martedì 2 ottobre 2012

Il fight club del libro - Se uno si limita a fare ciò che dovrebbe, non diventa un eroe.


Bentornelli alla rubrica sui libri che ho letto nell'ultimo periodo. Questa volta arriva dopo qualche tempo dall'ultimo appuntamento, unicamente perché l'ultimo libro mi ha portato via un quantitativo di ore assurdo per la mole di pagine che lo compone. Torneremo a parlane, speriamo molto presto perché in queste introduzioni non so mai che fuffa scrivere e solitamente finisco a blaterale a proposito di quanto sia difficile scrivere queste righe. Quindi, visto che l'ho appena fatto e sono arrivato al minimo sindacale di una introduzione media, possiamo partire con i libri. Ah, domani per tutti i fresconi in attesa, arriva l'articolo su Tokyo Jungle! [...]


Sunset Limited
Cormac McCarthy

Sunset Limited è un dialogo lungo più o meno cento pagine tra un bianco, borghese, istruito, con un suicidio fallito alle spalle, e un nero, povero, cresciuto sulla strada, timorato di dio.
I due sono visti un po' come il bene e il male, la vita e la morte, rinchiusi in una stanza al di là del mondo dove la confusione li reclama. All'interno del posto si cerca di risolvere La Domanda: che ci facciamo in questo posto? Cos'è che ci tiene i piedi incollati a terra quando passa il Sunset Limited a centotrenta all'ora? Cos'è la fede? Cosa ci rende felici o infelici?
Durante il dialogo il male diventa il bene, il buio luce, tutto si mescola in un grigio che non ha più sostanza: bianco e nero sono uno, si scambiano i ruoli e alla fine ne escono, esplodendo la bolla temporale all'interno della quale sono rinchiusi.
Sunset Limited è un'opera meravigliosa non solo perché ha il coraggio di affrontare argomenti che, trattati nel modo sbagliato, risulterebbero banali, scontati, a rischio retorica, ma anche perché lo fa nel modo più giusto e inaspettato possibile: come una partita a scacchi, nella quale l'esito del gioco non viene deciso fino all'ultimo. In più i dialoghi sono scritti in modo meraviglioso, sono realistici, sono veri, hanno tutta una loro musicalità.
È un libro che mi è piaciuto molto e che consiglierei fortemente. L'unico inconveniente è il prezzo che, nell'edizione che ho acquistato io, si aggira intorno ai dieci euro per un centinaio di paginette, organizzate in modo tattico perché altrimenti nemmeno quelle.



Mattatoio N.5 o La crociata dei bambini
Kurt Vonnegut

Mattatoio N.5 inizia come un racconto di metafiction nella quale Vonnegut stesso afferma di voler scrivere questo libro e poi si mette al lavoro per completare il proposito (proprio dopo aver promesso che il titolo sarebbe stato La crociata dei bambini).
La storia di Billy Pilgrim è davvero particolare: soldato durante la seconda guerra mondiale, ha assistito al bombardamento di Dresda, una delle più grandi stragi civili del secondo conflitto globale. Non solo: Billy è stato successivamente rapito da una razza aliena, i tralfamadoriani, che gli hanno insegnato che il tempo è un unico segmento; che passato, presente e futuro avvengono tutti contemporaneamente, e sono sempre avvenuti. Seguendo questo schema temporale bizzarro, viviamo la vita di Billy attraverso diversi momenti cruciali, sballottati da una pagina all'altra in questo o quell'altro anno della sua vita, come se tutto accadesse allo stesso momento. L'effetto è meraviglioso e, presto o tardi, si comincia a credere che i tralfamadoriani ci abbiano visto giusto.
Il romanzo, inoltre, si sofferma spesso sui momenti più duri della vita di Billy, specialmente sugli anni passati da soldato, ma lo fa sempre con un occhio distaccato, estremamente freddo. L'occhio di chi sposa la filosofia: "così va la vita" che, in un mondo dove tutto è esistito e sempre esisterà, ha pienamente senso. O forse no, ma è l'unico modo per tirare avanti.



Meridiano di sangue
Cormac McCarthy

Nel tentativo di rappresentare un west epurato del romanticismo che i film di Leone e soci ci hanno insegnato a conoscere, McCarthy dà vita a una frontiera brutale, dove il buono e il cattivo non esistono e dove tutti sembrano attirati dall'insensatezza della violenza fine a se stessa. Meridiano di Sangue è la storia del Ragazzo che diventa un assassino in un mondo di assassini, che balla piroettando da una pagina all'altra lambendo ora la figura dell'eroe e ora quella dell'omicida stupratore. Tutti i personaggi del romanzo sono così: bestie che vengono acclamate da altre bestie. Uomini che hanno sposato una sola filosofia di vita: prendere tutto ciò che vogliono, senza rispetto alcuno per la vita umana.
E in questo romanzo McCarthy non fa distinzione tra pellerossa o uomini bianchi (in realtà nemmeno tra uomini bianchi e uomini bianchi visto che spesso il soggetto della frase è piuttosto confuso): i massacri, quando presenti (praticamente a ogni pagina: c'è un ratio morti\pagine che vede in netto vantaggio i primi sulle seconde!) sono sempre orrendi, ingiusti, raccapriccianti. Gli eroi del romanzo, per così dire, sono tutti spersonalizzati fatta eccezione per il Giudice Holden, una figura a metà tra l'umano e il sovrannaturale: glabro, grasso, affabulatore, apparentemente invincibile.
Se dal punto di vista narrativo quest'ultima trovata funziona piuttosto bene (una narrazione lontana, fredda, che non permette di empatizzare mai con i personaggi), la scorrevolezza del racconto, secondo me, ne risente da morire. Portare a termine Meridiano di sangue è stata un'impresa. Lo stile è ruvido, glaciale, McCarthy cerca costantemente di dotare di epicità ogni singolo periodo, ognuna delle descrizioni dei paesaggi mozzafiato della frontiera. Ne risulta un racconto che ha i suoi momenti avvincenti, che però non si aggrappa mai al cuore - probabilmente sposando gli intenti del narratore - ma che anzi cerca in ogni modo di allentare il mordente della lettura.
Meridiano di sangue è l'esatto opposto di quei libri che ti tengono incollato alle pagine e poi non ti lasciano quasi niente. Solo che, secondo me, il suo lascito non ripaga del tutto la dedizione alla lettura.



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