mercoledì 7 novembre 2012

Knights of Pen & Paper - Tira 'sto dado!


Prima vi devo raccontare una roba non tanto bella che ho fatto ieri. Succede che domenica è il mio compleanno, e che avevo deciso di farmi regalare Halo 4 dai miei amici. Succede anche che questi manigoldi, le loro copie, le hanno prese ieri e, tra foto su Facebook, aggiornamenti di stato, sfottò via SMS e dal vivo, ho rosicato tanto. Tantissimo. Così tanto che sono uscito e l'ho comprato. Ecco. L'ho fatto.
In attesa di un post corposo su Halo 4 (con tanto di storiella come è stato per Dishonored), parliamo di un giochino su iOS che mi ha tolto il sonno: Knights of Pen & Paper, che è tipo l'idea del secolo: un gioco di ruolo in cui fai il giocatore e il master. BAM, un sogno che si avvera. [...]


Perché un sogno che si avvera? Perché quando ero pischello e giocavo con gli amici a D&D, facevo sempre il master. Sempre. Inventavo le storie più assurde, mi occupavo di tirare fuori sempre colpi di scena nuovi o nemici carismatici. Però, per quanto godessi nell'interpretare il narratore onnisciente, mi perdevo tutto il divertimento duro e puro da giocatore. E un po', a dire la verità, ci soffrivo dentro.
Knights of Paper & Pen, invece, democratico, ti lascia decidere tutto. La meccanica è quella di un gioco di ruolo piuttosto classico che però è un enorme metagioco: si gioca con dei ragazzi che giocano a un gioco.
Ci si muove nelle città, si uccidono mostri, si parla con i personaggi che hanno quest, si risolvono missioni e, regola base di ogni gioco di ruolo cartaceo che si rispetti, si perdono ore e ore facendo una roba assolutamente inutile ma col sorriso sulle labbra.


KOPP ti butta in faccia un po' di quella polverina magica che hanno nel borsello solo i migliori giochi per smartphone (tipo Game Dev Story, per dirne uno che mi ha massacrato gli occhi), quella polverina che ti costringe fortissimamente a continuare per un altro livello, un'altra quest, un altro scontro. Nel gioco, forse, c'è una trama principale, non ne ho idea anche perché il gamemaster e i personaggi non fanno che stronzeggiare su tutti i cliché tipici dei giochi di ruolo cartacei, quindi il tono è sempre goliardico e sopra le righe. Di questo, comunque, ce se ne accorge subito: nella creazione del personaggio, tra gli archetipi disponibili, c'è sì il nerd di turno, ma anche la nonna del nerd, il ragazzo della pizza, il tamarrone. C'è Chewbecca. E' possibile comprare snacks per i giocatori, arredamento per la stanza, tavoli di gioco, tappeti. Cazzo,si può cambiare anche il master. E si può far masterare la partita da Splinter dei Turtles. O da Yoda. Ci rendiamo conto?


Il gioco in sé diventa leggermente ripetitivo dopo qualche ora. In fin dei conti si tratta di affrontare combattimenti tutti uguali, utilizzando in gran parte sempre la stessa tecnica (anche perché il potenziamento delle skill è arbitrario, e si finisce per uberpotenziare la stessa e trasformare i combattimenti in una serie di fotocopie). C'è la parte "gestionale" da Game Master, ma è piuttosto grama: permette di decidere quali quest fare affrontare al gruppo e quanti nemici fargli incontrare.
Di buono c'è che le classi sono tante, sono simpatiche, e i personaggi hanno ognuno una sua abilità particolare. I riferimenti metareferenziali fanno ridacchiare, lo stile grafico è delizioso e l'idea del poter personalizzare in tutto e per tutto lo strato superiore e quello inferiore del gioco è una chicca mica da niente. Io ve lo consiglio perché è un'idea che ha del geniale e costa un euro e qualcosa.
Mo' tirate 'sto dado e vedete di fare un bel punteggio che io devo andare a giocare a Halo4.

3 commenti:

  1. Ti dirò, a me dopo un po' ha stufato... Manca della magia di Game Dev. È bellino eh, ci ho giocato pure diverse ore e l'idea è divertente... però gli manca quel je ne sais quoi. Poi vabè te hai avuto un'infanzia problematica come ruolista, visto che l'unica misera alternativa a fare da master ero io.

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  2. Game Dev Story l'ho scaricato ieri ricordandomi che l'avevi citato su Facebook, insieme a questo. Knights of Pen & Paper l'ho cominciato e deve dire che è originalissimo, ma Game Dev non si batte.

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  3. Quant'è vero, a fare da master si soffre sempre un po' dentro

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