venerdì 9 maggio 2014

Gomorra - La Serie (i primi due episodi credo non troppo autorizzati da Genny)


Poco tempo questa settimana! Il fatto è che ho dovuto preparare un esame al volo e quindi sono stato un po' molto impegnato tutti i giorni. Sì, grazie, è andato bene in una scala da zero a bellodemamma. Comunque sono riuscito a mettermi in pari con Game of Thrones (settimana prossima arriva un recap molto veloce su metà stagione) e a vedere le prime due puntate andate in onda della serie Gomorra, su Sky Atlantic. Ora, Gomorra, La Serie, è prodotta dagli stessi ometti che ci portarono Romanzo Criminale; non solo, perché è pure diretta nella quasi interezza (otto episodi sui dodici totali) da Sollima. Visto che il qui presente fece lo schizzignoso con la serie del Libanese (gnè gnè è roba italiana, che schifo) salvo poi redimersi qualche tempo dopo, urlando al miracolo, questa volta s'è deciso di risparmiarsi la figura da cioccolataio e vederla al momento giusto.
Prima che mi dimentichi: il nostro amico Alessandro (un abbraccio accaldato) ha scritto la sua a proposito di questi primi due episodi su The Shelter, e questa sera alle 21 va online uno speciale dedicato al cinema criminale italiano. Quindi non ve lo perdete.


Dicevamo, Gomorra ovviamente prende spunto dal romanzo inchiesta di Saviano. Lo fa però in modo diverso rispetto al film, concentrandosi su un solo episodio, probabilmente quello più adatto a mettere giù una crime story come si deve che non abbia alcuna finalità pedagogica.
Il mio rapporto col film è ottimo: per me è un capolavoro. Nelle due ore che Garrone ha perfidamente confezionato mi sono sentito all'inferno: tra palazzoni fatiscenti e persone con cui non vorresti mai avere a che fare. Quello di Gomorra, il film, è un incubo orchestrato col massimo della maestria, una gabbia dove chi urla più forte ha ragione ma tutti sottostanno a un'entità strisciante, silenziosa e potentissima. Come nella Cinisi de I Cento Passi, in Gomorra però il male sembra aver attaccato gli edifici stessi, contaminato l'aria che si respira, aver distrutto ogni speranza. È un film nero, senza alcun personaggio positivo, senza spazio per nessun sentimento che non sia l'ansia o la paura. E il desiderio di trovarsi ovunque nel mondo, tranne che lì, in quel posto alieno dove ti tocca perfino seguire i sottotitoli per comprendere la lingua con la quale comunicano.


Nella serie quel senso di ansia è mantenuto: palazzi putridi, il senso di una forza silenziosa ma letale. La paura costante che un'esplosione di violenza possa cancellare via tutto quello che vedi sullo schermo. Non solo però, perché se il film si concentrava sulla sensazione di malessere costante che una situazione al degrado voleva trasmetterti, la serie TV tende più che altro a costruire una storia di criminalità che sia prima di tutto intrattenimento: un racconto pulp che ovviamente strizza l'occhio ai grandi maestri del genere e che si rifà allo stile consolidato di un regista che con Romanzo Criminale si è dimostrato in grado di gestire alla grande quelle situazioni.
La trama segue le vicende di Ciro, detto L'immortale, al soldo di Don Pietro Savastano, boss della Camorra. Le situazioni che si intrecciano sono diverse: il rapporto tra Ciro e Don Pietro, il dilemma del boss alle prese con un figlio (Genny, che è pure carogna sì, ma non quella Carogna lì) che è un inetto e che dovrebbe raccogliere la sua eredità. L'iniziazione di Genny che viene affidata a Ciro. Intorno a questo ruotano una serie di criminali, di situazioni che, di nuovo, non hanno alcun tipo di finalità se non quella votata all'intrattenimento e alla creazione di un racconto pulp che sia convincente. Solito ottimo montaggio sonoro (che se riesci a inserire bene e far risultare ascoltabili e coerenti le canzoni neomelodiche allora sei un grosso), e regia a livelli pazzeschi.
Ancora una volta, come per le vicende del Libanese, il miglior complimento che si possa fare a Gomorra - La Serie è che non sembra un prodotto italiano. È fin troppo curato, per nulla edulcorato (c'è una scena di violenza nel secondo episodio atroce), assomiglia ai Pusher di Refn nelle atmosfere marce (perfino in alcune scelte estetiche), nei personaggi senza pietà, ormai inumani, insensibili non solo alla violenza che provocano ma perfino a quella che subiscono. E poi, banalmente, succede un mucchio di roba in due episodi, ha un ritmo vertiginoso.
In pratica è una serie TV che vale assolutamente la pena di seguire. Probabilmente è uno di quei nomi che aggiungerò alla lista delle serie italiane che vale la pena di vedere. Una lista dove fino a oggi figuravano solo Boris e Romanzo Criminale.

4 commenti:

  1. Ieri l'ho visto, dopo il consiglio di Sommobuta.
    Non me lo aspettavo così... come dire... per ora è promosso!

    RispondiElimina
  2. Il film l'ho odiato!
    Il libro anche!
    Alla serie visto che ne parli così bene darò una possibilità!

    P.S.

    Hai sentito il discorso davanti al nero cancello la mattina dell'esame?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah, a proposito di "roba" italiana, se non l'hai fatto ti consiglio di vedere la fiction sul mostro di Firenze, secondo me molto ben fatta!

      Elimina
    2. Ahahah no! Ero abbastanza preparato!

      La fiction sul mostro di Firenze mi manca! Gli do un'occhiata appena posso.

      Elimina

Condividi!