giovedì 9 luglio 2015

I fatti nostri - Giugno: Uno studio in rosso (prima parte)


A belli di casa!
Lo so, sono stato fuori più del dovuto, e giustamente vi siete pure scocciati di aspettarmi. Ho partecipato alla penultima edizione di "esami universitari" indetta proprio in onore del caldo porco che sta meravigliosamente abbracciando la capitale. Quindi ho davvero passato le mie giornate tra lavoro e studio senza un attimo di tregua. Però, finalmente, la croce è finita (sono andati bene tutti gli esami, grazie) e ho un po' di tempo da dedicare al Panino.
Visto che nella placida estate non succede niente di incredibile (be, però, se aspettate un po' di giorni, tempo di confermare un paio di cose, e la notizia incredibile ve la do davvero! Prometto!), vi racconto un po' di quello che ho letto e giocato in questo periodo, così facciamo due chiacchiere e vi linko tutti gli articoli scritti sulla questione. Magari settimana prossima discutiamo un po' sulla seconda stagione di True Detective, che trovo davvero bella.

Dicevamo, iniziamo dai libri letti, solo che per imparare tutte le nozioni che mi sono servite per scippare un buon voto all'esame ho dovuto dimenticare persino i ricordi della prima comunione. Quindi me li ricordo un po così.

Il primo: Noi Marziani di Philip Dick.
Un grande Dick (risate dal pubblico), che racconta di questa colonia marziana, terra promessa e poi dimenticata, in cui gli abitanti illusi da le pubblicità che indicavano in Marte il nuovo paradiso terrestre si trovano a fare i conti con la realtà. E la realtà è fatta da condizioni di lavoro precarie, avidi criminali senza scrupoli che si spartiscono il contrabbando dalla Terra, sindacalisti incattiviti che vorrebbero allungare le mani sul potere, quello vero, e per farlo non si fermano nemmeno davanti alle pratiche etiche meno accettabili. In più Philippone ci infila un personaggio meraviglioso: Manfred, ragazzino autistico e schizofrenico che tenuto rinchiuso in una casa di cura, allontanato come tutti i diversi della società, e poi sfruttato per le sue straordinarie capacità. Manfred ha una concezione del tempo tutta sua e riesce a scivolare avanti e indietro nel futuro e nel passato.
Dick costruisce questa iperbole dell'imperialismo americano (qua umano), raccontando di una landa deserta e sovrasfruttata, spogliata di ogni tradizione e sacralità, I bleekman —gli indiani marziani— sono costretti alla scelta di piegarsi alla politica dell'umano, al sogno americano della conquista degli spazi, oppure a vagare nella loro terra che muore, affrontando estenuanti pellegrinaggi.
Bello e schizzato, Noi Marziani, è un romanzo che difficilmente dimenticherete.

Il secondo: L'Uomo dai Denti tutti uguali, sempre di Philip Dick (ve l'avevo già detto ma c'è stato questo periodo in cui ho recuperato compulsivamente tutti i suoi romanzi editi da Fanucci). E' un romanzo non di fantascienza: in questi States degli anni '50 travolti da i cambiamenti di una società in cui il ruolo della donna è in piena evoluzione, i due protagonisti (un grafico pubblicitario in piena crisi identitaria da quando sua moglie ha cominciato a lavorare nel suo stesso posto di lavoro, e un agente immobiliare mosso dal desiderio di notorietà) si fanno guerra mossi da ostilità  reciproca.
Si fanno i dispettucoli finché il grafico pubblicitario con la mania degli scherzi non si spinge troppo in là: fabbrica un teschio di Neanderthal e lo seppellisce nel terreno dell'altro. Solo che i rilevamenti sull'autenticità del teschio danno risultati inaspettati.
È un romanzo particolare, in cui i personaggi sono, a loro modo, tutti disgustosi rappresentanti di questa America bianchissima e borghese: il primo screzio tra i due avviene quando il grafico invita in casa il suo meccanico, un afroamericano, e l'agente immobiliare perde il suo contratto perché nel suo quartiere è stato visto "un negro".
Strano e interessante leggere Dick a confronto con un intreccio senza slanci fantascientifici, intento invece a dipingere un'epoca di grandi cambiamenti in cui i ruoli si piegano e confondono personaggi tanto piccoli.

Terzo e ultimo: Sotto Controllo di Glenn Greenwald. Premio Pulitzer duemilaquattordici, mica cazzi.
È la vicenda di Edward Snowden. Mi sono appassionato alla cosa dopo aver visto lo splendido documentario di Laura Poitras (Citizenfour), collega di Greenwald,
Il libro di Greenwald si divide in tre fasi: la prima fase è quella del contatto, a dir poco problematico, con il giovane e coraggioso informatore, la seconda è l'incontro (ed è il momento in cui libro e documentario si fondono in un bellissimo gioco di rimandi), e infine c'è il momento delle rivelazioni. Se non conoscete la vicenda informatevi, specialmente se vi interessano i grandi scandali americani e l'attivismo che Wikileaks e Assange stanno cercando di portare avanti.
Il libro è sicuramente ben scritto, ogni tanto diventa fin troppo dettagliato e la prosa si perde in un insistente caccia al dettaglio propria piuttosto del linguaggio giornalistico. In questi frangenti Sotto Controllo, sembra un reportage giornalistico, cosa che effettivamente è.
L'immagine di Snowden che viene fuori è chiara, interessante e risoluta: una sorta di eroe moderno che ha rischiato la sicurezza della sua stessa vita per amore della libertà di pensiero.
E recuperate Citizenfour, quello sì è davvero imperdibile.

2 commenti:

  1. Ciao Fabio! Avendo letto solo "Do androids dream of electric sheep?", avresti qualche consiglio da darmi per districarmi fra la produzione letteraria di Dick?

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  2. Ciao Edoardo! I suoi romanzi che mi sono piaciuti di più, a parte "Ma gli androidi...", sono "Scorrete lacrime, disse il poliziotto", "La penultima verità" e "i Simulacri". Se cerchi nel blog trovi delle mini recensioni di tutti e tre! :D

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