D

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