martedì 10 settembre 2013

Il fight club del libro - mi bacerà e il mio naso e il mio nome non conteranno più nulla


L'estate se ne va. Mentre scrivo queste righe, fuori dalla mia finestra un temporale si prepara a prendere a schiaffoni le calde giornate appena trascorse. Per fortuna: io odio l'estate. L'unica cosa che mi mancherà saranno i pomeriggi spesi a leggere. Che poi comunque è una cosa che faccio anche d'inverno, quindi a ragion veduta non mi mancherà niente dell'estate. Ah, sì: il cocomero. Se trovassero un modo per coltivare dei buoni cocomeri anche d'inverno allora tra me e l'estate sarebbe una rottura definitiva.
Comunque, tornando a noi, negli ultimi giorni in cui non ci siamo sentiti ho finito di leggere un paio di libri, prima che Minimum Fax e Einaudi si ricordassero di poter spremere ancora una volta la memoria di D.F.Wallace facendo uscire due libri postumi (uno di interviste, che sto leggendo, e uno di saggi) proprio in questi giorni. [...]


In senso inverso - P.K. Dick

Il mio rapporto burrascoso con Dick (ahah!) lo conoscete. L'ho sempre trovato un uomo con delle idee grandiose ma uno scrittore non così grandioso. Fanno eccezione un paio di lavori suoi, tra quelli che ho letto (Scorrete lacrime, disse il poliziotto e La Penultima verità sono due capolavori), ma generalmente trovo che la sua prosa non riesca ad andare dietro all'idea -praticamente sempre geniale- del racconto. 'Gna fa.
In senso inverso è un bellissimo romanzo di fantascienza che però non lascia il segno del morso come fanno i titoli sopracitati. Racconta di come per via di un fenomeno fisico chiamato Fase Hobart il tempo abbia cominciato a scorrere al contrario: i morti tornano in vita, la gente rigurgita cibo anziché mangiarlo, sputa caffè invece di berlo o si saluta con un bel: "Addio". In questo contesto, l'Anarca Peak deceduto leader spirituale e santone universalmente riconosciuto, sta per tornare in vita e, Sebastian, protagonista del romanzo nonché proprietario di un vitarium (strutture che si occupano della riesumazione dei vivi), deve fare i conti con le diverse fazioni che vorrebbero usare l'influenza e la conoscenza della figura religiosa. Le intuizioni geniali non mancano (le persone ringiovaniscono invece di invecchiare e, quando tornano embrioni devono essere iniettati nell'utero di una donna che deve trovare un uomo con cui accoppiarsi per condividere il dono), e nemmeno i sottesti politici e sociali che Dick inserisce sempre nei suoi romanzi. In realtà In senso inverso non ha grossi difetti, solo non ha la scintilla che te lo fa amare. È consigliato ma non imperdibile.

Lamento di Portnoy - Philip Roth

Roth, invece, lo adoro. Lamento di Portnoy è la confessione di Alexander Portnoy al suo psicanalista. Decisamente diverso dagli altri romanzi di Roth che ho letto, molto più ironico, divertente, anche se permane quel sottofondo di tristezza spietata che caratterizza i suoi lavori.
Il filo conduttore sembra essere sempre lo stesso: è impossibile conoscere a fondo qualcuno, riuscire a capirlo, nemmeno sviscerando i propri ricordi o le proprie influenze come fa Alex nel libro.
Portnoy, ebreo, nevrotico, erotomane racconta delle disperate relazioni sessuali che ha intrattenuto con le diverse partner della sua vita. Dell'influenza della sua educazione, della figura ingombrante della madre e di quella insignificante del padre. Delle idiosincrasie della cultura ebraica (che spesso dileggia ma alla quale altre volte si aggrappa) e della disperata ricerca di una normalità, specialmente in ambito sentimentale, che però non riesce mai a raggiungere perché la sua parte istintiva è estremamente più forte di quella razionale.
Non è Pastorale Americana (nessun libro è Pastorale Americana, sigh), ma è un romanzo divertente, che in un paio di passaggi fa proprio sghignazzare e in altri è capace di toccarti il cuore per la disperazione di quest'ometto potente ma patetico.

3 commenti:

  1. Di Dick ho letto solo La Svastica Sul Sole.
    E la penso come te: idea geniale ma sviluppata così così.. Della serie "il ragazzo ha le capacità ma non si applica".
    Nemesi di Roth invece non mi è piaciuto.
    Per quanto riguarda Dick, ho deciso che merita sicuramente un'altra possibilità e ho già preso l'ebook de La Penultima Verità.
    Su pastorale Americana, invece, non ho ancora deciso....

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    1. Io ne ho letti diversi, penso una decina, di Dick. Gli unici che trovo davvero inappuntabili sono quei due. Per gli altri mi è sempre rimasto l'amaro in bocca.
      Pastorale Americana, per me, è uno di quei libri che ti cambia la vita :D Poi, ovviamente, è una cosa molto soggettiva però te lo consiglio fortemente.

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  2. Credevo di essere l'unico uomo sulla terra ad avere un grande desiderio di Dick ma a non riuscire ad andare, generalmente, dopo la quindicesima pagina.
    I plot sono illuminati come ad un Asimov Acido...PECCATO!
    Auspicherei delle riedizioni delle idee di Dick stese da un vero scrittore...

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