giovedì 28 marzo 2013

American Horror Story: Asylum - Orrore un tanto al chilo


In questa primavera sospirosa e deprimente come ogni primavera, contando i giorni che mancano alla season premiere della terza stagione di Game of Thrones, ho pensato bene di spararmi tutta la seconda stagione di American Horror Story. La prima, quella della casa fantasma un po' Amityville Horror un po' Shining, a parte qualche svarione regalato ai posteri per una eccessiva voglia di inzeppare la casa di ogni sorta di fantasma, aveva portato a casa un risultato discreto. In Asylum torna parte del cast "storico", ma sopratutto Jessica Lange che è tra le uniche cose fenomenali della serie (lei e la sigla, a dire la verità, che è ancora più disturbante di quella splendida della prima stagione). Il resto è un gigantesco, imbarazzante, pastiche. Un ciondolante mostro di Frankenstein costruito al risparmio (di idee). [...]



Lo scenario è semplicissimo: manicomio americano, primi anni sessanta. Lana Winters è una giornalista che vuole scrivere di Bloody Face, un killer che è stato rinchiuso nel sanatorio. Suor Jude glielo impedisce e, quando l'insistenza di Lana si fa troppo pressante, la suora scopre dell'omosessualità della giornalista e la fa internare. Di lì Lana conosce tutta una serie di personaggi, pazienti del manicomio degli orrori e non, che la catapultano in un (centomila, in realtà) film dell'orrore.
Laddove l'incipit sembra interessante, e lo sarebbe stato ancora di più se effettivamente si fosse limitato a quanto vi ho appena raccontato, il risultato finale è ipertrofico già dalla prima puntata.
Si inizia con uno spezzone ambientato ai giorni nostri, con questi due poveri idioti che decidono di visitare il diroccato edificio dove una volta sorgeva il sanatorio. E poi Si passa al presunto rapimento subito da uno dei personaggi principali (Evan Peters, che nella prima stagione faceva Tate, il ragazzino che faceva il verso alle stragi nelle scuole americane, e non ve lo ricordate?) da parte di una razza aliena curiosa dell'anatomia umana. E poi si arriva a Suor Jude che in realtà è una gran porca e si vorrebbe fare il monsignore. E poi il dottore pazzo del sanatorio che rapisce i pazienti senza famiglia per effettuare i suoi folli esperimenti. E poi gli esperimenti del dottore con gli esseri umani trasformati in cannibali. E poi viene fuori che il dottore era un nazista. E poi un ragazzino posseduto dal diavolo viene portato nel sanatorio e trasferisce il demone in una delle suore dell'ospedale. E che cazzo!
In quattro puntate American Horror Story Asylum apre trecento parentesi, deflagra quella sottile barriera che dovrebbe crearsi quando si vede un'opera di fiction horror, quel senso dell'inquietudine del: "potrei anche crederci". Perché passino i cannibali, i nazisti, il diavolo, i serial killer, i manicomi dell'orrore, i dottori pazzi e le suore corrotte, ma gli alieni no. Gli alieni, no.



Purtroppo, almeno per i miei gusti, Asylum non riesce mai a decidere una direzione da intraprendere. Ci prova nel finale ma sbrodola in una serie di momenti di stanca che lasciano intendere la pochezza dell'idea di fondo e l'elasticità di un intreccio che sembra pensato puntata per puntata. L'ultimissima, addirittura autocelebrativa (com'era capitato anche nella prima stagione; pare che ogni volta gli autori ne scrivano una in meno e poi si debbano ingegnare per riempire la tredicesima puntata) e fuori contesto, tradisce perfino quel gusto misterioso che animava la serie cercando di trasformare tutto in melassa.
Mi rendo conto di parlarne malissimo, però American Horror Story: Asylum si lascia guardare piacevolmente, a patto di spegnere il cervello e godersi gli spettacoli grandguignoleschi architettati ai danni dei personaggi che sono costretti ad affrontare ogni tipo di situazione imbarazzante, dolorosa e al limite del mostrabile in televisione. Ha una regia audace (anche se fin troppo frammentata per i miei gusti), una serie di puntate ben realizzate e dai temi non banali. Gode di una scelta dei brani più azzeccata che mai (il requiem di Dominique rimane in mente a ogni costo) e di un livello di gore notevole. Certo, rimane l'amaro in bocca perché ognuna di queste caratteristiche è al servizio di una storiella troppo ambiziosa per risultare efficace, che di certo perde il confronto con una prima stagione più quadrata.
È stata già confermata la terza stagione. Questa volta i dinosauri e i ninja robot non ce li toglie nessuno.

6 commenti:

  1. Forza che sono rimasti solo tre, lunghissimi, giorni.

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    1. Pensa poi ai sette che passano tra una puntata e l'altra!

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  2. Ma poi hai capito che cazzo era quel pipistrello enorme che si vedeva nelle prime puntate? La prima stagione era stupenda, questa nemmeno decente per come la vedo io :(

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    1. Macché. A un certo punto ho smesso di farmi domande.

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  3. Troppa carne al fuoco, ammetto di averla seguita con molta fatica questa stagione.
    Qualche storyline in meno non avrebbe guastato, speriamo nella prossima dove a quanto pare saranno ancora le donne indiscusse protagoniste. :-)
    Menzione per la canzone Dominique che è stato un tormentone per alcune settimane tanto da averla usata come suoneria nel mio cellulare.

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  4. Sto seguendo la serie su Sky, quindi ancora deve finire. Per quanto mi riguarda la serie è partita benissimo, addirittura la preferivo alla prima (tranne per gli alieni, ogni volta faccio finta di non aver visto), ma dalla seconda metà la sensazione del riciclo è fortissima. Curiosissimo per il finale, spero non sia una cosa del tipo "è stato tutto un sogno" o robetta simile :P

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