lunedì 5 novembre 2012

The Walking Dead 13- Il confine Superato + La Storia di Michonne [No spoiler]


Per la serie: "Robe che ho comprato a Lucca Comics" (poche parole per descrivere i due giorni di permanenza nella fiera del fumetto più grande in Italia: un casino di gente, un tempo perennemente minaccioso, Panini che aveva finito ogni cazzo di fumetto, assassini targati Ubisoft ovunque), parliamo un attimo del tredicesimo volume di The Walking Dead. La serie a fumetti ormai l'ho consigliata a chiunque: tutti quelli che conosco, tutti quelli che non conosco, tutta la gente che mi parla della serie TV, tutta la gente che mi parla di fumetti o videogiochi (anche perché, tanto per ricordare, il videogioco di TWD è fantastico), tra un po' pure a mia madre e mio padre. L'unico inconveniente di quella che rimane la serie che leggo con più piacere, è che l'uscita dei volumi avviene seguendo il rigorosissimo ordine di quandocazzocepare. In occasione di Lucca, SaldaPress, ha presentato il volume numero tredici e un piccolo spillato con La Storia di Michonne, una quindicina di paginette che raccontano del passato del personaggio più tosto della serie. In quanto segue non ci sono spoiler del tredicesimo volume. Degli altri volumi sì, perché altrimenti stavamo qui a fare gli occhi neri ai panda. [...]


Nel dodicesimo volume Rick e soci si sono stabiliti nella cittadina di Alexandria, una specie di oasi partorita dalla migliore delle speranze che potevano venire in mente all'ex-sceriffo. Fatto sta che questa Alexandria ha una serie di regole tutte sue e delle persone che, seppure sembrano brava gente, rimangono comunque esseri umani, cosa che li rende decisamente pericolosi in una scala da zero a Governatore. L'aspetto meraviglioso del dodicesimo volume (che, in effetti, in quanto a sorprese e colpi di scena era piuttosto fragile) era questo permanente senso di inquietudine e di precarietà. Davvero, sembrava di camminare su una lastra di ghiaccio; ogni pagina non potevi che pensare: "adesso giro e l'apocalisse!". La sorpresa alla fine del numero dodici era di quelle che non ti aspetti: i cattivi, i pezzidimerda da temere, gli esseri umani che bla bla, sono Rick e gli altri sopravvissuti del suo gruppo. Stai leggendo una storia dalla parte "sbagliata". Stai leggendo dello psicopatico di turno che impazzisce e sforacchia gente innocente perché per lui, quel posto, è importante. Troppo importante. È quel posto o morte.


Il Confine supererato, se possibile, è ancora più pericolante. Il volume non ha un attimo di tregua, la follia che Rick ha sviluppato da qualche numero a questa parte (sì, è proprio quel Rick che si fa i discorsi al telefono con sua moglie morta ammazzata), peggiora sempre di più, fino a richiamare il titolo dell'albo stesso: il confine superato; il punto di non ritorno.
Questo capitolo si focalizza, sempre con maggiore forza sin dalla copertina, nell'accostamento degli umani come veri e propri mostri di un mondo invaso da mostri. Gli zombie, in centocinquanta pagine, appariranno forse un paio di volte e con un ruolo marginale in entrambe le occasioni.
Il Confine Superato sembra porre una domanda ben precisa: qual è il confine? Cosa è lecito e cosa meno quando si tratta di sopravvivenza? Certo, è il tòpos principale di The Walking Dead, ma qua sono tutti presissimi a parlare di cosa hanno fatto per arrivare fino a questo capitolo tredici, e pare che nessuno sia davvero convinto di aver fatto il bene. Quello che era necessario, forse, ma non sarebbe stato più naturale arrendersi anziché diventare mostri?
Ritornano le cantonate in faccia ogni tot pagine, con dei colpi di scena crudeli ed efferati (quello che davvero amo di questa serie è che non è per nulla edulcorata, se deve mostrarti una cosa, vaffanculo, devi soffrire pure tu insieme ai personaggi, fintanto che leggi state condividendo la stessa apocalisse), e un finale che prepara per il prossimo numero che, a questo punto, dovrà avere dei risvolti clamorosi. Inutile dire che l'idea di aspettarlo per tre mesi è allettante come l'idea di pigliare a pizze in faccia un gorilla.


La storia di Michonne è più che altro un feticcio. Non per niente in America era stata pubblicata come specialino sulle pagine di Playboy. Si tratta davvero di pochissime paginette e una paraculissima riproposizione delle tavole che hanno visto l'apparizione di Michonne nella saga della prigione. Tra l'altro paginette di poco conto, che chiunque poteva immaginarsi con uno sforzo immaginifico davvero minimo. Però è una roba di The Walking Dead e, con quello stand nel quale ti servivano liquore (due tipi per la precisione: quello chiamato Michonne e quello chiamato Il Governatore) usando cartucce di fucile come bicchierini, avrei comprato anche dei calzini se avessero avuto il logo del fumetto. Sono stato un passo dal comprare la riedizione bonellide del primo numero (e, a qualche stand di distanza, il cofanetto da collezione di Before Watchmen, prima di rinsavire e disprezzarlo ad alta voce).
Quindi bo, se siete dei talebani della serie come il sottoscritto prendetevelo, ma serve davvero poco più che a dire: ce l'ho.

7 commenti:

  1. Comprati anch'io a Lucca :D
    Quanto odio sta cosa che ci mettono mesi e mesi interi per tradurre un solo volume.
    Il volume di Michonne è classico fanservice, in cui ovviamente tutti ci caschiamo come delle pere cotte. Però dai, possiamo fare gli sboroni con gli amici.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Mi chiedo come sia possibile che queste storie ancora affascinino tanto il pubblico (mi ci metto dentro anch'io, beninteso).
    Non sono certo un esperto, ma alla fine l'idea di base l'aveva già distillata Romero nel ormai lontano 78 con "l'alba dei morti viventi". Alla fine gli Zombie sembravano essere defunti, travolti dal crollo del cinema horror agli inizi degli anni novanta. Ed infatti su serie come La Casa, Nightmare, Venerdi 13, Hellraiser e molte altre è sceso definitivamente il sipario.
    Gli Zombie invece rieccoli, sempre loro e più in forma che mai.

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    1. Guarda, più o meno cercai di affrontare l'argomento anche io (qui: http://paninoalsalame.blogspot.it/2011/11/perche-la-serie-fumetti-di-walking-dead.html).
      Credo che con gli zombie si possano raccontare davvero tante storie, perché se si è abbastanza bravi (e questo è il caso) si capisce che il non morto è solo il contorno per lanciarsi in un'analisi molto più grande.

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  4. Solo io ho letto "la storia di Minchione" nel titolo dell'articolo?

    Comunque io gli zombie li detesto abbastanza, mi hanno riempito gli zebedei da anni, non ne posso più.
    Fate qualcosa sulle banshee, sui ghoul, wight, lich, wraith o altro. Ci sono tanti non morti, perché continuano a ossessionarci con vampiri e zombie?

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    1. Secondo me perché per loro vale in special modo la massima: [...] ma i rompicoglioni non muoiono mai.

      Comunque ero presente alla più rapida elaborazione del cordoglio che abbia mai visto, sulla scatola di Before Watchmen.

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  5. Ottimo numero, oramai ce lo siamo giocati il povero Rick, ha perso un pò della tonalità dei numeri precedenti ma rimane sempre un signor fumetto! Che poi il fumetto non punta più sugli zombie ma sul rapporto umano all'interno della comunità, ed è stato così già da un bel pezzo.

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