mercoledì 31 luglio 2013

Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi - Vita di David Foster Wallce - D.T. Max


L'estate è subdola: ti promette un sacco di tempo libero e poi quel tempo passa e di libero non ha proprio niente. Quindi mi ritrovo adesso, a quasi un mese dall'ultimo articolo, a scrivere su Panino dopo un periodo un po' particolare. Spero di sapere ancora scrivere due righe in croce, e spero di saperlo ancora fare in modo decente, visto che l'argomento di oggi mi sta parecchio a cuore.

Qualunque persona che segue Panino o che mi conosce personalmente, sa dell'amore che provo verso David Foster Wallace. Scrissi un articolo un secolo e mezzo fa, in occasione dell'anniversario della sua scomparsa. Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi, oltre a essere una bellissima citazione proveniente dal suo lavoro incompiuto, Il Re Pallido, è anche il titolo di questa biografia che racconta tutta la vita dello scrittore del Midwest. [...]

Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi in realtà non racconta niente che un lettore affezionato di Wallace non sappia già. Questo perché DFW era uno scrittore perfettamente in grado di raccontare se stesso e tutte le idiosincrasie che lo animavano in quello che scriveva: tanto nella fiction quanto nella non-fiction. I suoi personaggi sono sempre inquadrati in un contesto (una prigione?) che non permette loro di scappare da un certo grado di tristezza, rassegnata ma grossomodo ironica, che li definisce e, confrontando il tutto con le esperienze dell'autore nei saggi, ci vuole davvero poco a capire che DFW raccontava di lui, sempre.
Ogni storia d'amore... fornisce semplicemente un quadro ordinato della cosa. Lo fa con grande umanità e una penna piuttosto felice (D.T.Max è un giornalista del New York Times Magazine), e soprattutto affrontando le cose in modo esatto e non patetico. La storia di Wallace è travagliata e lui stesso era un tipo del tutto particolare, perennemente in lotta tra la sua intelligenza fuori dal comune e tutta una serie di irrisolti con se stesso che lo tormentavano, ma il tono di D.T.Max è sempre perfetto: distaccato ma mai così tanto dal non farti provare empatia per l'oggetto della sua tesi. In realtà leggendo il libro il legame che si forma col "personaggio" DFW è così forte da farti sprofondare in una crisi depressiva in concomitanza con le crisi dello scrittore. C'è, azzeccatissima, quella stessa nota persistente di tristezza e malinconia in tutto il libro che anima ognuna delle opere di Wallace, perfino quelle in cui poi, alla fine, ridi di gusto (Una cosa divertente che non farò mai più), e allo stesso tempo, quando ti rendi conto che l'epilogo della storia è ben noto, ti piglia un magone e vorresti non arrivare mai alla fine.
D'altronde il malessere è costante in tutto il libro: Wallace non riusciva mai realmente a essere soddisfatto del proprio lavoro. Nelle fasi della vita che vengono esaminate nella biografia (essenzialmente pre e post disintossicazione) lo stile dell'autore cambiò radicalmente, passando da una malsana competizione con il se stesso erudito fino a una completa sincerità e devozione per il lettore, non trovando mai l'equilibrio che gli permettesse di venire a patti con quello che sfornava.

L'unico difetto che riesco a trovare in un lavoro che altrimenti è perfetto è una parte finale non accurata come il resto. Il punto centrale del lavoro rimane il rapporto di Wallace con il suo capolavoro, Infinite Jest, che lo impegnò per un decennio prima di vedere finalmente la luce. La parte migliore è proprio lo studio del romanzo: le origini, le fonti d'ispirazione, i riverberi della figura di Wallace in tutti i personaggi del racconto, in Hal Incandenza o in Don Gately. Le similitudini tra la madre di Wallace e la figura ambigua di Avril Incandenza. La difficoltà nello gestire una fama esplosa in modo improvviso e in buona parte grazie alla campagna promozionale che la Little, Brown architettò per il romanzo (campagna promozionale che, in quanto pubblicità, era del tutto parte della critica feroce che il romanzo intendeva portare avanti).
Nelle quasi cinquecento pagine del libro c'è condensata buona parte delle angosce di una vita complicata e conflittuale come quella di DFW: la sua lotta continua con i lavori che amava per un periodo e poi detestava, lo stesso rapporto lampo che intratteneva con le donne, i suoi irrisolti famigliari, l'impossibilità di portare a termine un progetto come Il Re Pallido, l'amicizia con Costello, De Lillo e l'agente Bonnie Nadell.
È una biografia che vi consiglio fortemente nel caso vogliate conoscere un po' meglio il mondo -tutt'altro che felice- di un autore che è passato alla storia come una delle menti più brillanti della sua generazione.
Non una lettura facile (stilisticamente è perfetto, si legge che è un piacere, ma leggendolo si deve far pace col concetto che esistono una tristezza e un'insoddisfazione così profonde da cui non si può fuggire per sempre), ma obbligata per chi, come me, ha imparato tanto dallo stile letterario di quest'uomo ed è affascinato da una figura che continua a vivere nei suoi malinconici e bellissimi personaggi.

2 commenti:

  1. Di lui ho letto "La scopa del sistema" e sono rimasto impigliato nel turbinio di stili di "Infinite Jets" che ho in programma di riprendere un giorno.
    Cosa consigli ad un babbano di Wallace da leggere prima di passare a IJ?

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    Risposte
    1. Una cosa divertente che non farò mai più - Tennis, TV, trigonometria e tornado, per quanto riguarda i saggi che ha scritto.

      La ragazza dai capelli strani e Questa è l'acqua per i racconti brevi :)

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