lunedì 26 novembre 2012

La leggenda del vento - Stephen King; "Il mondo ha un titolo e c'è sempre una fine"


Premetto: per me La Torre Nera è LA saga fantasy per eccellenza. Senza dilungarmi troppo sullo sperticare lodi in una saga che ormai conoscono pure i sassi, dico solo che, per quanto mi riguarda, mescolare il post-apocalittico, al western, al fantasy e abbondare con i riferimenti pop (compresi quelli alle altre opere del Re), è una ricetta perfetta. Sono talmente affezionato all'opera (e l'ho studiata allo sfinimento qualche anno fa) che l'idea di un romanzo aggiuntivo che si inserisse tra il quarto e il quinto libro - i due meno riusciti, per quanto mi riguarda - suonava come una stonatura. Nonostante questo ho comprato all'uscita, un paio di settimane fa, La leggenda del vento con grandi, inevitabili, aspettative. D'altronde succede sempre quando compri un libro scritto da uno dei tuoi autori preferiti, no? [...]


La leggenda del vento racconta della Starkblast, una tempesta così potente che quando arriva si è costretti a mettersi al riparo e aspettare che passi, perché affrontarla significa morire. In realtà il libro racconta di tre Starkblast, e lo fa sfruttando lo stratagemma del metaromanzo infilando, come nel gioco delle scatole cinesi, un racconto in un racconto. Del tipo: Roland racconta della sua seconda missione da pistolero, quando fu costretto dalla Starkblast a raccontare a un bambino rimasto orfano la storia che dà il titolo al libro. È un espediente simpatico per introdurre le due parti che compongono il libro (oltre alla risibile parte iniziale e finale ambientate effettivamente nel quando tra La sfera del buio e I lupi del Calla): Lo Skin-Man e La leggenda del vento. La prima è una storia sulla giovinezza di Roland nel periodo immediatamente successivo al suo ritorno da Mejis; l'altra -indubbiamente la parte principale del romanzo- è una fiaba del Medio-Mondo. Una fiaba che Gabrielle Deschain raccontava sempre a suo figlio Roland.


Lo Skin-Man è, a dire la verità, niente di speciale. A me non fece impazzire nemmeno la storia de La Sfera del buio, sempre focalizzata sull'adolescenza di Roland, ma lì, almeno c'era una profondità diversa (e dei comprimari come Alain e Cuthbert che erano ottimi). Questa storia è un po' un mezzuccio per arrivare al cuore del romanzo. Infatti, una volta chiuso il capitolo La leggenda del vento, la storia dello Skin Man (un essere umano che ha la capacità di trasformarsi a piacimento in un animale, una specie di licantropo ma che può assumere diverse forme), viene chiusa frettolosamente. E poi la simpatia di Jamie De Curry è travolgente: riesce a non proferire parola per decine e decine di pagine.
La leggenda del vento alza di brutto il livello del romanzo (che, parliamoci chiaro, altrimenti sarebbe stato una presa in giro), proponendo una storia che anche se ha il sapore di favoletta è scritta bene e sfrutta alcuni elementi tipici del Medio-Mondo per offrire una edizione rivista e corretta della favola classica. Suggestiva e memorabile la parte finale, alla quale infatti si è deciso di concedere la copertina, e gustoso l'intreccio di generi che la compongono che vanno dal fantasy puro, al giallo passando per l'horror.


Nonostante la parte centrale e corposa dedicata alla favola, il libro in sé rimane un pochino debole. Intendiamoci: è una lettura di qualità e fa sempre piacere tornare ad abbracciare Roland, Susannah, Eddie, Jake e Oy, ma fondamentalmente, com'era intuibile dalle intenzioni iniziali, non aggiunge nulla a quanto già visto nella saga. Roland non spicca, gli altri del gruppo vengono appena citati, e la storia poteva essere inserita tranquillamente in un libro di racconti brevi, com'è stato fatto per Le piccole sorelle di Eluria, prologo a L'ultimo Cavaliere inserito in Tutto è fatidico.
Un paio di cose prima di chiudere: nell'introduzione viene detto che il romanzo è perfettamente leggibile da chi non ha mai letto la saga: falso. Per una buona metà non ci capirete nulla, e per l'altra vi perderete i riferimenti al Medio-Mondo (i pistoleri, il modo di parlare, l'ambientazione) rendendo di fatto inutile tutta l'esperienza di lettura. L'altra cosa: l'edizione italiana è buona, anche se si è deciso di inserire un valore di spazio di interlinea mostruoso (tanto per riempire trecento pagine a uffo), ma i venti euro dovrebbero chiederli col passamontagna calato sulla faccia.
In definitiva: una bella favola, quando finalmente ci si arriva, e un'occasione un po' così alla buona per rivedere gli amici di un tempo. Non da consigliare assolutamente, però, se proprio siete in astinenza da Torre Nera...
Per chi non l'avesse ancora fatto: leggete la saga principale, che quella sì che merita. Aye.
Lunghi giorni e piacevoli notti.

1 commento:

  1. Non ho letto la serie ma.. 20 euro per 300 pagine spaziate? srsly.

    Uno ci prova a sostenere la carta stampata, ma se fanno di queste genialate è dura.

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