giovedì 2 aprile 2015

Revival, Stephen King tra Mary Shelley e Lovecraft: è un centro pieno


All'inizio del nuovo romanzo del Re, quel Revival con copertina sobria catarifrangente che pare uno dei Piccoli Brividi e ti aspetteresti gli adesivi puzzolenti alla fine, il caro zio Steve dedica il libro alle sue fonti d'ispirazione. Tra queste figurano ovviamente Mary Shelley e H.P. Lovecraft (manca invece incredibilmente un riferimento a Matheson). Certo, lì per lì, leggendolo la prima volta il pensiero è che dopo più di sessanta romanzi il buon King abbia semplicemente finito le persone a cui dedicare i suoi libri e, pur di non ricorrere ai biscugini, abbia deciso piuttosto di ringraziare pubblicamente i suoi mentori.
A libro concluso invece la sensazione è diversa. Revival è forse uno dei suoi romanzi più influenzati dal lavoro dei due geni sopraccitati che, ovviamente, hanno infestato tutta la sua produzione (e tutta la letteratura di genere, in realtà, non solo quella del Re), ma che qui tornano con grande forza, e riferimenti davvero precisi che è impossibile ignorare, trasformando Revival in un libro davvero imperdibile. Chiaro e tondo, per urlarlo al mondo e al me stesso di qualche giorno fa che scuoteva la testa sconsolato aspettandosi l'ennesima amarognola delusione: Revival è il miglior libro di King dai tempi di 22/11/'63. Non solo: Revival (nel finale) è il miglior racconto horror di King da un mucchio di tempo, forse addirittura da un decennio a questa parte. Oh, sì, ecco da quando: da quel meraviglioso racconto, N, contenuto in Al Crepuscolo, di sette anni fa.


Revival è la storia di Jamie Morton e Charles Jacob. Il primo è un musicista nato e cresciuto in una provincia del Maine, in una famiglia molto religiosa e numerosa. Il secondo è un ex-pastore che, affascinato dalla forza dell'elettricità, si trova a effettuare i suoi esperimenti sotto forma di spettacoli itineranti e, in seguito, come un santone che guarisce gli infermi grazie alla forza divina.
I due si conoscono quando Jamie è un bambino e Charlie arriva nella piccola provincia per prendere il posto del vecchio pastore. Tra loro si forma un legame fortissimo (e commovente, davvero) che, in circostanze molto meno piacevoli li terrà legati per tutta la vita.
La prima parte del romanzo è dedicata proprio all'incontro tra i due, alla nascita del rapporto di amicizia che li lega e alla presentazione delle favolose invenzioni del religioso. È un inizio splendido, l'incipit, inteso proprio come le prime righe, non è fenomenale ma ben presto la scrittura fitta e avvolgente di King si fa strada fino al cuore, parlandoti con grande sincerità e riuscendo nell'impresa di scioglierti, completamente, e lasciar calare ogni difesa alzata a prevenzione dell'ennesima possibile delusione. King ha una forza incredibile nel riuscire a descrivere i rapporti e i posti dove inizia la sua storia. Ti sembra di annusare nell'aria la calura estiva, ti sembra di respirare la terra che il vento alza e di sentire sotto i polpastrelli la sabbia con cui il piccolo Jamie gioca.
La seconda parte del romanzo è meno morbida, d'altronde le storie d'infanzia di King sanno sempre farmi venire i lucciconi, e Revival non fa eccezione e in un paio di momenti mi sono dovuto asciugare gli occhi. Jamie e Jacob prendono due strade diverse e si rincontrano, a metà percorso, due personalità ormai agli antipodi: Jamie è un tossicodipendente, Jacob è sulla strada di diventare un mad doctor talmente ossessionato dal potere segreto della elettricità da aver venduto l'anima. Il racconto prosegue, attraversando gli anni e portando a estreme conseguenze l'ossessione del vecchio religioso, fino al punto di non ritorno.

La produzione ultima del buon Stephen King è pervasa da malinconia. È un sentimento che, in realtà, è sempre stato motore dell'opera kinghiana, per questo le sue storie che parlano d'infanzia sono tanto magiche. Nelle ultime opere però, la malinconia s'è spostata temporalmente a un periodo della vita in cui l'infanzia ormai è davvero troppo lontana. Quello che il buon Stephen rimpiange è piuttosto la giovinezza che, in parte, è quella che appartiene al suo pubblico, eterogeneo e universale, ma che si è rinnovato ed è adesso formato da una pletora di ammirati trentenni e quarantenni.
Come era facile rivedere nel protagonista di Mr.Mercedes il suo autore, un detective fuori dal tempo funestato da una tecnologia che ormai è sempre più centrale in tutte le questioni fondanti dell'esistenza e che lui non è in grado di imbrigliare. È facile rivedere Steve in Jamie Morton: ex tossico, appassionato di musica, gli occhi di un blu spento, ormai in là con l'età ma che vorrebbe (e qui riesce, come in Mr.Mercedes) conquistare una bella giovane - LA giovinezza per eccellenza -. Jamie e Steve si rendono poi conto che l'idillio è bello che finito e che bisogna accettare l'impietoso tempo che avanza (quanto poco ci lascia il tempo) e fare il fagotto di tutti i ricordi (e quindi Revival è un continuo di personaggi ricorrenti attraverso le ere della vita).
Quest'ultimo lavoro è un po' la summa di questa deriva, ed è, in quanto tale, commovente e forte.
A differenza della recente produzione di King, quella non riuscita, Revival ha il grande pregio di essere sincero ed è nella sincerità e il rispetto verso il lettore che King trova quello che lo rende davvero un grande.

Ma Revival è un treno che fa più fermate, nel senso che non si accontenta di essere soltanto una splendida storia sullo scorrere del tempo e sull'inevitabilità dello stesso (discorso sviscerato alla grande in 22/11/'63), ma con un ghigno malefico e divertito, nel finale fa proprio paura. Mescolando le influenze del mad doctor per eccellenza (il dottor Frankenstein) crea un personaggio, quello di Jacob, ossessionato dalla vita, dalla morte e pervaso di un fuoco, quello che per i dottori pazzi è la condanna del troppo sapere, che lo porta alla follia. Ed è una strada che viene sapientemente srotolata lungo le cinquecento pagine del romanzo, una discesa graduale, mai forzata lungo un percorso che King e Jamie seguono a debita distanza prima di sbirciare in prima persona nelle pagine finali.
Da qui l'altra grande influenza, quel Lovecraft inevitabile quando si fa riferimento a Grandi Esseri che, segretamente, mistificano la realtà e decidono sulla vita e la morte degli esseri umani. Qua il richiamo è palesato dallo stesso King che fa riferimento diretto all'autore di Providence attraverso i suoi personaggi che scoprono le influenze che hanno portato alla stesura del Necronomicon, e gli avvenimenti nel finale riportano alla mente tanto lo strafamoso racconto Herbert West, Rianimatore quanto quelli del Ciclo di Chtulhu.
Inoltre King fa sempre riferimento alle atmosfere luttuose e soffocanti di un altro dei suoi romanzi più riusciti: Pet Sematary, dando una corporalità alla Morte, rendendola un personaggio vero e proprio.

C'è altro in Revival, che passa per l'influenza del breve romanzo Il  grande Dio Pan di Arthur Machen (che purtroppo qui in Italia è praticamente introvabile se non in formato elettronico) e l'autocitazione al racconto N, sempre squisitamente lovecraftiano. Revival è uno scrigno di Pandora, pieno di meraviglie e dannazione.
È bellissimo per me, e credetemi sulla parola, tornare a parlare in modo tanto appassionato e intenso di un romanzo del mio scrittore preferito, il mio primo amore, si potrebbe dire. Non succedeva da tanto tempo ed è una grande emozione.
Non dirò che Stephen King è tornato, un po' perché Revival ha il gusto di un miracolo, e un po' perché sono convinto che il Re non se ne sia mai andato via del tutto.
Fatevi un favore: uscite di casa e portatevi a casa il miglior romanzo di King degli ultimi anni.

4 commenti:

  1. Grandissimo, mi hai hyppato a mille! Non vedo l'ora!

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    1. Vai, è splendido! Sto scandagliando internet per cercare di recuperare Il Gran Dio Pan, ma incredibilmente non ce n'è traccia!

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  2. Cazzo, quanto quoto!
    Per me è il miglior King degli ultimi vent'anni, eppure posso dirti che nei vari gruppi del Re sulla rete, è un romanzo che ha diviso parecchio.
    Proprio per la sua natura intimista e un po' gotica.
    Probabilmente è un romanzo che piacerà agli appassionati della vecchia letteratura a cui si ispira, che agli amanti del suspence e dell'azione, anche perché oggettivamente non ha la spinta propulsiva di Pet Sem, It, Cujo ecc.ecc.
    Ma a me importa poco, io me lo sono gustato con immenso piacere. :-)

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    1. Guarda, trovo che King, quando segue queste riferimenti alti, raramente sbaglia. Quindi, mi aveva davvero già conquistato nelle prime 150 pagine, perché, di nuovo, gioca in casa con la famiglia e l'infanzia, ma appena ho capito dove sarebbe andato a parare mi ha mandato in estasi, davvero.
      Sono ancora scosso e felice! :D

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