mercoledì 14 novembre 2012

Il fight club del libro: "Noi non ve lo permetteremo"


Dopo qualche settimana d'assenza torna il fight club del libro, la rubrica dove scrivo due robe su ciò che ho letto nei giorni trascorsi. Lasciatemi essere felice perché proprio ieri è uscito il nuovo libro di Stephen King, che ho acquistato subito e che ha sospinto la lettura di Neanche gli Dei verso un finale che è arrivato con un po' di difficoltà. Gioia! Evviva il Re. Per il resto, questa è una tripletta completamente dedicata alla fantascienza, con una riscoperta in grande stile di Philippone Dick, e quelli che secondo me sono i suoi due migliori libri che ho letto, e Asimov. [...]

Scorrete lacrime, disse il poliziotto
Philip K. Dick

Prima di Scorrete lacrime, io e Philip Dick non eravamo in rapporti particolarmente amichevoli. Avevo già letto qualcosa, ma nessuno degli altri romanzi mi aveva lasciato estasiato. Scorrete lacrime era un po' la prova del nove di un autore che, per quanto trovassi geniale nelle intenzioni, non era mai riuscito a stregarmi. Tra l'altro, broccolo, è un libro che ho preso solo perché il titolo è decisamente uno dei titoli più belli di sempre. Sì: una mossa da lettore dell'ultima ora.
Scorrete Lacrime, disse il poliziotto è la storia di Jason Taverner, famosissimo presentatore televisivo (ed esperimento biologico appartenente alla razza dei Sei, esseri umani che non invecchiano e sono dotati di un carisma tutto particolare) che, in seguito a un incidente, si trova in un mondo nel quale non è mai esistito.
Nel romanzo c'è tutta la poetica di Dick, quello stesso filosofico quesito che si legge in ognuno dei suoi altri lavori: qual è la realtà? L'esistenza di un piano che possa essere definito vero rispetto a tutti gli altri (che potrebbe essere un modo come un altro per affermare che esistono infiniti universi e nessuno ha il privilegio di potersi dire vero; vero rispetto a cosa?) è sempre al centro della questione. La rivelazione finale è geniale e getta una luce diversa sull'intera faccenda, non sto qui a dirvela perché sarebbe davvero una cattiveria, ma l'immagine che ne esce fuori prepotente è la summa della domanda posta poche righe sopra. Tra l'altro le ultime pagine sono profondamente (e volutamente) ambigue, e regalano un finale splendido e per nulla univoco.
Perfino lo stile di scrittura, che in altri lavori ho trovato decisamente faticoso da seguire (in Ubik, per esempio, vengono date per scontate così tante sfumature che ci vuole un atto di fede per portarlo a termine senza badarci troppo) è più composto, più piacevole.
Cercavo il capolavoro e l'ho trovato.



La Penultima Verità
Philip K. Dick

Spinto dal ritrovato entusiasmo post Scorrete Lacrime, ho iniziato immediatamente il successivo libro di Philip Dick che avevo comprato: La Penultima verità.
L'idillio poteva finire molto bene (se avessi trovato un altro ottimo libro) o molto male (se fossi tornato su livelli buoni ma non da palpitazioni). Il mio buon gusto ha voluto che trovassi un libro che, per certi versi, è pure meglio del precedente.
La Penultima verità è ambientato in un futuro nel quale l'ennesima guerra ha costretto gli esseri umani a ritirarsi sotto terra, creando dei formicai dove la gente lavora alla produzione di Plumbei, delle macchine che vengono inviate in superficie per la guerra. La popolazione dei formicai viene tenuta costantemente sotto pressione dai notiziari alla televisione che annunciano che la guerra è ancora in corso e che la vita in superficie è impossibile. Quando Nicholas, uno dei protagonisti della vicenda, è costretto a salire in superficie, scopre invece che si tratta di una enorme menzogna: la guerra è finita da anni e  i potenti si dividono appezzamenti di terreno grandi come regioni. La televisione, i filmati, le notizie, è tutto fasullo, inventato da professionisti del settore agli ordini del dittatore Stanton Brose.
Ne La Penultima verità c'è tutto Dick: c'è l'illusione della realtà, c'è la manipolazione dei media, ci sono la dittatura e lo spettro della guerra atomica. È un romanzo che spaventosamente precorre i tempi e (nel 1964) profetizza una influenza dei media sempre più forte, talmente potente da costruire una verità alternativa.
Il finale poi è da poggiare il libro, alzarsi in piedi e battere le mani a testa alta con la lacrima virile che scorre sull'irsuta guancia. Un Capolavoro.



Neanche gli Dei
Isaac Asimov

Ho fatto fatica, dico la verità. Tra i "difetti" che solitamente vengono imputati a questo buon libro c'è una presenza piuttosto ingombrante di qualche nozione di fisica. In realtà non è la parte puramente teorica (che comunque è trattata con estrema leggerezza eh, mica è un testo accademico, parliamo sempre di un romanzo nel quale le definizioni che vengono date sono funzionali alla storia) che m'è rimasta indigesta, ma la seconda parte, quella molto fantasy.
Neanche gli Dei racconta di come l'umanità viene in contatto con un universo alternativo (il para universo) e di come l'interazione tra il nostro mondo e l'altro riesca a fornire, tramite una tecnologia chiamata pompa elettronica, una forma di energia pulita e illimitata. Ovviamente è un'energia che presuppone uno scambio, un'influenza, tra i due universi ed è uno scambio che alla lunga, secondo Lamont, uno dei protagonisti della vicenda, alla lunga porterà all'annientamento del nostro universo.
La vicenda segue tre punti di vista (quello di Lamont, quello della razza del para mondo, e quello di un altro scienziato, Denison, che nella terza parte si stabilisce sulla luna) e, nella seconda parte, nella descrizione del para-mondo si trasforma in un vero e proprio romanzo fantasy. È proprio qui che ho fatto una fatica boia per mandarlo giù. Ci siamo un po' tirati i capelli prima che tornasse su buoni livelli (praticamente riprendendo il discorso della pompa elettronica e delle influenze tra universi). Sul più bello, passa la palla all'ultimo capitolo piuttosto deludente, soprattutto nel finale per via dell'assenza di un qualsivoglia climax.
Mi è piaciuto con riserva, venivo da La fine dell'Eternità che ho trovato molto migliore.


4 commenti:

  1. Risposte
    1. Che ansia con 'sta Fondazione. Prima o poi lo leggerò, dai. Coraggio.

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  2. Io non riesco proprio a consigliarlo il ciclo della fondazione a uno che non e' drogato di quella robba li. Forse, al limite, solo i primi due: "Cronache della galassia" e "Il crollo della galassia centrale", che fra l'altro, sono godibilissimi anche staccati dal ciclo (soprattutto il primo). Ma basta cosi'!

    Consiglio piu' facilmente qualche racconto, ad esempio, "L'uomo bicentenario" (capolavoro, molto meglio del film) e "L'ultima Domanda" (che pero' si legge in 10 minuti)

    Corro a procurarmi "Scorrete lacrime...": anche per me' Dick e' sempre stato una lieve delusione, spero di ricredermi.

    asdert

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    1. In effetti è la cosa che preoccupa anche a me. Vedrò prima o poi, più probabile che prima legga qualcuno dei racconti che mi hai consigliato!

      Vai con Scorrete lacrime, poi fammi sapere se ti è piaciuto!

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